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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XII Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/00113 presentata da ANDREATTA BENIAMINO (PART.POP.ITAL.) in data 19940713

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che: le dichiarazioni programmatiche del Governo rese al Parlamento dal Presidente del Consiglio dei Ministri non contengono indicazioni politicamente impegnative e tecnicamente rilevanti sulla tutela e sulla gestione dell'ambiente e che la successiva audizione del Ministro di settore sul programma svoltasi al Senato della Repubblica il 5 luglio 1994 mostra orientamenti non ancora maturi e palesi contraddizioni; la questione ambientale ed il relativo strumentario politico, giuridico ed economico vengono sempre piu' considerati come elementi da integrare nelle politiche e nelle azioni generali nonche' nelle istituzioni ed organizzazioni pubbliche evitando o limitando soluzioni settoriali, vincolistiche e contrappositive; anche il G7 del 9 luglio 1994 ha riaffermato che "l'ambiente resta un tema altamente prioritario nella cooperazione internazionale" e soprattutto che le politiche ambientali devono volgersi ad "aumentare la crescita e l'occupazione, nonche' a migliorare i livelli di vita"; in particolare la politica ambientale dell'Unione Europea, basata su una precisa concezione dello "sviluppo sostenibile", sta evolvendo verso soluzioni regolative e direttive, in cui sono privilegiati da un lato il profilo della integrazione per analisi, valutazioni, previsioni e prevenzioni ambientali nelle principali azioni e comportamenti a rilevanza sociale ed economica, dall'altro la corresponsabilizzazione ed il coinvolgimento delle imprese - su base volontaristica di corrispondenza e di convenienza - nella tutela preventiva e previsionale dell'ambiente; tale processo di revisione delle normative comunitarie riguardanti l'ambiente abbisogna di essere seguito ed assecondato dall'Italia con piena consapevolezza politica e con altissima capacita' tecnica al fine di evitare che l'estraniazione o la scarsa partecipazione al processo ascendente si riverberino in senso negativo e paralizzante sul processo discendente di integrazione ed attuazione delle nuove linee normative dell'ordinamento europeo; in sostanza le oltre duecento direttive comunitarie in campo ambientale attualmente in vigore, dopo aver fortemente segnato, almeno sul piano formale, l'ordinamento interno, proponendo difficolta' semantiche e concettuali, sovrapposizioni, frammentazioni e complicazioni registrate spesso acriticamente, stanno per essere abrogate o riviste o per influenzare in forme largamente diverse dal passato la legislazione e l'amministrazione pubblica nonche' i comportamenti imprenditoriali e collettivi; in definitiva l'eccesso, la complessita' e la difficolta' di attuazione spesso paralizzanti della legislazione ambientale italiana conseguono, da un lato, alla scarsa attitudine integrativa dell'ordinamento e dell'amministrazione pubblica; dall'altro, alle cosiddette emergenze ambientali a cui si corrisponde con normative e gestioni specifiche, talora necessarie, ma spesso motivate da intenti autarchici, elusivi, derogatori e localistici anche per quanto riguarda i correlati interventi di finanza pubblica; tutto cio' motiva ed incrementa un processo di frammentazione, complicazione e stratificazione istituzionale che, al di la' del disegno regionalistico ed autonomistico, e' rappresentato da proliferazioni dicasteriali, di servizi, autorita' ed agenzie piu' o meno tecnici, autonomi o trasversali. Essi, oltre a costituire talora elementi instabili, oscillanti e scarsamente accettati nella cultura dell'amministrazione pubblica, danno luogo inevitabilmente ad improvvisate aggregazioni burocratiche, a specificazioni e complicazioni procedimentali, a vischiosita' negoziali ed a sostanziali inefficienze e diseconomie, allontanando l'auspicato processo di integrazione delle questioni ambientali nelle grandi politiche pubbliche; la predetta complessita' formale dell'ordinamento e' dunque alimentata da un lato dalla non convinta e partecipe attuazione di centinaia di regolamenti e direttive comunitari in campo ambientale, dall'altro dalla cosiddetta legislazione emergenziale ed infine dalla cospicua normazione di istituzioni statali e regionali che variamente, ripetutamente e disordinatamente si occupano di beni, opere, interessi e valori riguardanti l'ambiente. Spesso le istituzioni alimentano e sospingono una grande massa normativa e regolativa a fini di mera concorrenza e comunque alimentando segmentazioni e stratificazioni dell'ordinamento ormai tecnicamente incontrollabili. Con cio' conseguentemente viene alimentata la crescita di uno smisurato contenzioso costituzionale, giudiziario e pretorile, che determina a sua volta la trasformazione della iniziale utile opera di supplenza del giudice nei confronti del legislatore in una continua e rilevante azione di vera e propria concorrenza e sostituzione, che in campo ambientale evidenzia massimamente il diffuso e grave fenomeno della incertezza del diritto -: quale sia la posizione del Governo rispetto alla questione ambientale nella sua attuale complessa configurazione e nelle implicazioni politiche, ordinamentali, istituzionali e funzionali come riassunte in premessa; se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga indispensabile, prima di avviare qualsiasi azione o programma di modifica o potenziamento dicasteriale, organizzativo o logistico del Ministero dell'ambiente o di altri dicasteri, riconsiderare nel loro insieme a fini di razionalizzazione e semplificazione sia i dicasteri che hanno competenze confliggenti o sovrapposte in campo ambientale, sia le funzioni, i compiti ed il disegno complessivo di servizi, Agenzie ed Autorita' operanti o che si avviano ad operare in ambito statale; se il Presidente del Consiglio dei ministri esercitando compiti suoi propri non ritenga di dover proporre al Parlamento un piano di riassetto legislativo ed organizzativo delle azioni statali, regionali e locali rilevanti in campo ambientale, avendo come princi'pi ispiratori quelli della integrazione, della