Documenti ed Atti
XII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/04288 presentata da TRIONE ALDO (PROG.FEDER.) in data 19941018
Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che: una qualificata politica di valorizzazione di quella speciale risorsa costituita dal patrimonio culturale e dalla sua conservazione integrata, che superi la visione vincolistica della protezione passiva dei beni, favorisce il recupero e la difesa dei valori fondamentali della nostra civilta', e, al tempo stesso, costituisce elemento essenziale dello sviluppo economico sostenibile; la sempre piu' diffusa coscienza delle ragioni di questa problematica impone scelte precise e concordate che consentano al nostro paese di svolgere un ruolo attivo nel contesto internazionale anche nel campo della conservazione e valorizzazione dei beni culturali; la cooperazione culturale dell'Italia si sviluppa sia sul piano bilaterale che su quello multilaterale e viene attuata, oltre che dal Ministero per gli affari esteri (cui compete la responsabilita' della nostra partecipazione alle attivita' dell'UNESCO e di altri organismi internazionali) da altri Ministeri, che sovente si muovono nel segno di politiche non concordate; la cooperazione culturale copre una vasta gamma di interventi che va dalla creazione di centri e di scuole all'estero alla collaborazione universitaria, dalla concessione di borse di studio alle missioni archeologiche, dalle esposizioni di arti figurative al finanziamento di iniziative scientifiche e didattiche nei paesi in via di sviluppo; l'Italia contribuisce in maniera rilevante alla cooperazione culturale: e tuttavia i risultati finora conseguiti non sono da ritenersi soddisfacenti; il rapporto con le istituzioni culturali internazionali risulta compromesso dalla mancanza di cooordinamento, che deriva soprattutto dagli squilibri che si verificano nell'uso delle risorse finanziarie e dall'assenza di una strategia attenta, piu' che agli interventi straordinari, ai normali metodi di ordinaria amministrazione; la Convenzione per la protezione del patrimonio culturale e naturale, sottoscritta dall'Italia sin dal 1977 (legge n. 134 del 1977), della cui attuazione si occupano il Ministero per gli affari esteri e il Ministero dei beni culturali e ambientali (c'e', inoltre, a Parigi, un nostro ambasciatore, Delegato permanente all'UNESCO) non ha visto il nostro Paese svolgere alcun ruolo rilevante; l'Italia versa ogni anno il proprio contributo finanziario al "Fondo comune" (come previsto dalla Convenzione) non ricavandone benefi'ci di alcun tipo; a tutt'oggi risultano iscritti nella lista del patrimonio mondiale soltanto otto beni italiani (l'ultimo i "sassi di Matera", nel 1993), mentre paesi come la Spagna, la Francia, l'India ne hanno iscritti venti, e Paesi come l'Inghilterra, il Messico, la Grecia e la Germania ne hanno tredici; l'UNESCO e alcune istituzioni e associazioni internazionali come l'Icomos hanno frequentemente sollecitato il governo italiano a presentare nuove proposte per la "lista indicativa" del patrimonio mondiale l'ultima proposta italiana e' stata presentata nel 1984; alla prossima riunione del Comitato del patrimonio mondiale, che si terra' nel dicembre di quest'anno, vi e' all'esame una sola proposta italiana relativa al centro storico di Vicenza (che va ad aggiungersi ai quattro centri gia' iscritti: Firenze, Roma, Venezia, San Geminiano) -: quale sia l'azione che il nostro Governo porta avanti, presso l'UNESCO, per la cooperazione prevista dalla "Convenzione per la protezione del patrimonio culturale e naturale", ratificata dall'Italia con legge n. 134 del 1977; quali siano le ragioni per le quali l'Italia (dal 1977 a oggi) ha ottenuto la iscrizione di soli otto monumenti nella lista del patrimonio mondiale; quali siano le ragioni per le quali l'Italia non ha prodotto (dopo il 1984) la "lista indicativa" piu' volte richiesta dall'UNESCO; se e come il Governo intenda ridefinire i metodi della partecipazione italiana alla cooperazione culturale internazionale. (4-04288)
Come noto, l'UNESCO promuove la cooperazione internazionale necessaria all'applicazione delle principali convenzioni internazionali in materia di protezione dei beni culturali. L'obiettivo politico fondamentale perseguito in questi anni dal nostro Paese e' stato quello di rilanciare, attraverso l'UNESCO, l'impegno della comunita' internazionale per la tutela del patrimonio culturale da ogni rischio (eventi bellici, traffici illeciti, incuria e degrado) e per la sua valorizzazione nel quadro della difesa delle identita' culturali e della promozione del dialogo interculturale. In particolare, questo Ministero si e' impegnato al rafforzamento della tutela giuridica dei beni culturali, sia a livello multilaterale che bilaterale, affiancato dalle iniziative del Ministero dei Beni Culturali per il censimento e l'informatizzazione di tutti i beni da tutelare, dal consolidamento della struttura operativa dell'Arma dei Carabinieri preposta alla tutela del patrimonio artistico e dal ripristino della "Delegazione Siviero" (per il recupero delle opere trafugate durante la seconda guerra mondiale) sotto forma di unita' operativa insediata nell'organico di questo Ministero. L'Italia ha assunto in seno all'UNESCO un ruolo di primo piano, a partire dalla XVI Conferenza Generale (1991), quando, nella