Documenti ed Atti
XII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/02885 presentata da SERVODIO GIUSEPPINA (PART.POP.ITAL.) in data 19940804
Al Ministro per le risorse agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che: sono emerse indicazioni e richieste al Governo nazionale nel corso del Seminario organizzato dal Gruppo consiliare del PPI della regione Puglia con le organizzazioni produttive e sociali, alla vigilia della presentazione al Consiglio dei Ministri agricoli dell'Unione Europea da parte della competente Commissione della proposta di Regolamento (UE) applicativo della riforma dell'Organizzazione comune di Mercato (OCM) vitivinicolo a valere 6 anni a partire dalla campagna 1995-1996; la proposta di riforma dell'O.C.M. vitivinicolo e' fortemente penalizzante per l'Italia che dovrebbe ridurre drasticamente la produzione con una ulteriore estirpazione di circa 200.000 ettari di vigneto; la proposta di riforma e' in netto contrasto con gli orientamenti della vitivinicoltura della regione Puglia in quanto: 1) la viticoltura pugliese, con una estensione di circa 148.000 ettari (di cui 43.000 ettari destinati ad uva da tavola) pari al 17 per cento di quella nazionale e con una produzione annua di circa 11,5 milioni di ettolitri di vino pari al 18 per cento della quantita' nazionale, rappresenta una componente produttiva agricola ed agroindustriale di rilevante importanza per l'economia e l'occupazione, costituendo il 25 per cento della PLV dell'economia agricola; 2) la regione Puglia ha aree votate per lo sviluppo della viticoltura di qualita', in grado di fornire un prodotto naturale che non richiede arricchimenti, e dove non sono possibili alternative colturali; 3) infatti dette aree, con forti estensioni sul territorio regionale, dal Salento alla fascia ionica, dall'area barese, a Lucera e Cerignola, sono particolarmente interessate, in quanto adatte, a questo settore produttivo e alcune delle quali - vedi tutta l'area che ricade nella valle d'Itria - non sono recettive per qualsiasi altra forma di coltura alternativa, pena lo sradicamento della forte capacita' e specificita' produttiva; 4) gli attuali indirizzi comunitari sembrano rivolti piu' a privilegiare gli attuali nuovi standard commerciali e produttivi del nord e centro Europa che i vini prodotti nelle regioni mediterranee della comunita', incentivando, con l'uso dello zuccheraggio, piu' la pratica chimico-industriale che la buona tecnica enologica, contraddicendo la stessa definizione che la comunita' ha dato al vino: "prodotto ottenuto esclusivamente dalla fermentazione alcolica totale o parziale delle uve fresche pigiate e non, o di mosti di uva"; 5) l'uscita dal settore vitivinicolo dell'uva da tavola comportera' di per se' una notevole contrazione quantitativa di vino prodotto; 6) per la Puglia, dove l'estirpazione viene stimata in 40.000 ettari, creando le premesse per la distruzione di gran parte del patrimonio di capitali, lavoro umano, attivita' di ricerca e tecnologie, accumulato in tanti anni di storia vitivinicola; 7) per le cantine sociali, che in Puglia, vinificando oltre il 90 per cento delle uve prodotte, si vedrebbero costrette, per i ridotti conferimenti, a sostenere onerosi costi di lavorazione, dopo che dagli anni 80 hanno impegnato notevoli investimenti strutturali, agevolati anche da appositi regolamenti comunitari; dette osservazioni formulate dai rappresentanti del mondo agricolo pugliese e pienamente condivise dalle istituzioni locali e regionali, sono, peraltro, tutte contenute nel documento comune delle ragioni viticole sulla riforma dell'OCM vitivinicolo e, per la maggior parte recepite dal documento italiano trasmesso alla Commissione CE; le forti preoccupazioni del mondo agricolo pugliese sono fondate in quanto la proposta di riforma - che non tiene conto delle osservazioni della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo e dell'indirizzo da seguire relativamente al settore vitivinicolo nella U.E. votato a Strasburgo dal Parlamento Europeo - avra' sicuramente effetti negativi sulla vitivinicoltura italiana e in particolare su quella pugliese; particolarmente le aree pugliesi interessate a questo settore produttivo subiranno forti danni sul piano economico e sociale nonche' per i livelli occupazionali; fino ad oggi da parte del Governo e del Ministro competente non risultano iniziative e proposte chiare ed efficaci finalizzate a superare l'enorme disagio e l'incerta prospettiva di sviluppo di questo settore anche, e in modo specifico, nel confronto, all'interno del Consiglio dei Ministri agricoli dell'Unione Europea -: in quale modo intenda impegnarsi con il Governo nazionale in sede di Consiglio dei Ministri agricoli dell'Unione Europea, affinche' sia assunta in modo chiaro e fermo la proposta italiana finalizzata all'approvazione dell'organizzazione comune di mercato vitivinicolo che realizzi: 1) un programma comune globale per promuovere lo sbocco dei prodotti vitivinicoli; 2) le condizioni di concorrenza tra i diversi produttori sui mercati internazionali; 3) la tutela delle denominazioni controllate; 4) il mantenimento della viticoltura da vino nelle aree vocate, dove svolge sia una funzione di tutela ambientale, sia di sostegno dell'occupazione; aree nelle quali non sono possibili alternative colturali; 5) gli interventi comunitari per la ristrutturazione, la riconversione e l'accorpamento delle cantine sociali per l'adeguamento alle nuove esigenze della trasformazione, produzione e distribuzione di prodotti, anche alternativi a quelli del vino; se intenda invocare la clausola degli interessi vitali in presenza di rifiuto delle predette indicazioni emendative della proposta di regolamento applicativo della riforma dell'OCM vitivinicolo. (4-02885)