Documenti ed Atti
XII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/06568 presentata da SCALIA MASSIMO (PROG.FEDER.) in data 19950117
Al Ministro per i beni culturali e ambientali. - Per sapere - premesso che: il 19 settembre 1994 la Commissione consultiva per i beni ambientali della regione autonoma Friuli-Venezia Giulia ha espresso un parere "favorevole di massima" previsto in comune di Staranzano (provincia di Gorizia), alla foce del fiume Isonzo; la suddetta Commissione e' l'organo consultivo, istituito dalla legge regionale n. 29 del 1988, di cui l'amministrazione regionale si avvale per l'esame dei progetti che ricadono in zone soggette a vincolo paesaggistico ai sensi della legge n. 1497 del 1939 e della legge n. 431 del 1985; al parere della Commissione ha fatto seguito l'autorizzazione paesistica (anch'essa "di massima"), firmata dal direttore regionale della pianificazione territoriale, autorizzazione a sua volta suscettibile di annullamento da parte del Ministro per i beni culturali e ambientali, ai sensi dell'articolo 1 della legge n. 431 del 1985; manca ancora l'autorizzazione - di competenza del magistrato delle acque - relativa all'apertura dei varchi nell'argine sul canale Quarantia (indispensabili per consentire l'accesso dei natanti nelle previste darsene), mentre sussistono forti dubbi sulle conseguenze ambientali e sui costi del dragaggio dello stesso canale. Solo in parte conosciuta e' infatti la situazione idrologica della zona in questione, caratterizzata da fenomeni di subsidenza, risorgive, presenza di falde profonde e superficiali, con cui interferiscono i prelievi per l'acquedotto di Trieste e per i numerosi pozzi privati. Il progressivo abbassamento della falda superficiale, gia' constatato, puo' far presagire l'irruzione di acque salmastre nel sottosuolo, con gravi conseguenze sul suolo e sul patrimonio idrico: i possibili effetti su tale delicatissima situazione derivanti dallo scavo di vaste darsene (estese per molti ettari), dal dragaggio del Quarantia e dal taglio dell'argine dello stesso, dovrebbero essere attentamente valutati e studiati (e non lo si e' fatto); il "Marina" di Staranzano consisterebbe in un mega-porto nautico da 3.000 posti barca (piu' di 1.090.000 metri cubi di edifici ad uso residenziale, servizi vari, zona artigianale, eccetera), estesi su una superficie complessiva di 240 ettari e con un totale di 11.000 utenti previsti (attualmente l'intero comune di Staranzano raggiunge a stento le 6.000 anime); il tutto affaccerebbe sul canale Quarantia, ad immediato ridosso della foce del fiume Isonzo, foce che - racchiudendo al suo interno l'Isola della Cona - rappresenta uno degli ambienti naturali di maggior pregio della fascia costiera del Friuli-Venezia Giulia e riveste un grande valore sia naturalistico (soprattutto come zona di sosta e nidificazione per decine di specie di uccelli acquatici migratori e non), sia paesaggistico (e per questi motivi la foce dell'Isonzo e' infatti inserita nell'elenco delle zone di importanza internazionale per la sosta e la nidificazione degli uccelli migratori); i suddetti motivi, fin dal 1978, con il piano urbanistico regionale (PUR), la foce dell'Isonzo, e' stata in effetti inserita all'interno del previsto parco naturale regionale dell'Isonzo, di cui e' stata per ora concretamente pianificata (e dotata delle necessarie strutture per la visita) appunto la parte della foce, ribattezzata "Parco della Cona" dal comune di Staranzano, che lo gestisce in base alla legge regionale n. 11 del 1983 sui parchi naturali; lo stesso PUR del 1978 destinava peraltro l'area immediatamente adiacente la foce, dove si vorrebbe costruire il "Marina", ad insediamenti turistici nautici e tale destinazione - la cui incongruenza non e' stata mai riconosciuta dalla regione - ha trovato conferma nei successivi strumenti urbanistici comunali; complessivamente, dal 1990 ad