Documenti ed Atti
XII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00172 presentata da LUCCHESE FRANCESCO PAOLO (CENTRO CRISTIANO DEMOCRATICO) in data 19940908
Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro dei lavori pubblici, per sapere - premesso che: nella notte del 14 agosto 1994 e' crollata la Chiesa Madre di Gibellina, un paese della Valle del Belice in provincia di Trapani distrutto in seguito agli eventi sismici del 14 e 15 gennaio 1968; in seguito a tale crollo e' stata messa in discussione non solo la stabilita' strutturale ed architettonica della suddetta opera progettata da Ludovico Quaroni, ma anche la progettazione, il finanziamento e la realizzazione di "megaopere" pubbliche incomplete, alcuni non utilizzate, altre, perche' scarsamente funzionali o non del tutto inserite nel contesto socio-culturale della zona, e questo non solo a Gibellina ma anche, in certa misura, in tutti i centri della Valle del Belice distrutti dal terremoto e successivamente non completamente ricostruiti, mentre alcune migliaia di cittadini (circa 3 mila) vivono ancora, dopo ventisei anni dal sisma, in fatiscenti baracche per la colpevole assenza dello Stato che e' stato piu' solerte in altre regioni dell'Italia (Friuli, Irpinia); da parte di una eminente autorita' del mondo cattolico, monsignor Riboldi, vescovo di Acerra ed ex parroco di S. Ninfa (altro centro terremotato della Valle del Belice) si nutrono molti dubbi sulla correttezza delle procedure amministrative del Belice, e padre Giorgio Malacarne, dello stesso ordine Rosminiano del vescovo, ultimo parroco di S. Ninfa (anche l'ordine lascia la valle) si e' dimesso e si e' allontanato dopo avere denunciato presunte irregolarita' nella gara di appalto per la Chiesa Madre di S. Ninfa (il direttore dei lavori sarebbe lo stesso della Chiesa Madre di Gibellina); il neo-sindaco di Gibellina professor Giovanni Navarra, in un intervista al "Giornale di Sicilia" del 17 agosto 1994, avrebbe affermato che "a Gibellina, e forse in altre parti del Belice, sono state realizzate delle opere inutili e vi sono stati degli sprechi"; la giunta municipale di Gibellina in un documento di protesta e denuncia avrebbero affermato, tra l'altro, come pubblicato da La Sicilia del 18 agosto 1994, che "il crollo della Chiesa Madre costituisce una vergogna di fronte al mondo" e poiche' esiste adesso il timore che il crollo possa essere pagato dai cittadini del Belice con il blocco dei finanziamenti da parte dello Stato, la nota della giunta municipale conclude ricordando il "diritto ad avere strutture funzionanti ed opere d'arte non abbandonate a se stesse, ma curate e fruibili"; la magistratura si e' subito messa al lavoro e si nutre la massima fiducia che sia fatta luce sulle eventuali responsabilita' per il crollo della Chiesa Madre di Gibellina e per eventuali altre irregolarita' e responsabilita', per le quali sembra che da qualche tempo si sia gia' messa all'opera -: quali iniziative intenda prendere il Governo affinche' sia fatta chiarezza, innanzitutto, sui criteri che sono stati adottati per la ricostruzione dei centri della Valle del Belice distrutti dal terremoto del 1968 (scelta delle aree, trasferimento totale o parziale dei centri distrutti, il mancato accorpamento di alcune piccole comunita', che ora vivono nell'assoluto isolamento, criteri urbanistici d'avanguardia con grandi spazi pubblici in piccoli centri, validita' di un progetto culturale di grandi opere d'arte per il rilancio economico ed il rispetto della Valle, ecc.); se non ritenga che sia opportuno procedere ad un'indagine per verificare come sono state utilizzate tutte le somme spese per la ricostruzione e sia fatta una ricognizione sulle opere pubbliche realizzate e sullo "stato dell'arte" delle stesse, al fine di conservare e rendere funzionali e fruibili tutto quanto e' stato costruito poiche' possa essere occasione di sviluppo economico mediante un concreto progetto artistico e culturale di largo respiro; che venga verificata la possibilita' di completare quelle opere che non lo fossero ed, infine, che venga finalmente fatto un programma definitivo per il completamento della ricostruzione, che metta fine, entro tempi relativamente brevi, non solo alla vergogna per il crollo della Chiesa Madre di Gibellina, ma anche e sopratutto alla vergogna che, dopo ventisei anni di distanza dal sisma, ancora alcune migliaia di cittadini vivono ancora in baracche e, piu' di una generazione di loro, non ha mai conosciuto il calore di una casa costruita in muratura. (2-00172)