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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00265 presentata da ROSSI ORESTE (LEGA NORD) in data 19940505

Ai Ministri dell'ambiente e di grazia e giustizia. - Per sapere - premesso che: i sottoscritti deputati della Lega Nord sono venuti a conoscenza dei seguenti fatti, esposti in una conferenza stampa del WWF tenutasi il 14 aprile 1993 a Roma, presso l'Hotel Nazionale, con successiva pubblicazione sempre a cura del WWF in un opuscolo di cui gli interroganti sono in possesso: "Il Ministero dell'Ambiente supporto delle attivita' produttive. Nel periodo 1989-1992, sotto la guida del senatore Giorgio Ruffolo, il Ministero dell'ambiente ha gestito circa 11.000 miliardi. Tra questi 1.230 miliardi per lo smaltimento dei rifiuti, 321 per gli interventi nel Mar Adriatico, 47 per la lotta all'eutrofizzazione, 10 per gli scarichi dei frantoi. Altri 3.254 miliardi, spesi in ambiti ambientali, provenivano dai fondi d'investimento occupazionale (FIO), mentre 5.031 appartenevano al programma triennale che, sotto varie forme, coinvolgeva numerose aziende pubbliche e private. Non sono stati realizzati solo impianti pubblici per la depurazione delle acque di scarico e per lo smaltimento di rifiuti (anche questi a costi piu' alti di quelli europei), ma si sono finanziati anche interventi per la riduzione dell'inquinamento determinato da insediamenti industriali, sia pubblici che privati, nonche' per la riduzione dell'impatto di grandi aziende zootecniche. Al di la' della palese violazione del principio comunitario per cui "chi inquina paga", occorre domandarsi se questo veramente doveva essere il ruolo del Ministero e se tale ruolo e' stato gestito in modo imparziale. Se la legge pone alcuni parametri o limiti che vengono imposti a chi, a diverso titolo, svolge una qualsivoglia attivita' economica, questi devono essere rispettati e la loro osservanza non puo' e non dev'essere rimessa all'intervento dello Stato. Al pari di altri costi, anche quelli ambientali devono essere considerati nei bilanci delle aziende e quindi rientrare nel complessivo costo di produzione che viene ripartito sul prezzo del bene prodotto. In Italia invece, anche per responsabilita' diretta del Ministero dell'ambiente, sembra che sia possibile adeguare gli impianti produttivi per il miglioramento della tutela ambientale solo se lo Stato contribuisce in maniera determinante. Ammesso e non concesso che questo principio sia valido, il finanziamento sarebbe un vero e proprio contributo finalizzato a non aggravare i costi di un'azienda, si tratterebbe di una sovvenzione all'attivita' produttiva ed al miglioramento tecnologico degli impianti, cose queste di competenza del Ministero dell'industria e non gia' di quello dell'ambiente. Non possiamo ammettere che a prevalere sia il principio della finalita' del finanziamento (la riduzione dell'impatto ambientale), perche' questo oggi corrisponde per le aziende ad un obbligo di legge. Se cosi' fosse ne conseguirebbe che, ad esempio, gli impianti che garantiscono la salubrita' del posto di lavoro dovrebbero essere a carico del Ministero della sanita'. Il Ministero dell'ambiente deve invece in primo luogo controllare l'applicazione della normativa ambientale, cosi' come quello della sanita' ha la funzione di verifica sulla normativa sanitaria, cosi' come altri Enti sono preposti al riscontro di altri adempimenti normativi (ad esempio il pagamento dei contributi previdenziali). Si ha la sensazione che il concetto della tutela ambientale che il Ministero dell'ambiente ha promosso, sia legato piu' ad un sistema "per spendere" anziche' ad uno "per fare". Illuminante a tale proposito sono alcuni programmi FIO-AMBIENTE con cui sono stati elargiti miliardi a favore di aziende inquinanti e sui quali il