Documenti ed Atti
XII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00266 presentata da ROSSI ORESTE (LEGA NORD) in data 19940505
Ai Ministri dell'ambiente e di grazia e giustizia. - Per sapere - premesso che: i sottoscritti deputati della Lega Nord sono venuti a conoscenza dei seguenti fatti esposti in una conferenza stampa del WWF tenutasi il 14 aprile 1993 a Roma, presso l'Hotel Nazionale con successiva pubblicazione sempre a cura del WWF, in un opuscolo di cui gli interroganti sono in possesso: "Conservazione della natura o conversazione sulla natura? Spesso si ha la sensazione che il Ministero dell'ambiente sia particolarmente competente in una sorta d'ambientalismo "immaginario", cioe' un ambientalismo basato piu' sulla ricerca dell'immagine che non sulla sostanza. Si cerca di dare un'apparenza d'efficenza che quasi mai trova riscontro nella attivita'; si potrebbe a tale proposito richiamare il fatto che disponendo il Ministero di "appena" sei Servizi, e' riuscito a creare ben 14 Dirigenti Generali sostanzialmente equiparati a veri e propri direttori generali. Tanto apparente efficentismo viene smontato ogni qual volta un qualunque soggetto, pubblico o privato, rivolge una domanda al Ministero: ricevere una risposta adeguata, o addirittura (in alcuni casi) una qualsivoglia risposta, equivale a vincere alla lotteria. Certo il ruolo che la legge assegna al Ministero dell'ambiente e' molto complesso, ma e' clamoroso dover constatare quanto poco questi si sia occupato in concreto di conservazione della natura. Al di la' di un apposito servizio, oggetto di fondate polemiche e di consistenti contestazioni sulla qualita' del lavoro svolto, si e' chiaccherato molto ed agito poco. Per questo riteniamo congruo parlare piu' che di conservazione della natura, di conversazione sulla natura. Da un lato la scarsa o nulla attenzione verso flora e fauna in pericolo, dall'altro concezioni culturali industrialiste ed economiciste che hanno misurato il loro fallimento su costanti compromessi con il sistema produttivo. Valga per tutti citare l'esempio dell'ACNA di Cengio dove l'operato del Ministro dell'ambiente e' stata piu' funzionale all'ENICHEM che non alla Valle Bormida. Ci sentiamo di sostenere che la politica ambientale di questi anni si e' caratterizzata soprattutto in termini di sussidiarieta' a quei sistemi produttivi che maggiormente hanno gravato sull'ambiente, addirittura creando nel settore imprenditoriale un'attesa contributiva senza mai condizionare questa ad un reale mutamento del sistema produttivo. C'e' veramente da domandarsi quale ruolo veramente debba coprire il Ministero dell'ambiente. Nessuno contesta il fatto che vengano spesi i soldi stanziati per legge, ma il come e' determinante. Ad esempio non riteniamo che sia compito di questo Ministero sostenere "le attivita' economiche nelle aree interessate dagli eccezionali fenomeni di eutrofizzazione verificatisi nell'anno 1989 nel mare Adriatico" e spendere per questo, in piscine o in barriere antialghe, ben 345 miliardi (L. 424, 30 dicembre 1989). Non riteniamo che il Ministero possa avallare la politica di risanamento dei bacini idrogeografici che viene sostenuta dalle regioni, infatti molti dei miliardi (oltre 150) stanziati con i decreti del 30 dicembre 1989 sono finiti in cementificazione dei corsi d'acqua. Certo a Giorgio Ruffolo spetta il merito, nei lontani tempi della programmazione economica, d'aver operato per dare le prime indicazioni sui Parchi e le Riserve da creare in Italia, ma quando i discorsi ideali della fine degli anni sessanta potevano concretizzarsi, cioe' quando Giorgio Ruffolo ha avuto per cinque anni la possibilita d'intervenire come Ministro dell'ambiente, quelle idee e quei valori sembravano essere stati accantonati, se non del tutto rinnegati. E' vero che e' stata approvata la legge quadro sulle aree protette, ma e' anche vero che l'iter parlamentare di questa norma ha mostrato un'inamissibile debolezza del Ministero e che il testo approvato ha molte ombre. Analogamente su un'altra legge quadro, quella sull'attivita' venatoria, il Ministero e' stato colpevolmente assente ed i pochi interventi sostenuti, svolti su costanti sollecitazioni degli ambientalisti, sono stati effettuati solo nella fase conclusiva del dibattito