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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/06557 presentata da MARIANO ACHILLE ENOC (ALLENZA NAZIONALE - MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO) in data 19950117

Al Ministro della sanita'. - Per sapere - premesso che: dalle risultanze della rilevazione condotta da una societa' di consulenza in merito all'andamento del settore termale, cosi' significativo sul piano sanitario e sociale, nel triennio 1991-1993, nel corso del quale ii' fatturato diretto delle circa 300 Aziende Termali italiane ha subi'to una flessione del 20 per cento, dai 349 miliardi nel '91 ai 281 miliardi nel '93. Ridotto addirittura del 38 per cento, tra il '91 e il '93 la spesa pubblica termale, sostenuta dal Fondo Sanitario Nazionale e, contrattasi infatti dai 206 ai 128 miliardi circa inoltre e' il caso di ricordare che nel medesimo arco di tempo l'entita' globale dello stesso Fondo sl e' aggirata attorno ai 100 mila miliardi di lire. supera il 30 per cento il crollo dell'utenza nel triennio: da 1 milione e 600 unita' a 1 milione e 100 mila, con relativa caduta dell'ocupazione, che lambisce il 20 per cento - quasi 1000 posti di lavoro in meno nel comparto degli "stagionali" che e' tipico del settore; la crisi attuale del termalismo - che contribuisce per il 6 per cento al movimento turistico nazionale complessivo, in misura pari al turismo d'affari per fiere, congressi, ecc.., e di due punti superiore a quello dei laghi e sta intaccando sensibilmente l'indotto, il cui danno e' da valutare, sulla base degli indici determinati dalle analisi economiche, in non meno di 800 miliardi in ragione di volume di affari, oltre alle pesanti conseguenze sul fronte dell'occupazione. Va considerata poi ugualmente massiccia la perdita in termini di presenze alberghiere connesse all'attivita' termale, crollate di oltre 1 milione e 600 mila unita', da 8,6 a 6,9 milioni circa; come e' stato anche indirizzato dalla Consulta Nazionale sul Termalismo, il 50 per cento dell'utenza termale e' costituita da soggetti al di fuori del sistema produttivo per ragioni di eta', mentre il 26 per cento e' formato da lavoratori dipendenti a fronte del 74 per cento comprensivo di ogni altra categoria: in tale contesto si colloca nel '93 il limitato ricorso a congedi termali diversi dalle ferie annuali e in misura pari al 4 per cento del totale curandi; fenomeno peraltro pressoche' azzerato nel '94 in seguito all'abolizione dei congedi straordinari per cure termali nel pubblico impiego. A fronte di tali risultanze si interroga il Ministro su quali iniziative si intendano assumere per neutralizzare gli effetti perversi che bloccano il rilancio del settore -: se non si ritenga di garantire intanto una sorta di moratoria pluriennale, con esclusione cioe' di ulteriori inasprimenti e restrizioni che a questo punto, oltre ad impedire il necessario rilancio da realizzare attraverso adeguate strategie imprenditoriali e iniziative di investimento, innesterebbero certamente spirali irreversibili in direzione del "crack" dell'intero comparto; nell'attesa di un'apposita legge di riordino del settore termale, oggetto di rinnovate iniziative in corso, e considerato che il momento esige dalle regioni l'adozione di politiche mirate alla piena valorizzazione dei loro patrimoni costituiti dalle rispettive risorse idrotermali, se non fosse urgente, opportuna ed indispensabile l'immediata attivazione di una sede istituzionale di confronto tra parte pubblica - Governo e regioni - e Aziende Termali per affrontare l'attuale fase di transizione, definendo in particolare i necessari adeguamenti delle tariffe dei cicli di cura, ferma da due anni; se non sia inoltre di massimo rilievo, per il settore termale in crisi, l'acuta necessita' di riconsiderarne il rapporto con taluni aspetti specifici dell'imposizione fiscale, quali il regime dell'IVA, il riferimento alla stagionalita' per le imposte locali e l'univocita' nazionale della tassa di depurazione delle acque reflue. (4-06557)

 
Cronologia
venerdì 13 gennaio
  • Parlamento e istituzioni
    Il Presidente della Repubblica conferisce a Lamberto Dini, già Ministro del Tesoro nel precedente governo Berlusconi, l'incarico di formare un nuovo governo.

martedì 17 gennaio
  • Parlamento e istituzioni
    Dini scioglie positivamente la riserva e forma un ministero composto esclusivamente da tecnici, con un programma definito di governo, che comprende la manovra correttiva, la riforma del sistema pensionistico, la legge elettorale per le regioni e la riforma dell'informazione. Il Governo sarà sostenuto dal PPI, dalla Lega nord, dal Patto Segni e dai Progressisti ad eccezione degli esponenti del Partito della rifondazione comunista.

lunedì 23 gennaio
  • Parlamento e istituzioni
    Il Presidente del Consiglio presenta il Governo alle Camere e ne illustra le linee programmatiche.