Documenti ed Atti
XII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00289 presentata da TRAPANI NICOLA (FORZA ITALIA) in data 19941103
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali e il Ministro per il coordinamento delle politiche dell'Unione Europea, per sapere - premesso che: la situazione vitivinicola comunitaria evidenza una riduzione crescente dei consumi ed un incremento costante della produzione, che portera' nel 2000 ad un'eccedenza strutturale di oltre 40 milioni di ettolitri, di cui 15 milioni potrebbero essere utilizzati a prezzi remunerativi sui mercati dell'alcool; tutto cio' e' causa di forte squilibrio fra la domanda e l'offerta del prodotto sul mercato che penalizza l'intero settore e costringe la Comunita' a grossi interventi a sostegno; tale crescente squilibrio si verifica malgrado la CEE abbia cercato di evitare le eccedenze produttive attraverso distillazioni obbligatorie penalizzanti e l'adattamento strutturale del potenziale viticolo mediante l'estirpazione definitiva ed il controllo dei reimpianti; la sovrapproduzione e' da attribuire in parte al calo dei consumi e alle sempre maggiori importazioni da altri Paesi concorrenti, ma principalmente all'incremento delle rese unitarie, oltre all'influenza nel settore vino delle uve da tavola; tale incremento di rese si verifica in tutti i Paesi produttori della CEE come conseguenza del ricorso generalizzato all'arricchimento con saccarosio e/o agli aiuti che la Comunita' eroga ai mosti concentrati ed ai mosti concentrati rettificati; gli attuali strumenti dell'OCM vitivinicolo (distillazioni obbligatorie penalizzanti per la soppressione delle eccedenze e l'adattamento strutturale del potenziale vitivinicolo mediante l'estirpazione) non hanno finora consentito il riequilibrio del mercato, anzi lo hanno aggravato, determinando dal punto di vista economico una situazione sempre piu' insostenibile per il bilancio della Comunita' e dal punto di vista economico-ambientale spopolamenti, desertificazione di alcune zone con incremento della disoccupazione ed abbassamento del reddito e del tenore di vita delle popolazioni; l'interpellante considera: improponibili i nuovi orientamenti della CEE ed in particolare la proposta di estendere a tutti gli Stati membri la possibilita' di autorizzare l'arricchimento con saccarosio (2^ nella zona N,1,5^ nella zona M e 1^ nella zona S) e/o con mosti concentrati senza aiuti, lasciando agli Stati membri e alle regioni la facolta' di stabilire norme piu' restrittive; inaccettabile la proposta di eliminare tutte le produzioni eccedenti le quote nazionali di riferimento (calcolate sulla media delle produzioni degli ultimi quattro anni) mediante la distillazione obbligatoria a basso costo. Le quote di produzione sono state fissate, infatti prendendo a riferimento la media produttiva di soli quattro anni, che non puo' essere significativa dal punto di vista storico, in quanto non consente di valutare correttamente l'evoluzione della produzione nei singoli stati dall'atto della costituzione della CEE; assurda la proposta di abolire le attuali norme relative alle pratiche e ai trattamenti enologici e permettere che vengano stabilite dal Comitato gestione vini su richiesta del rappresentante dei singoli stati membri. Verrebbe infatti a cadere il principio che dovrebbero esistere regole ben precise ed uguali per tutti gli Stati membri e che non vi devono essere deroghe a favore di singoli Stati; semplicemente vergognosa la proposta che per esigenze tecniche particolari, oltre al saccarosio, possa essere consentita l'aggiunta di acqua. Si ritorna al cosiddetto "zuccheraggio umido", a conferma che in Germania ed il altri Paesi nordici non c'e' solo l'esigenza di aumentare il grado zuccherino, ma di abbassare le elevate acidita' fisse (naturali in uve mature con 5/6^ alcolici potenziali). Tecnicamente per queste zone sarebbe, dunque, piu' appropriato ricorrere all'uso dei mosti concentrati rettificati, che