Documenti ed Atti
XII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00233 presentata da PARLATO ANTONIO (ALLENZA NAZIONALE - MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO) in data 19940429
Ai Ministri del tesoro, dell'industria, commercio e artigianato ed incaricato per le funzioni connesse al riordinamento delle partecipazioni statali. - Per sapere - premesso che: le dismissioni in atto della partecipazione dello Stato in numerose imprese destano sempre piu' pressanti domande sul senso di alcune operazioni e sulle modalita' di alcune procedure; Massimo Marchetti su L'Espresso del 28 novembre, ha scritto in una nota (redatta con la consulenza tecnica di Miraquota) quanto segue in ordine all'OPA lanciata ai 45 mila azionisti dell'ASSITALIA, gruppo INA: "Da venerdi' 19 novembre a mercoledi' 15 dicembre i 45 mila azionisti dell'Assitalia dovranno decidere se aderire o meno all'offerta pubblica d'acquisto che l'Ina ha lanciato sul 40,49 per cento del capitale della sua compagnia specializzata nel ramo danni. I soci di Assitalia possono porsi la semplice domanda se convenga o meno accettare l'offerta. Ben piu' radicali, invece, sono i dubbi che quest'Opa suggerisce a chi la guardi come uno dei primi, e percio' piu' delicati, passaggi delle privatizzazioni. Al socio l'offerta puo' convenire. Certo, il prezzo non e' esaltante: un prezzo di 10.800 lire per azione non e' molto superiore al massimo raggiunto negli ultimi tempi (10.550 lire) e regala un "bonus" del 15 per cento rispetto alla media dei compensi negli ultimi sei mesi. Certo, nel '92 la compagnia e' andata male e il miglioramento del primo semestre '93 provocato dal ritocco delle tariffe non e' tale da ribaltare il trend: il risultato lordo, infatti, migliora da 26 a 32 miliardi nonostante il minor afflusso di proventi straordinari, ma poi arriva tutta una serie di oneri che riduce a misera cosa l'utile netto. Certo, sarebbe stato interessante se nel bando dell'Opa l'Ina avesse scritto una propria stima del patrimonio Assitalia ai prezzi di mercato anziche' limitarsi a sottolineare, in modo lapalissiano, che la valutazione globale della compagnia (1.600 miliardi) e' pari al doppio del patrimonio netto contabile. Alla fine, tuttavia, l'Opa diventa conveniente perche' l'Ina avverte che non verranno distribuiti dividendi ne' per il '93 ne' per gli anni immediatamente successivi. Ma perche' mai tanto rigore? Dal bilancio consolidato Assitalia risultano riserve tecniche per 2.981 miliardi piu' che bilanciate da investimenti e liquidita' per 3.358 miliardi. Ne' l'attuario ne' il revisore hanno sollevato eccezioni, almeno sulla capogruppo. Il presidente dell'Ina, Lorenzo Pallesi, pero', dichiara che l'Assitalia dovra' rafforzare le riserve. Avra' i suoi buoni motivi. Ma allora ci si domanda come mai l'Ina nel 1986 (Pallesi non c'era, ma c'era sempre Mario Fornari) abbia collocato in Italia e all'estero 15 milioni di azioni Assitalia incassando quattrini anziche' favorire, in quell'occasione e in seguito, aumenti di capitale della societa'-figlia degni di questo nome. Questo per la storia. Per l'oggi, invece, ci si deve chiedere perche' mai l'Ina senta tanto l'urgenza di rilevare una quota di minoranza della sua compagnia danni del tutto inutile ai fini pratici: basti pensare che sono gli stessi agenti a vendere polizze Ina e polizze Assitalia. Perche' mai, insomma, la privatizzazione dell'Ina cominci con la pubblicizzazione dell'Assitalia. E si comprende ancor meno quale vantaggio economico avra' l'Ina a spendere 650 miliardi per avere un pacchetto di minoranza di una societa' gia' saldamente