oggi, ammontano ad oltre 2 miliardi di lire gli investimenti che la regione Friuli-Venezia Giulia ha destinato al "Parco della Cona", nel quale - anche a seguito dell'esecuzione di opere di ripristino ambientale e rinaturalizzazione - si e' riscontrato un notevolissimo arricchimento della gia' cospicua avifauna selvatica presente, insieme ad un crescente flusso di visitatori (stimato intorno alle 20.000 presenze annue). Sono quindi ben concrete le prospettive di sviluppo di un turismo soft, ad elevato livello culturale e basso impatto ambientale: tutto cio' rischia di essere definitivamente compromesso dalla costruzione del sopracitato "Marina", per l'inevitabile sconvolgimento ambientale che ne conseguirebbe; sotto il profilo paesaggistico, infatti, l'area di sedime del progettato "Marina" riveste notevole interesse, tanto da essere stata proposta per l'assoggettamento al vincolo di cui all'articolo 2 della legge n. 1497 del 1939, su iniziativa delle associazioni ambientaliste (WWF, Legambiente, LIPU), ma tale proposta non e' stata pero' presa in considerazione dalla regione Friuli-Venezia Giulia, in quanto l'area stessa e' destinata ad insediamenti turistici nautici dai vigenti strumenti urbanistici; anche l'area del Parco della Cona, soggetta a vincolo ai sensi della legge n. 431 del 1985, non mancherebbe di subire l'impatto negativo derivante dalla costruzione del mega-complesso nautico immediatamente a ridosso, non soltanto per l'inevitabile alterazioni dell'aspetto complessivo dei luoghi, ma anche per le modificazioni di lungo periodo, derivanti per esempio dalla risalita di acqua salina a seguito del necessario scavo del canale Quarantia (finalizzato a permettere l'accesso di un maggior passaggio); da un punto di vista naturalistico ed ambientale, invece, e' facile prevedere che il disturbo, i rumori e l'inquinamento luminoso prodotti dall'utilizzo del porto nautico e delle connesse infrastrutture, non potranno non avere conseguenze estremamente negative anche sulla presenza dell'avifauna nell'area della Cona, per tacere dell'inquinamento (dovuto allo sversamento di olii, alle vernici antivegetative, ecc.) inevitabilmente legato alla presenza ed al transito di un cosi' gran numero di imbarcazioni; le decisioni gia' assunte e quelle future, nell'ambito dell'iter autorizzativo del processo in questione, prescindono completamente - tanto per gli aspetti paesaggistici ed ambientali, quanto per quelli idraulici - da qualsiasi procedura di valutazione di impatto ambientale, non prevista per il "Marina" in base alle norme regionali in materia, mentre e' prescritta per interventi anche di dimensioni minori, purche' inseriti nell'elenco ufficiale dei porti e degli approdi nautici istituito dalla legge regionale 22/87 (elenco di cui il "Marina" di Staranzano non fa parte). Cio' rappresenta un'evidente assurdita', gia' segnalata dalle associazioni ambientaliste alla Commissione dell'Unione europea, per la violazione di fatto della direttiva n. 85/337 sulla VIA -: quale sia la posizione del Ministro interrogato a riguardo; cosa intenda fare per garantire la dovuta tutela della foce del fiume Isonzo; se in particolare intenda esercitare il suo potere di annullamento (articolo 1, legge 431/85) dell'autorizzazione regionale relativa alla costruzione del "Marina" di Staranzano. (4-06568)
In merito all'interrogazione parlamentare indicata in oggetto si comunica che l'autorizzazione regionale relativa alla costruzione del "Marina" di Staranzano e' stata annullata da questo Ministero, ai sensi della legge 431 del 1985, con provvedimento del 26 gennaio 1995, emanato a seguito del parere negativo espresso dalla Soprintendenza archeologica e per i beni ambientali, architettonici, artistici e storici di Trieste, che ha ritenuto le opere progettate non compatibili con la tutela paesaggistica dei luoghi. Il Ministro dei beni culturali e ambientali: Paolucci.