parlamentare, a giochi ormai fatti. Molte le circostanze inquietanti che si sono succedute negli anni, dal tentativo di sopprimere i corpi di sorveglianza dei Parchi Nazionali per affidarli al Corpo Forestale, all'ingestibile e contradittoria intesa sul Parco dello Stelvio, ai cedimenti a chi diceva che i parchi del Circeo e della Calabria potevano essere meglio gestiti se declassati a riserve naturali, al blocco del finanziamenti per i parchi storici, alle capziose difficolta' sollevate per la nomina di un nuovo direttore per il Parco del Gran Paradiso, alla mancata assegnazione al parco Nazionale d'Abruzzo dei fondi necessari per la gestione delle Mainarde, alla nomina negli organismi previsti dalla legge quadro sulle aree protette di persone conosciute piu' per i loro legami ai partiti che non per le loro conoscenze scientifiche, fino alla generosa distribuzione, con decreto singolarmente sollecito, di 18.000 milioni di lire per una dozzina di megaprogetti tra una ventina di grandi imprese private, molte delle quali tristemente note o gia' incappate nei rigori di Tangentopoli (valga per tutte citare Bonifica) allo scopo di produrre ulteriori ricerche, piani e proposte sui nuovi parchi anche quelli piu' ampiamente studiati in passato come il Pollino. Mentre i Parchi rischiavano di chiudere propri centri visita per le penurie economiche a cui erano costretti, il Ministero finanziava alcune Associazioni, in parte politicizzate, per la redazione d'improbabili quanto inutili guide dei Parchi o per la promozione del turismo scolastico di decine di migliaia di giovani nei Parchi stessi. E poi ancora il mancato esercizio, seppur sollecitato anche formalmente dagli ambientalisti, dell'azione penale per il riconoscimento del danno ambientale provocato a seguito delle violazioni della normativa di tutela del territorio (ad esempio sulla vicenda della cementificazione del fiume Magra in Toscana), la mancata costituzione di parte civile in processi importanti anche a fronte di esplicite richieste avanzate dal magistrati (ad esempio nel caso della centrale ENEL di porto Tolle dove la costituzione di parte civile era stata richiesta financo dal Pubblico Ministero), la riluttanza ad intervenire avvalendosi della facolta' di emettere ordinanze di sospensione per opere che potevano provocare grave pericolo di danno ambientale (ad esempio il caso della strada Fridica sul Pollino o quello del rifugio albergo in Val di Cogne al confini di una zona delicata del Parco del gran Paradiso), l'inerzia a modificare la normativa sulla caccia secondo le direttive CEE e le convenzioni internazionali sulla tutela della fauna selvatica, il disinteresse rispetto ai ricorsi al TAR contro provvedimenti regionali illegittimi per le violazioni delle normative ambientali, il pasticcio creato intorno alla Convenzione di Washington e all'interpretazione della legge che la recepiva, il ritardo con cui l'Italia (ultima tra i Paesi avanzati) ha aderito ufficialmente all'U.I.C.N. (Unione Mondiale per la Natura). Possiamo ben dire che quando il WWF, o qualunque altra associazione ambientalista, e' intervenuto presso la magistratura penale ed amministrativa e' stato costretto a farlo dovendosi sostituire nella tutela di quegli interessi colletivi di cui il Ministero dell'ambiente dovrebbe essere istituzionalmente tutore. Alcune considerazioni specifiche vanno poi fatte sul Servizio Conservazione della Natura in relazione all'operato del Parco Nazionale d'Abruzzo. Abbiamo assistito allibiti ad una sorta di boicottaggio contro il parco Nazionale d'Abruzzo che all'inizio del 1993 aveva quasi assunto i toni del complotto: il responsabile del Servizio, mentre chiedeva un'enorme documentazione sull'attivita' del Parco assicurando una pronta approvazione del bilancio preventivo, convocava "segretamente" ed in modo arbitrario una riunione del Collegio dei Revisori dei Conti dell'Ente Parco tentando di rimettere in discussione, con vari pretesti, l'intera contabilita' dell'Ente a partire dal 1986. E' stato questo un tentativo scoperto, e del tutto infondato, di paralizzare l'attivita' del Parco dato che per tutti gli anni dall'86 al 92 esistono bilanci preventivi e consuntivi regolarmente approvati. E' assolutamente grave il fatto che il Ministero dell'ambiente, attraverso