Documenti ed Atti
XII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00239 presentata da PARLATO ANTONIO (ALLENZA NAZIONALE - MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO) in data 19940429
Ai Ministri della sanita' e dell'industria, commercio e artigianato ed incaricato e per le funzioni connesse al riordinamento delle partecipazioni statali. - Per conoscere - premesso che: il primo dei firmatari della presente interrogazione e' stato tra coloro che a piu' riprese hanno denunciato la colonizzazione del settore agro-alimentare italiano da parte di aziende multinazionali sottolineando che il comparto, se non addirittura strategico per l'economia di un popolo, era almeno da considerarsi di primario interesse; contemporaneamente peraltro un altro comparto, quello farmaceutico, che ad avviso dell'interrogante deve considerarsi anche esso strategico riflettendosi, come dalla alimentazione cosi' dalla sanita', direttamente sul benessere del popolo, e' caduto nelle mani straniere; l'ultimo episodio sul quale il Governo non ha mosso un dito e' stato quello relativo alla vendita della Farmitalia Carlo Erba, del gruppo Montedison-Ferruzzi, alla azienda svedese Kabi Pharmacia per 2.600 miliardi; con tale vendita la percentuale di proprieta' dell'industria farmaceutica italiana e' salita al 65 per cento; in precedenza infatti vi erano stati i passaggi - del totale o della maggioranza del capitale - della Lepetit alla Dow, della Manetti & Roberts alla inglese Beecham, della Bonomelli e della Italchelmi alla inglese Glaxo, dell'Istituto Chemioterapico Italiano alla tedesca Scharz, della Zambeletti ancora all'inglese Beecham, della Sharper alla francese Roussel, della Pierrel alla svedese Fermenta, della Maggioni alla statunitense Winthrop, della LPB alla svizzera Sandoz, della Sclavo alle statunitensi Ciba e Chiron, della Sigurta' alla tedesca Bayropharm, della Selvi 3M alla francese Lirca Synthelabo, della Camillo Corvi alla francese Roussel Uclaf, della Pagni alla statunitense Parke Davis, della Chemil alla belga UCB, della Serono OTC e della Kelopharma alla statunitense Home Products, ed ancora molti altri, per non parlare di un controllo estero della produzione e del mercato che giunge all'85 per cento se si conteggiano i prodotti realizzati in Italia su licenza e brevetti esteri; anche la ricerca vede le aziende italiane spendere solo il 10,3 per cento dei ricavi a fronte del 14,8 per cento delle aziende farmaceutiche francesi, del 16,1 di quelle tedesche, del 18,3 delle statunitensi; tutte le aziende italiane messe insieme non spendono, per capire meglio il fenomeno (anche perche' manca una politica di detassazione degli utili reinvestiti nella ricerca), quanto investe in ricerca - 1.500 miliardi - la sola Glaxo Holdings... -: quale sia il giudizio del Governo su tali dismissioni della proprieta' nazionale delle aziende farmaceutiche, sulla colonizzazione estera della produzione e del mercato, sulle malattie della ricerca farmaceutica effettuata in Italia e quali nuove diverse politiche voglia stimolare e con quali metodologie. Quanto precede anche in relazione all'atto ispettivo di uguale contenuto, restato privo di riscontro nella undicesima legislatura, n. 4-19232 del 26 ottobre 1993. (4-00239)
Si risponde per delega della Presidenza del Consiglio dei ministri. La problematica, sollevata nel testo dell'interrogazione e relativa alla presenza di imprese estere nel nostro mercato, e' stata piu' volte oggetto di dibattito politico ed addirittura era stato un tema trattato dal piano per l'industria farmaceutico. Questo, rimasto largamente inattuato per le vicissitudini economiche del nostro Paese, aveva anche l'obiettivo di riequilibrare la tendenza di una presenza crescente delle imprese estere nel nostro mercato. Tale fenomeno, pur non risultando per se stesso negativo, ha finito pero' per determinare una decisa diminuzione della ricerca nel nostro Paese. Infatti i piani di ristrutturazione, adottati dalle imprese estere che hanno acquisito aziende italiane, hanno costantemente portato ad una contrazione del nostro patrimonio di ricerca farmaceutica a vantaggio dei Centri di ricerca esteri sicuramente piu' attrezzati e piu' competitivi. A cio' si e' aggiunto un flusso negativo nella bilancia dei pagamenti del settore a causa delle royalities pagate alle case madri e per l'importazione di materie prime o semi lavorati da queste. Il superamento di tale situazione era stato stimato possibile tramite il raggiungimento di taluni obiettivi. Il primo era quello di portare le imprese italiane ad una dimensione ottimale tale da assicurare l'ingresso di queste nel mercato di prodotti ad alta tecnologia, richiedenti pertanto adeguati investimenti nella ricerca. In secondo luogo era stata vista la necessita' di sostenere questa con interventi pubblici. Terza condizione posta per i fini in questione era la stabilita' del mercato tramite la stabilizzazione del prontuario farmaceutico ed il suo successivo adattamento tramite accordi bi e multilaterali tra amministrazioni pubbliche ed imprese, che tenessero conto della dinamica produttiva di queste. Inoltre era stata posta la condizione che i prezzi riconosciuti tenessero conto degli investimenti per la ricerca in specie per i prodotti realmente innovativi. Per quanto riguarda in particolare l'azione del Ministero dell'industria, si fa presente che attraverso la legge n. 46 del 1982 sono stati finanziati e sono finanziabili progetti d'innovazione tecnologica sia per quanto attiene gli impianti che per quanto riguarda i prodotti. Il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato: Gnutti.