contengono una certa percentuale di acqua, piuttosto che al saccarosio; inaccettabili sono pure: a) la gradazione minima di 6^ nella zona N e le eventuali deroghe di 1,5 per cento vol. alle gradazioni minime previste nelle zone M e S; b) l'aumento del titolo alcolometro con ambedue le tecniche consigliate all'articolo 14; c) il limite differenziato di aggiunta di saccarosio tra le varie zone, in quanto verrebbe a mancare la parita' di vantaggio economico; d) le limitazioni al titolo alcolometro totale; e) che l'elevazione del titolo naturale minimo delle uve ai nuovi valori non venga fissato con decorrenza immediata, ma dilazionato al 1990, senza alcuna motivazione tecnica; f) il regime di aiuti decrescenti fino al 1998 a favore dei mosti di uve concentrati e rettificati, mentre permangono i vantaggi economici per gli utilizzatori del saccarosio; g) il principio che la distillazione obbligatoria non venga ripartita tra tutti i singoli produttori dei Paesi della CEE e per tutti i vini, compresi i VQPRD, in proporzione alle rese unitarie ottenute -: se il Governo non ritenga opportuno: A) una netta e ferma opposizione alla proposta di riforma dell'OCM del settore vitivinicolo ed in particolare: 1) alla pratica di richiesta con saccarosio, chiedendone la immediata abolizione anche in quelle zone dove essa e' consentita; 2) al principio dell'eliminazione di eccedenze basato sulle quote da distillare; 3) alla maggior parte delle proposte contenute nel documento di riflessione della CE, in quanto non risolvono i problemi evidenziati che sono mirati a ridurre la produzione vitivinicola (per equipararla ai consumi) attraverso l'estirpazione dei vigneti nelle aree viticole mediterranee, che sono quelle tradizionalmente; B) vocate alla viticoltura; fissare prima di formulare controproposte, alcuni obiettivi ed in particolare: a) eliminare lo squilibrio attualmente esistente tra la produzione comunitaria di tutti i tipi di vino (comprese le esportazioni e detratte le importazioni) e le varie utilizzazioni, riequilibrando il mercato; b) migliorare qualitativamente la produzione e conseguentemente incrementare il consumo del vino; c) assicurare la pacifica convivenza e sopravvivenza delle popolazioni delle tradizionali regioni vitivinicole della CE, sviluppando la viticoltura nelle zone tradizionalmente vocate e dove non vi e' possibilita' di colture alternative, dove la vite rappresenta elemento di equilibrio economico sociale ed occupazionale; d) garantire senza interventi assistenziali, il reddito dei viticoltori passando dall'economia della difesa dei prezzi a quella degli interventi strutturali, duraturi ed organici, destinati alle imprese ricadenti in aree vocate e orientati a un miglioramento qualitativo della produzione; e) ridurre il costo degli interventi sostenuto finora dalla CE (circa 3500 miliardi), per cui si puo' contare nel portare avanti le proposte sull'appoggio non solo dei Paesi mediterranei ma anche dei Paesi comunitari non produttori di uva; C) stabilire prima di formulare controproposte, alcuni princi'pi inderogabili ed in particolare: 1) la parita' dei diritti e doveri di tutti i produttori vitivinicoli e gli operatori economici della CE; 2) il vino deve essere considerato frutto naturale della vite e prodotto, dunque, principalmente nel vigneto; 3) la vite deve continuare ad essere nelle zone tradizionali, fonte d'occupazione, reddito ed equilibrio ambientale; infine se il Governo non ritenga necessario proporre: il mantenimento della viticoltura nelle zone vocate e dove essa e' fonte di occupazione, di reddito senza possibili alternative e di equilibrio ecologico; il divieto di nuovi impianti (oltre il 1996), il controllo dei diritti al reimpianto e il divieto di trasferimento del diritto al reimpianto nelle zone a scarsa vocazionalita' viticola e oltre i limiti regionali; gli aiuti all'abbandono definitivo mediante l'estirpazione, proporzionalmente maggiori, nelle zone meno vocate e dove