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Documenti ed Atti

XII Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/00340 presentata da CRUCIANELLI FAMIANO (RIFONDAZIONE COMUNISTA - PROGRESSISTI) in data 19941128

I sottoscritti chiedono d'interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, e i Ministri degli affari esteri e della difesa, per sapere - premesso che: si sta profilando, in merito al conflitto che da quasi 1000 giorni insanguina la ex-Jugoslavia, una sempre piu' plateale divergenza di vedute tra Onu e Nato e, all'interno dell'Alleanza Atlantica, tra USA da un lato e Francia, Spagna e Gran Bretagna dall'altro; la decisione dell'amministrazione Clinton di revocare unilateralmente l'embargo delle armi verso la Bosnia (seguita su questa strada dalla Turchia, altro paese membro della Nato) sta provocando la prima grossa frattura nella storia dell'Alleanza Atlantica fra Stati Uniti e Paesi europei; ricevendo a Bruxelles la scorsa settimana una delegazione ufficiale del Parlamento italiano il segretario generale della Nato, Willy Claes, ha deprecato, con una schiettezza inusitata, la decisione americana. "Violare l'embargo decretato dalle Nazioni Unite - ha osservato Claes - costituisce una vera e propria delegittimazione dell'Onu e puo' provocare una seria rottura dell'Alleanza"; la decisione di Washington avviene nel contesto di una operazione denominata "Sharp guard" avviata dalla Nato in Adriatico il 15 giugno 1993, per il controllo dell'embargo sulle armi, disposto nei confronti di tutti i belligeranti dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, nonche' dall'embargo quasi totale, disposto nei confronti della Repubblica Federale Jugoslava; attualmente la Nato sta operando nell'Adriatico con una forza multinazionale composta da sedici navi. Di questa forza fanno parte due navi americane alle quali e' stato impartito l'ordine di non bloccare piu' le navi con carichi di armi dirette in Bosnia, bensi' di scortarle per controllare che le armi giungano a destinazione e non siano stornate a favore di belligeranti diversi dai bosniaco/musulmani; le altre navi della Nato, invece, devono vigilare per impedire che alcun carico di armi giunga ai belligeranti di qualsiasi fazione o nazionalita'. Per assurdo le navi europee della Nato dovrebbero costringere quelle Usa (sempre della Nato) a rispettare, anche con il ricorso alla forza, l'embargo sulle armi; si tratta di una lacerazione che investe i meccanismi piu' vitali della Nato. Emblematica e' la posizione del Comandante supremo alleato (Saceur), il generale americano George A. Joulwan, che e' contestualmente a capo di tutte le forze americane in Europa e di tutte le forze dell'Alleanza. Egli dovrebbe, in qualita' di comandante della Nato, applicare l'embargo verso tutti i belligeranti mentre, come dipendente dell'Amministrazione americana, disapplicare l'embargo verso la Bosnia; gli Stati Uniti, con la loro decisione unilaterale, hanno posto l'Alleanza di fronte al fatto compiuto e stanno ponendo in essere degli antefatti che rischiano di trascinare la Nato sempre piu' direttamente nel conflitto bosniaco, nel quale, per altro, gli USA non sono disposti ad essere coinvolti fino in fondo; l'offensiva serba nella sacca di Bihac sta provocando centinaia di morti e la fuga disperata di migliaia di civili. L'intensificarsi del conflitto in questa zona della Bosnia e' tanto piu' grave in quanto Bihac e' stata proclamata zona protetta dalle Nazioni Unite; la violazione di questa zona protetta era gia' avvenuta, tra il silenzio irresponsabile dell'Onu, alla fine dell'estate. In quella occasione si e' consentito alla V armata bosniaco/musulmana di portare a termine una offensiva nella sacca di Bihac costringendo alla fuga i musulmano/secessionisti di Fikret Abdic, la cui politica neutralista aveva fino a quel momento risparmiato questa zona dalla guerra; i recenti bombardamenti della Nato sulla Krajina controllata dai Serbi e contro le postazioni dei