controllata. E' vero che, dal punto di vista patrimoniale, non cambia nulla: escono titoli a equivalente valore. Ma per il conto economico la botta e' sicura: via 65 miliardi all'anno di interessi attivi, dentro dividendi pari a zero"; tali inquietanti quesiti e tali severe censure l'interrogante fa propri -: come si giustifichi l'operazione di dismissione in parola anche alla luce delle considerazioni sopra svolte e delle domande formulate che, a parere dell'interrogante, non possono ricevere risposte ne' logiche ne' aderenti agli interessi pubblici e che forse - ove non adeguatamente motivate - potrebbero interessare altri poteri dello Stato, gia' peraltro intervenuti dopo atti ispettivi dell'interrogante su discutibili aspetti gestionali dell'INA. Quanto precede anche in relazione all'atto ispettivo di uguale contenuto, restato privo di riscontro nella undicesima legislatura, n. 4-20853 del 14 dicembre 1993. (4-00233)
Nel rispondere all'interrogazione indicata in oggetto, si comunica che nel corso del mese di novembre 1993, l'INA S.p.A., gia' in possesso di n. 89.268.376 azioni ASSITALIA, pari al 59,51 per cento del capitale sociale, ha lanciato un'offerta pubblica di acquisto volontaria per le restanti n. 60.731.624 azioni, al prezzo di L. 10.800 cadauna. All'offerta hanno aderito i possessori di n. 49.787.479 azioni che l'INA S.P.A. ha acquistato con un investimento complessivo di L. 537,7 miliardi, portando la propria quota di partecipazione nell'ASSITALIA al 92,70 per cento. L'operazione e' stata effettuata su parere dei consulenti internazionali incaricati dal Ministro del Tesoro per la privatizzazione dell'INA, i quali hanno anche redatto la stima del prezzo da offrire, approvata dallo stesso azionista unico dell'INA. L'operazione era finalizzata: 1) ad acquisire l'intero capitale sociale dell'ASSITALIA in modo da realizzare, nella massima trasparenza, un Gruppo polifunzionale, perfettamente integrato, da presentare agli investitori in vista della privatizzazione dell'INA; 2) facilitare, nell'ambito del Gruppo integrato, una maggiore efficacia nella gestione e significative sinergie operative a favore di ciascuna delle due compagnie; 3) ottenere a livello di Gruppo un coordinamento ottimale nelle strategie commerciali e nei rapporti con la rete agenziale aumentando, quindi, le potenzialita' operative della forza di vendita; 4) a dare corso in una logica di sviluppo del Gruppo, a seguito della privatizzazione dell'INA, alle opportune strategie aziendali mirate al rafforzamento patrimoniale dell'ASSITALIA (anche mediante prudenziali accantonamenti alle riserve tecniche), senza ledere le legittime aspettative di dividendo degli azionisti di minoranza. Riguardo a quest'ultimo punto va precisato che l'ASSITALIA ha chiuso l'esercizio 1993 con un saldo passivo di 153 miliardi, in conseguenza del rafforzamento patrimoniale. In relazione, poi, alla circostanza che nel 1986 l'INA fece un'operazione opposta - collocando sul mercato il 40 per cento del capitale ASSITALIA - si deve rilevare che in un contesto completamente diverso da quello attuale l'INA realizzo', allora, l'unica operazione di privatizzazione all'epoca possibile che, peraltro, ebbe un enorme successo, con vantaggi sia per il mercato azionario e per i risparmiatori, sia per il Gruppo INA. Dopo il 1986 il capitale ASSITALIA e' passato da 100 miliardi a 150 miliardi. Un ulteriore aumento, che incrementera' il patrimonio della Societa' di circa 350 miliardi, e' stato deliberato dall'Assemblea degli azionisti l'8 giugno 1994. Il Sottosegretario di Stato per il tesoro: Vegas.