e' possibile la riconversione e l'alternativa colturale; l'obbligo di utilizzo di vitigni miglioratori nei reimpianti ed aiuti alla riconversione varietale e alla ristrutturazione dei vigneti nelle zone vocate (reinnesto, modifica densita' di impianto); l'armonizzazione della regolamentazione comunitaria a tutti i livelli in riferimento alle tecniche e alle pratiche enologiche; il divieto della pratica dello zuccheraggio in tutta la CE ed uso dell'arricchimento, ove e' necessario, senza limiti di incremento esclusivamente con prodotti provenienti dalla vite ( mosti concentrati e rettificati) e senza aiuti. Cio' spingerebbe i viticoltori ad abbassare le rese per evitare o ridurre la costosa pratica dell'arricchimento e consentirebbe di conseguire nel vigneto un sufficiente grado di maturazione delle uve, indispensabile per potere, poi, produrre in cantina vini di qualita'. Tutto cio' dovrebbe comportare una diminuzione di ben 27 milioni di Hl/anno in tutta la CE e riequilibrare il mercato, riducendo le spese di intervento comunitario; il riesame delle attuali delimitazioni e classificazioni delle zone viticole che dovrebbero essere ricondotte a due e per le quali l'unica differenza legislativa sostanziale dovrebbe essere la gradazione minima naturale di 8^ nelle regioni settentrionali e di 9^ nelle restanti regioni meridionale. L'aumento delle gradazioni minime naturali dovrebbe garantire la riduzione delle rese ed il miglioramento qualitativo della produzione; l'aumento delle prestazioni viniche per tutti i vini, anche per i VQPRD, portandole al 15 per cento e remunerandole adeguatamente. Potra' essere utilizzato, previa denaturazione, il prodotto delle ultime pressature, con conseguente miglioramento qualitativo e diminuzione delle eccedenze; di fissare per tutti i tipi di vino dei tetti massimi di produzione/Ha compatibili con il concetto di qualita', in funzione della zona viticola (condizioni pedoclimatiche) nel rispetto delle gradazioni minime graduali previste nelle zone ed in funzione della densita' di impianto; di escludere le uve da tavola dall'OCM vitivinicolo ed inserirle nel settore ortofrutticolo; di prevedere 2 distillazioni: una preventiva, generalmente di carattere facoltativo per eliminare i prodotti piu' scadenti e migliorare la qualita'; una obbligatoria penalizzante, direttamente proporzionata alle rese dei singoli produttori della Comunita', finalizzata ad eliminare le eccedenze produttive. Tale distillazione va calcolata a montegradi e non ad ettolitri, senza poter fare la media pendente con gli acquisti. Essa puo' essere assolta anche mediante consegna, al posto del vino, di mosti alle industrie di concentrazione per un corrispondente montegradi zuccherino; una politica organica di difesa e promozionale del consumo del vino; di ridurre le accise sul vino ed armonizzarle alle altre bevande alcoliche negli stati non produttori, ferma restando l'esigenza dei Paesi produttori di non applicare alcuna accisa sul vino per favorire i consumi. L'attuale regime di accisa penalizza il vino e ne deprime il consumo; di potenziare i controlli e la lotta alle frodi in particolare attraverso: lo schedario vitivinicolo, l'impiego della risonanza magnetica, un efficiente corpo ispettivo comunitario e una legislazione comunitaria unica e perequativa tra le varie zone e le varie categorie di vini da tavola e di VQPRD, in particolare per quanto riguarda le pratiche enologiche (arricchimenti, distillazioni, eccetera); di introdurre una normativa piu' rigorosa per quanto riguarda i VQPRD, che andrebbero meglio definiti, determinando con criteri oggettivi le zone di produzione ed i vitigni e prevedendo efficaci controlli analitici ed organolettici prima dell'immissione al consumo; di sviluppare la ricerca scientifica al fine di migliorare la qualita' e trovare altre vie di sbocco con prodotti alternativi; di intensificare gli interventi per favorire la commercializzazione verso i Paesi terzi. (2-00289)