serbo/bosniaci a nord di Banja Luka, sono solo serviti ad infiammare tutti i fronti della guerra, annullando gli sforzi fin qui conseguiti dalla diplomazia; negli ultimi mesi infatti, anche per il positivo ruolo svolto dalla diplomazia russa, si stava conseguendo qualche risultato concreto. La rottura tra Milosevic con i "fratelli" serbi di Pale, l'estensione delle aree protette, la smilitarizzazione dei monti intorno a Sarajevo, la riapertura dell'aeroporto di Tuzla e il mandato europeo sulla citta' di Mostar erano comunque risultati apprezzabili, specialmente se paragonati al niente dei due anni precedenti; questo processo doveva essere responsabilmente consolidato ed incoraggiato da atti ed iniziative adeguate. Invece gli Usa hanno revocato l'embargo sulle armi alla Bosnia, si e' tollerata la controffensiva musulmana, si e' ricorsi al bombardamento aereo solo contro una delle parti in guerra; le iniziative Usa e Nato rischiano di mettere a repentaglio la vita dei 24 mila caschi blu dislocati in Bosnia. Si fanno sempre piu' insistenti, infatti, le voci di un ritiro generalizzato dei caschi blu; la strategia della nuova maggioranza repubblicana del congresso americano e' stata esemplarmente esposta dal senatore Bob Dole secondo il quale "i caschi blu hanno fallito la loro missione in Bosnia" e che dunque devono rientrare il prima possibile a casa. Dole ha inoltre confermato che la nuova maggioranza repubblicana sara' molto piu' severa nei confronti dell'Onu, non escludendo una riduzione del contributo americano al palazzo di vetro. Dole ha chiesto inoltre l'immediata sostituzione del rappresentante Onu per la ex-Jugoslavia Akashi e del generale Michael Rose capo militare dei caschi blu in Bosnia; lo stesso segretario generale dell'Alleanza Atlantica Willy Claes ha ammesso che il ruolo della Nato e quello dell'Onu, in merito alla vicenda bosniaca, sono inconciliabili; e' sorprendente, in merito a questa delicata vicenda, l'assoluta assenza d'iniziativa e di presa di posizione del Governo italiano. Questa latitanza appare tanto piu' grave considerato il ruolo dell'Italia dal cui territorio partono i caccia della Nato per i raids sulla Bosnia. Si pone infatti il problema, vista la decisione Usa di non rispettare piu' l'embargo sulle armi deciso dall'Onu, di revocare l'utilizzo delle basi e dei porti italiani ai caccia e alle navi militari degli Stati Uniti -: quale sia la posizione del Governo italiano sulla crescente divergenza all'interno della Nato; se non ritenga incompatibile la presenza, tra le forze militari della Nato impegnate nell'attuazione della "No Fly zone", degli Stati Uniti, avendo questo paese dichiarato di non voler rispettare piu' l'embargo sulle armi proclamato dall'Onu; se non ritenga, conseguentemente, di voler interdire l'uso di suddette basi e porti italiani alle forze militari americane fino ad oggi impegnate in iniziative concernenti la ex-Jugoslavia; come il Governo italiano ritenga compatibili i recenti anacronistici bombardamenti della Nato sulla Krajina e sulla Bosnia con la lettera e il dettato dell'articolo 11 della Costituzione; quali iniziative diplomatiche intenda assumere affinche': sia scongiurato l'allargamento del conflitto all'insieme dei balcani; sia ristabilito il cessate il fuoco nelle zone oggi soggette al riacutizzarsi del conflitto; sia consentito l'arrivo presso la popolazione civile degli aiuti umanitari; sia rispettato veramente l'embargo Onu sulle armi. (2-00340)

 
Cronologia
domenica 27 novembre
  • Politica estera ed eventi internazionali
    Con una maggioranza dell'88,4%, i norvegesi bocciano l'ingresso nell'Unione europea già sottoscritto dal Governo.

giovedì 1° dicembre
  • Politica, cultura e società
    Dopo una lunga trattativa Governo e sindacati firmano l'accordo sulle pensioni, che elimina le penalizzazioni per le pensioni d'anzianità e sblocca le pensioni per i lavoratori con 35 anni di servizio dal giugno 1995. Cgil, Cisl e Uil revocano lo sciopero previsto per il 2 dicembre.