Documenti ed Atti
XII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/04026 presentata da CALVI GABRIELE (PART.POP.ITAL.) in data 19941010
Al Presidente del Consiglio dei ministri ed ai Ministri dell'interno e delle riforme istituzionali. - Per conoscere - premesso che: e' viva la protesta da parte dei Sindaci dei comuni inferiori ai 10.000 abitanti, che rappresentano circa l'80 per cento delle amministrazioni locali, nei riguardi del Governo per l'iniziale esclusione degli stessi dalla Commissione per la Riforma delle Autonomie Locali istituita nello scorso mese di luglio presso il Viminale; solo successivamente alle rimostranze espresse dal Sindaco di Spineda (CR) e fatte proprie da circa 850 comuni italiani, sono stati inseriti nella predetta Commissione composta da una trentina di persone, un rappresentante dei comuni fino a 5000 abitanti ed uno di quelli compresi tra i 5 ed i 10 mila abitanti, rispettivamente nelle persone di Giovanni Cocciante, sindaco del comune di Rocca di Mezzo (AQ) e Cesare Lagonigro, sindaco del comune di Grassano (MT); da informazioni assunte presso l'ANCI e l'UNCEM non risulta che il Viminale abbia provveduto a richiedere la segnalazione dei predetti nominativi che risultano, in tal modo, privi di qualsiasi rappresentativita' ufficiale del movimento delle autonomie inteso come Associazione Nazionale dei comuni e delle comunita' Montane. Nelle predette Associazioni e' infatti in atto un forte confronto delle realta' territoriali di minore dimensione che hanno a piu' riprese lamentato l'eccessiva attenzione alle esigenze dei grandi comuni, anche a fronte delle non lontane minacce da parte di questi ultimi in ordine all'abbandono della struttura ufficiale della ANCI per arrivare a privilegiare un rapporto diretto con il Governo, impensabile per le difficolta' operative ed organizzative dei piccoli comuni; la predetta Commissione Ministeriale per la Riforma delle Autonomie Locali e' composta per circa due terzi da Direttori Generali, Capi degli Uffici Legislativi dei Ministeri e rappresentanti, comunque, della burocrazia centrale romana, frequenti, peraltro, ad ogni convegno ed iniziativa pubblica riferita all'argomento ad ogni latitudine del Paese; complessivamente le voci delle autonomie locali (province, comuni grandi, piccoli, di montagna, etc.) esprimono solo un terzo dei componenti di tale importante consesso e sarebbe opportuno sapere se intervengono, con quale intensita' e da chi siano rappresentati nel corso delle sedute; il Parlamento ha percorso significative tappe di sviluppo del percorso autonomistico con le leggi 142/90 di riforma degli enti locali, n. 81 e 415/93 per la elezione diretta del Sindaco e del Presidente della provincia e n. 241 di riforma del procedimento amministrativo e dell'accesso, mentre le realta' regionali hanno spesso ignorato le possibilita' offerte, in particolare dalla 142, per favorire la volontaria aggregazione delle piccole comunita' locali fino a giungere alla loro graduale fusione mediante adeguato incentivo finanziario decennale, evitando, in tal modo, le ricorrenti spinte di soppressione coattiva che sembrano riaffiorare particolarmente negli ultimi tempi; da resoconti di agenzie di stampa emerge la reiterata affermazione del Ministro Maroni che in tema di Enti Locali si annette l'immodesto risultato di aver fatto di piu' in quattro mesi di tutti i suoi predecessori democristiani in 50 anni di governo e degli stessi parlamentari impegnati con grande dispendio di energie in un gran numero di sedute delle competenti assemblee elettive di Camera e Senato; indiscrezioni provenienti dalla cosiddetta Commissione Speroni indicherebbero l'insorgere di una tendenza favorevole alla soppressione coattiva dei piccoli comuni inferiori ai 3000 abitanti senza che il Governo sia a tutt'oggi intervenuto per escludere tale ipotesi e senza considerare che, solo in tema di occupati, gli addetti dei comuni di piu' ridotta dimensione in rapporto agli abitanti, sono di gran lunga meno numerosi -: quali siano i motivi che hanno impedito la consultazione dell'ANCI per la designazione dei rappresentanti delle comunita' inferiori ai 10 mila abitanti, generando in tal modo sospetti di lottizzazione; se il Governo non intenda procedere tempestivamente alla riformulazione della predetta Commissione assegnando maggior peso alle voci delle autonomie e riducendo la rappresentanza dei responsabili delle strutture centrali dei Ministeri; se non convengano sulla necessita' di un esame piu' dettagliato e complessivo della particolare problematica dei piccoli comuni attraverso un'apposita Consulta presso il Viminale composta dai rappresentanti designati dall'ANCI e dagli altri movimenti delle autonomie locali, con particolare riferimento alle oltre 800 amministrazioni che hanno manifestato tale esigenza, anche attraverso momenti periferici di consultazione e di incontro; se, mutuando l'esempio francese che, pur in presenza di un quadro amministrativo fortemente centralizzato, presenta una rete di municipalita' ancor piu' diffusa di quella italiana, non intendano opporsi alla paventata soppressione generalizzata dei comuni fino a 3000 abitanti che non conseguirebbe alcun reale risparmio a livello di finanza locale; se, per converso, non intendano adoperarsi per attivare, a far tempo dalla finanziaria corrente un flusso reale di trasferimenti alle regioni da destinare alla volontaria ed autonoma iniziativa locale di libera aggregazione di comuni di piccola dimensione a fronte del cennato beneficio finanziario decennale indicato nella legge 142/90 e mai attivato; anche con riferimento alla predetta Commissione per la Riforma se, quando, a quale livello ed in quale misura ritengano di coinvolgere il Parlamento per una articolata ed approfondita discussione ed organica razionalizzazione della vasta materia attraverso la stesura di un testo unico delle leggi regolanti il rapporto con le Autonomie Locali. (4-04026)