ricerca di una risposta ai rischi e ai danni al patrimonio culturale concretizzati nei conflitti regionali interetnici, in particolare nella ex-Jugoslavia, sollevo' con successo il problema di un piu' deciso potere d'intervento dell'UNESCO. Nell'ambito di un rilancio operativo della Convenzione di Parigi per la protezione del Patrimonio Mondiale Culturale e Naturale (1972), il Direttore Generale dell'UNESCO decideva di istituire in seno al Segretariato una struttura ad hoc - il Centro del Patrimonio Mondiale - il cui Vice Direttore e' stato designato nella persona del diplomatico italiano Giancarlo Riccio. La presenza italiana ha migliorato in modo significativo la collaborazione fra il Segretariato e il Ministero dei Beni Culturali, tanto che, oltre all'iscrizione di Vicenza, nel 1994, e' prevista, per il corrente anno, l'iscrizione di ben altri 4 siti (Siena, Napoli, Ferrara e Crespi d'Adda) nella lista del Patrimonio Mondiale. Accettata la linea operativa per il rilancio della Convenzione di Parigi, l'Italia ha portato avanti alla XVI e XVII sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale di cui e' membro una serie di proposte di revisione degli "orientamenti applicativi", quali l'introduzione di misure di coordinamento con le altre Convenzioni, il coinvolgimento di ambienti scientifici nazionali nei meccanismi di revisione periodica della lista dei beni aventi lo "status" di Patrimonio Mondiale e nella definizione di problemi tecnici e teorici di conservazione, nonche' altre misure volte al monitoraggio e alla conservazione dei beni piu' in pericolo. Nell'ambito del negoziato comunitario si e' giunti, con i Paesi piu' liberisti, al giusto compromesso volto a far valere esigenze per quanto possibile "protezionistiche", ottenendo l'estensione delle categorie soggette a limiti di circolazione e una dilatazione dei tempi ammessi per chiedere la restituzione dei beni eventualmente immessi illegalmente sul mercato intercomunitario. Nel negoziato UNIDROIT (Istituto Internazionale per l'Unificazione del Diritto Privato), svoltosi dall'81 al '93 per la preparazione di una nuova Convenzione internazionale sulla restituzione dei beni rubati o illecitamente esportati, negoziato che verra' finalizzato a Roma nel prossimo mese di giugno, l'Italia ha avanzato una serie di proposte - in larga misura recepite - per ricercare condizioni di garanzia contro i rischi di dispersione dei beni nazionali lasciati aperti dagli accordi comunitari. Si e' ottenuto in particolare il riconoscimento a favore di ciascuno Stato d'origine del diritto di agire per il recupero di opere eventualmente uscite illegalmente dal circuito comunitario attraverso un secondo Stato, in violazione dei predetti accordi, la regolamentazione rigida della restituzione in caso di furto e l'assimilazione al furto del caso di scavo clandestino. L'interesse dell'Italia all'iscrizione di siti nella Lista del Patrimonio Mondiale redatta ed aggiornata dal comitato Intergovernativo UNESCO del Patrimonio Mondiale, e che consente agli Stati aderenti alla pertinente Convenzione del 1972 il ricorso alle risorse del Fondo ad hoc, e' rivolto principalmente alla valorizzazione internazionale dei siti stessi, con tutti i benefici economici che potranno derivare al nostro Paese. A seguito delle ultime sessioni del Comitato del Patrimonio Mondiale e della proposta di revisione delle liste propositive nazionali di beni suscettibili di inclusione nella Lista del Patrimonio Mondiale, il Ministero dei Beni Culturali ha provveduto ad aggiornare la lista propositiva italiana del 1984, che e' stata inviata all'UNESCO il 20 settembre 1984 nella sua nuova edizione. Occorre rilevare che, secondo le procedure attuali, nessun passo concreto puo' essere fatto direttamente dal Ministero dei Beni Culturali o dal Ministero degli Affari Esteri a favore dell'iscrizione, se le competenti Soprintendenze e - prima ancora - i comuni interessati non provvedono a preparare la documentazione necessaria per corredare la richiesta di iscrizione. Il nostro Paese attualmente e' presente nella Lista dei beni naturali e culturali del Patrimonio Mondiale con i seguenti siti: 1) Le incisioni rupestri della Valcamonica; 2) il Centro Storico di Roma, compresa la Citta' del Vaticano, i Beni extraterritoriali della Santa Sede fino alle mura di Urbano VIII e San Paolo fuori le Mura; 3) il Centro Storico di Firenze; 4) la Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano e l'ultima Cena di Leonardo da Vinci; 5) Venezia e la sua laguna; 6) Pisa e la Piazza dei Miracoli; 7) San Gimignano; 8) i Sassi di Matera. Non e' mai stata completata, come richiesto, la documentazione per l'iscrizione di: Selinunte; Ostia Antica; Castel del Monte; Caserta: la Reggia Vanvitelliana; Assisi: architettura monastica del Medio Evo; Sabbioneta; mentre le competenti Sovrintendenze, pur sollecitate dal Ministero dei Beni Culturali fin dal febbraio 1889, non hanno mai provveduto a presentare una documentata richiesta per: Lucca: la cinta urbana; Rimini: San Francesco ed il Tempio Malatestiano; Barumini: il Complesso Nuragico. Nei prossimi mesi sara' sottoposta al comitato la richiesta relativa a Vicenza, mentre nella sessione del dicembre 1995 si decidera' sull'iscrizione di Siena, Napoli, Ferrara e Crespi d'Adda. Il Sottosegretario di Stato degli affari esteri: Gardini.