giudice Di Pietro ha provveduto al sequestro della relativa documentazione. Eppure le cose da fare sono molte, e c'e' anche molto da spendere per fare. Si prenda ad esempio la vicenda fallimentare dell'istituto delle "Aree ad elevato rischio di crisi ambientale" previsto dall'articolo 7 della legge 349/86 prima e dall'articolo 6 della legge 305/89 poi. Delle 13 aree dichiarate a rischio con delibera del Consiglio dei Ministri, solo per una e' stato approvato il piano di risanamento con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (area Lambro-Seveso-Olona), ma per nessuna esiste un piano di disinquinamento definitivamente approvato. Cio' nonostante, al di fuori di ogni logica di programmazione, sono stati finanziati per alcune aree (ad esempio Napoli e Val Bormida) interventi di salvaguardia ambientale. Non mancano certo i soliti studi e citiamo per tutti quello per il "piano per il disinquinamento e la bonifica della Valle Bormida" costato 2.523.273.000 lire ed affidato all'ANSALDO ed all'ACQUATER. Restano da fare alcune riflessioni sull'imparzialita' dell'operato del Ministero e, a tale proposito, partiamo da alcuni dati. Leggendo la Gazzetta Ufficiale del 18 aprile 1992 si puo' scoprire la concessione di un finanziamento di oltre 13 miliardi all'AGIP petroli per "l'avvio" (?!?) della delocalizzazione di parte della raffineria di Rho (Milano), di oltre 2 miliardi all'EFIM-Alluminia di Portovesme (Cagliari) per la "ristrutturazione dei processi produttivi", di oltre 13 miliardi ad industrie private dell'Emilia-Romagna (soprattutto della ceramica), di 10 miliardi alle raffinerie Q8 (Kuwait) di Napoli, di 3 miliardi alla Montedison per il risanamento dello stabilimento Agrimont di Cairo Montenotte (Savona). E' chiaro che il Ministero dell'ambiente, cosi' facendo, entra pesantemente nel mercato industriale scegliendo di finanziare un'azienda anziche' un'altra, favorendo i processi di ristrutturazione di un'industria anziche' di un'altra, questo a fronte di obblighi normativi che per tutti rendono necessari, e quindi obbligatori, gli ammodernamenti agli impianti indispensabili per rispettare i parametri di tutela ambientale. Ricordiamo che a livello comunitario le norme anti-trust sono molto precise e che il Commissario CEE alla concorrenza ha avviato un'indagine sugli aiuti statali alle imprese italiane. Allo stesso modo devono essere considerate alcune ricerche o sperimentazioni che possono costituire la base per brevetti o comunque per miglioramenti tecnologici sfruttati non dal committente che finanzia, cioe' il Ministero, ma dall'azienda che realizza lo studio. Sempre a titolo di esempio citiamo l'ANSALDO che per 1.470.200.500 lire ha analizzato la "formazione dell'ossido di azoto nell'incenerimento dei rifiuti industriali", oppure l'ENIRICERCHE spa che per 1.690.000.000 ha elaborato un "impianto pilota per lo smaltimento dei residui di produzione delle resine epossidiche", o ancora la SNIA TECHINT che per 683.169.000 ha progettato la "realizzazione e gestione di una linea di trattamento pilota per il recupero dei metalli dai rifiuti""; se quanto sopra riportato risulti vero e, nel caso di risposta affermativa, quali siano i provvedimenti di competenza che le S.V. intendano adottare. Quanto precede anche in relazione all'atto ispettivo di uguale contenuto, restato privo di riscontro nella XI legislatura, n. 4-13847 del 7 maggio 1993. (4-00265)

 
Cronologia
giovedì 28 aprile
  • Parlamento e istituzioni
    Il Presidente della Repubblica conferisce a Silvio Berlusconi (FI) l'incarico di formare il nuovo Governo.

mercoledì 11 maggio
  • Parlamento e istituzioni
    Berlusconi scioglie positivamente la riserva e forma il suo primo Ministero composto da Forza Italia (FI), Lega Nord (LN), Alleanza Nazionale (AN), Centro Cristiano Democratico (CDD).