interattivita', della sussidiarieta' nonche', per quanto riguarda gli aspetti di finanza pubblica ambientale, un autentico modello di federalismo fiscale; se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga di dover dare indicazioni e direttive perche' la partecipazione dell'Italia al processo ascendente di formazione delle normative e delle politiche europee in campo ambientale sia fortemente coordinato, attivo, consapevole, partecipe, tenuto conto dell'attuale fase di profondo ripensamento e riqualificazione dell'ordinamento comunitario con riguardo alla questione ambientale; se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga di dare indicazioni o direttive generali alle persone ed agli uffici responsabili affinche' ogni azione di studio, riassunzione e proposta di riordino in campo ambientale sia ispirata sistematicamente alla effettiva integrazione tra ordinamento dello Stato e ordinamento dell'Unione Europea, privilegiando - salvi i valori costituzionali - i princi'pi della integrazione e della interattivita' in un quadro di sviluppo sostenibile; se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga di dover disporre per l'immediata attuazione e completamento delle decisioni dei precedenti governi e degli atti legislativi approvati nella precedente legislatura rivolti complessivamente ad incentivare i meccanismi di responsabilizzazione e compartecipazione di imprese ed operatori economici alla tutela ed alla gestione dell'ambiente attraverso meccanismi autocertificativi e l'incentivata diffusione di istituti e sistemi quali l'eco-label e l'eco-audit, ispirati alla nuova politica europea in campo ambientale e conseguentemente regolati; se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga di dover disporre affinche' in vista della riscrittura in forma integrata secondo i nuovi orientamenti dell'ordinamento comunitario delle normative interne riguardanti il controllo degli inquinamenti, dell'aria, dell'acqua e del suolo sia consapevolmente costituito un sistema di produzione e di aggiornamento di norme tecniche e di normalizzazione di processi e prodotti eventualmente inquinanti utilizzando esperienze e modelli ormai maturi in altri Stati membri dell'Unione europea ed a livello europeo e proponendo al Parlamento soluzioni ordinamentali per la qualificazione di tali normative tecniche al fine di perseguire la certezza del diritto; se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga di dover presentare al Parlamento organiche e circostanziate richieste di delega legislativa per la formulazione di norme quadro e riassuntive che, fermi gli orientamenti ed i principi generali di cui ai punti precedenti, riguardino unitariamente i seguenti settori e materie: governo del territorio e dell'ambiente urbano, governo del territorio e dell'ambiente costiero, governo delle aree ad elevato rischio ambientale, governo dei rifiuti; se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga di dover assicurare il Parlamento sulla ferma intenzione del Governo di voler porre termine al cosiddetto regime transitorio della valutazione di impatto ambientale attraverso l'attuazione di una legge-quadro che, utilizzando lo schema del disegno di legge approvato nella precedente legislatura, si volga tuttavia chiaramente e definitivamente, nel rispetto dei principi e degli intendimenti dell'ordinamento comunitario, alla diffusione ed alla radicazione delle metodiche di VIA nei diversi ambiti istituzionali, progettuali e procedurali, realizzando con cio' la radicazione e diffusione della cultura ambientale ed evitando nel contempo forme di accentramento contrappositive e conflittuale di gestione della predetta procedura; se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga di dover promuovere con apposite direttive un'articolata e diffusa attivita' di formazione e di aggiornamento professionale dei corpi dirigenziali amministrativi e tecnici dello Stato la cui attivita' professionale comprende la valutazione o la ponderazione di valori e di interessi ambientali oltre che la diretta responsabilita' di scelte, programmi ed azioni rivolti alla tutela ed alla gestione dell'ambiente. Siffatta azione formativa puo' ben svolgersi utilizzando le apposite strutture dello Stato, alcune delle quali collocate nell'ordinamento della stessa Presidenza del Consiglio dei ministri, mentre possono utilizzarsi in forme univocamente coadiuvanti gli ormai numerosi dipartimenti, corsi, facolta' e scuole di specializzazione universitari dedicati alle scienze ambientali ovvero all'applicazione ambientale di comparti scientifici e didattici tradizionali; se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga infine prioritario porre in essere un piano nazionale che investa il Ministero dell'ambiente e il Ministero della pubblica istruzione, teso a disegnare itinerari di educazione ambientale partendo dalle esperienze gia' esistenti all'interno della scuola attiva e che hanno ragiunto un ricco e consolidato livello di conoscenze e metodi. Cio' non per aggiungere una ulteriore disciplina con il rischio di creare nuove figure professionali, ma per promuovere una linea di riflessione all'interno di ciascuna disciplina dei curricula cosicche' le singole aree disciplinari rivisitando i propri statuti alla luce di una sensibilita' ambientale, possano essere rivitalizzate e ridefinite nelle loro espressioni di confine con le altre discipline. (2-00113)





 
Cronologia
venerdì 8 luglio
  • Politica estera ed eventi internazionali
    Si apre a Napoli il vertice dei G7, al quale partecipano i capi di Stato e di governo dei sette Paesi più industrializzati del mondo. Per la prima volta partecipa anche la Russia, per cui il vertice assumerà la nuova sigla di G8.

mercoledì 13 luglio
  • Parlamento e istituzioni
    Il Consiglio dei ministri approva un decreto-legge che limita i reati per i quali la magistratura può disporre la richiesta di custodia cautelare e impone il segreto sulla comunicazione degli avvisi di garanzia (decreto-legge 14 luglio 1994, n. 440).

mercoledì 20 luglio
  • Parlamento e istituzioni
    Piero Alberto Capotosti è eletto, al terzo scrutinio, membro del Consiglio superiore della magistratura.