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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XII Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/00265 presentata da MAZZUCA POGGIOLINI CARLA (MISTO) in data 19941024

La sottoscritta chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che: l'informazione, per la sua natura di liberta' sancita dall'articolo 21 della Costituzione, puo' essere oggetto soltanto di una politica che salvaguardi, garantisca ed esalti il diritto di ogni cittadino di manifestare liberamente il proprio pensiero. Il che si traduce in una politica per la liberta' di espressione e per la liberta' di informazione; qualunque altra scelta avrebbe il sapore di un vecchio regime, la pretesa del Minculpop; nel progettare il sistema dell'informazione in Italia, tuttavia, si deve tener conto di due anomalie, che la contraddistinguono rispetto ad altri paesi occidentali e democratici. La prima concerne l'esistenza di un sistema pubblico radiotelevisivo molto vasto e ramificato; la seconda e' rappresentata dalla presenza di un monopolio privato, la cui concentrazione e' nata proprio dalla necessita' di stare sul mercato almeno alla pari con il colosso pubblico. Il problema vero sta nel fatto che il monopolio privato e' stato lasciato crescere quando il sistema pubblico era, per cosi' dire, "semi-privato", cioe' completamente nelle mani della partitocrazia, che lo aveva lottizzato in ogni suo aspetto. Il risultato e' quello che abbiamo oggi innanzi a noi: un sistema radiotelevisivo mastodontico, in cui ognuno degli operatori, per stare sul mercato, deve mantenere molti canali televisivi e radiofonici, supportandoli con attivita' editoriali; il sistema attuale ha prodotto effetti nefasti sulla qualita' dei programmi e dell'informazione. Il polo privato, ampiamente disponibile alle esigenze del mercato pubblicitario, ha acquisito un contenuto di qualita' adeguato alle richieste delle aziende inserzioniste, che molto spesso hanno guidato direttamente la redazione delle singole trasmissioni sponsorizzate, con le conseguenze sui livelli culturali che tutti possono verificare; come era prevedibile, dal canto suo il servizio pubblico ha dovuto partecipare alle inconsulte gare di ascolto, arbitrate dall'Auditel, privilegiando gli indici di gradimento e relegando all'ultimo posto gli aspetti culturali, in cio' snaturando l'essenza stessa della nozione di "servizio pubblico"; atteso quanto qui si ricordava all'inizio, con il richiamo all'articolo 21 della Costituzione, bisogna infatti sottolineare che lo Stato, nel costituire un servizio pubblico d'informazione, non puo' non perseguire finalita' sociali, anch'esse indicate nella nostra Carta fondamentale, come quella di educare - in senso mazziniano -, sollecitando l'interesse generale su tematiche di grande valore civile e culturale, che servano a far progredire nel Paese il senso di una coscienza sociale e democratica; l'acceso dibattito in corso sulla RAI riguarda tali aspetti, nonche' il ruolo che si vuole attribuire allo strumento pubblico in rapporto a finalita' ancora tutte da definire. Forse sarebbe stata utile una maggiore applicazione di forze politiche e culturali allo studio della qualita' dei programmi, delle nuove tecnologie, e delle modalita' attraverso le quali oggi e' possibile fare informazione in maniera piu' incisiva dei telegiornali. Infatti una Domenica in influenza la gente molto di piu' che un programma informativo vero e proprio, al quale certamente non arrivano i milioni di contatti di telespettatori di un varieta'; se si vuole parlare della qualita' culturale dei programmi bisogna trovare un terreno sgombro e possedere mezzi adeguati. Oggi la TV pubblica, forse anche per inseguire le scelte del polo privato, ha perseguito la politica degli acquisti esterni (soap opera, polizieschi e familiari), tutte trasmissioni che presentano modelli culturali poveri, estremamente semplificati, quando non del tutto negativi. Non esiste quasi piu' la produzione italiana, se non condizionata dalla pubblicita' che supporta. Non si tenta nemmeno di trovare una elaborazione dei programmi culturali, coerente e funzionale al mezzo televisivo; e' per questo che oggi un libro di per se' interessante puo' essere promosso, oltre che dalle colte parole di un critico autorevole, anche da messaggi piu' spettacolari e piu' coinvolgenti. Ci sono esempi di programmi di un certo successo dedicati a questo argomento; tuttavia una politica dell'informazione pubblica in senso lato deve perseguire soprattutto lo sviluppo del senso critico ed il coinvolgimento su temi culturali che possano arricchire anche coloro che, partiti svantaggiati, hanno diritto a quegli aiuti che una democrazia deve assicurare a tutti per promuovere l'uguaglianza dei cittadini, anche questo un principio sancito dall'articolo 3 della Costituzione; la capacita' educativa della televisione puo' essere dimostrata da un programma di alcuni anni addietro, quando Raffaella Carra' in un'ora di massimo ascolto per le casalinghe, ospito' l'onorevole Sgarbi, allora in veste di critico d'arte, per far spiegare ai telespettatori le modalita' attraverso le quali si apprezza e si comprende un'opera d'arte; l'informazione pubblica non puo' prescindere, quindi, da contenuti di qualita', anche in rapporto ai valori propri della nostra Nazione, quali il rispetto della persona, la tolleranza e gli altri valori della democrazia. In altri paesi stanno emergendo i danni che sono stati arrecati, soprattutto ai giovani ed ai minori, per la scarsa attenzione data dai mass media a questi temi. Una seria politica dell'informazione deve porsi anche l'obiettivo di far progredire e far crescere le generazioni future, nei sentimenti di liberta', uguaglianza ed appartenenza alla collettivita' sociale -: se sia intenzione di questo Governo favorire l'utilizzo del prodotto italiano, attraverso la defiscalizzazione degli oneri sociali relativi alla produzione audiotelevisiva; quali atti intenda operare per favorire la produzione audiotelevisiva, ad esempio attraverso incentivazioni ad hoc in analogia con le iniziative adottate in Francia, al fine di rilanciare e salvaguardare la nostra cultura, collocata nel quadro europeo; se il Governo intenda dare immediata e rapida attuazione alla legge sul cinema per riattivare il sistema produttivo nazionale, che comporta positive ed improcrastinabili ricadute sul piano occupazionale. (2-00265)

 
Cronologia
sabato 22 ottobre
  • Politica estera ed eventi internazionali
    L'Italia è condannata a pagare all'Unione europea una multa di 3621 miliardi di lire per non avere rispettato le quote di produzione del latte assegnate per il periodo 1989-1993.

mercoledì 26 ottobre
  • Parlamento e istituzioni
    Il leader della Lega Nord Umberto Bossi annuncia l'uscita del suo movimento dalla maggioranza subito dopo l'approvazione della legge finanziaria.