il Servizio Conservazione della Natura, ritardi l'approvazione del bilanci preventivi dell'Ente Parco e addirittura smarrisca, fino a non ritrovarli, i bilanci consuntivi degli anni passati rimettendo cosi' in discussione per anni sempre le stesse cose. Di conseguenza e' stata ritardata l'erogazione al Parco nazionale d'Abruzzo dei contributi finanziari dovuti per legge, con il gravissimo risultato di esporre l'Ente alla necessita' di fruire, per il proprio funzionamento ordinario, di continue anticipazioni bancarie che lo hanno costretto a distogliere dalle proprie finalita' primarie preziose risorse finanziarie per fronteggiare cospicui e crescenti interessi passivi. In situazione di difficolta' si trovano tutti i Parchi storici: e' ancora ben lontano l'impegno delle quote in conto capitale, mentre risulta tardiva e parziale la ripartizione di quelle in conto spese correnti. Nessuno sa che fine abbiano fatto gli stanziamenti 1991, mai giunti ai parchi. Per quelli 1992 sono stati commessi incredibili errori, come quello di volerne a tutti i costi accreditarne una parte al Parco Nazionale dello Stelvio pur in mancanza di un soggetto (l'Ente Autonomo) abilitato a gestirli. Si e' arrivati addirittura ad ipotizzare il trasferimento per decreto di detti stanziamenti ad un altro Ministero (Agricoltura e Foreste), cosa manifestamente impossibile visto che per una operazione tale si sarebbe resa necessaria una modifica normativa. degli stanziamenti 1993 non si discute neppure, almeno sino a questo momento. In generale si ha la precisa impressione che molti fondi disponibili siano stati sperperati per iniziative estranee alla finalita' del Parchi e che nessuno al Ministero abbia l'esatta percezione delle somme realmente impegnate. Un cenno tutto particolare va fatto poi sul ruolo che il Ministero dell'ambiente ha avuto nella vicenda delle manifestazioni colombiane. Infatti questi era uno dei membri istituzionali delle Conferenze di Servizi che hanno deliberato per circa 6.000 miliardi le opere volute dall'ex Ministro Prandini. Ora, poiche' la Conferenza di Servizi puo' validamente deliberare solo all'unanimita', l'eventuale no del Ministero dell'ambiente avrebbe potuto bloccare moltissime di quello opere che, scavalcando le procedure ordinarie, sono invece sfortunatamente state realizzate. La cosa e' ancor piu' grave se si considera che la Conferenza di Servizi puo' deliberare solo su progetti esecutivi immediatamente cantierabili (necessari per altro anche per valutare con puntualita' l'esatto impatto ambientale di un'opera), mentre il Ministero ha accettato discussioni e deliberati su progetti di massima successivamente modificati. L'unico dato positivo e' costituito dal rifiuto di discutere opere la cui realizzazione sarebbe dovuta iniziare dopo il giugno 1991. Nessuna struttura del Ministero e' stata in grado di arginare questo sfascio, anzi si potrebbe arrivare a dire che tutte le strutture erano funzionali allo sfascio. Non c'e' riusciuto neppure il pletorico e vaniloquente Consiglio Nazionale dell'Ambiente che, anche se riunitosi poche volte, non ha lasciato un solo atto degno di memoria e non ha mai dato quelle direttive o quelle indicazioni che avrebbero potuto costituire un importante indirizzo. Anche al di la' del Consiglio Nazionale dell'Ambiente, il Ministero ha malamente gestito il rapporto con le Associazioni ambientaliste privilegiando spesso situazioni poco significative e comunque clintelari. Ricordiamo a tale proposito l'appoggio dato a Garofano Verde, guidata da un allevatore di fauna selvatica piu' volte segnalato dagli ambientalisti all'autorita' giudiziaria, associazione nota soprattutto per i suoi opuscoli patinato che dovevano legittimare una presunta anima verde socialista; appoggio che si e' concretizzato anche in finanziamenti per interventi arbitrari e persino illegittimi di ripopolamento faunistico ai magini del Parco Nazionale d'Abruzzo, alla totale insaputa del Parco stesso" -: se quanto sopra riportato risulta a vero e nel casi di risposta affermativa quali siano i provvedimenti di competenza che intendano adottare. Quanto precede anche in relazione all'atto ispettivo di uguale contenuto, restato privo di riscontro nella XI legislatura, n. 4-13846 del 7 maggio 1994. (4-00266)