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Documenti ed Atti

XII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/06899 presentata da PISTONE GABRIELLA (RIFONDAZIONE COMUNISTA - PROGRESSISTI) in data 19950131

Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per la famiglia e la solidarieta' sociale e dell'interno. - Per sapere - premesso che: il tragico rogo in cui hanno perso la vita quattro bambini Rom, nella loro roulotte precariamente riscaldata in un campo abusivo nei pressi del centro d'accoglienza di via Corelli a Milano, non e' che il piu' recente e grave di molti episodi simili, verificatisi praticamente in tutte le citta' italiane nelle quali simili accampamenti ospitano nomadi e profughi dall'exJugoslavia; la legge n. 390/92 detta precise garanzie di accoglienza e prima assistenza per i profughi e disertori dalla guerra civile jugoslava, valutati dal Ministero dell'interno ad oltre 30.000 dall'inizio del conflitto, dei quali a tutt'oggi solo poco piu' di 2.000 sono ospitati nei centri d'accoglienza predisposti nell'Italia nordorientale, mentre gli altri sono dispersi in tutta Italia e spesso obbligati a vivere in campi sprovvisti dei minimi servizi essenziali, pur trattandosi solo in parte di persone nomadi; in particolare a Milano da anni l'Opera nomadi ed altre associazioni avevano chiesto invano all'amministrazione comunale di individuare tre aree attrezzate per la sosta dei profughi, una per ciascuna delle principali nazionalita' ex jugoslave, cosi' che i profughi, sia di etnia Rom che di altre etnie e culture, sono stati e sono costretti a vivere in campi di fortuna ai margini della metropoli, con tutti i relativi rischi per la loro incolumita' e salute; il comune di Milano non ha mai provveduto, a differenza di altri comuni metropolitani italiani, ad un censimento complessivo di queste presenze, valutabili complessivamente fra le 1.500 e le 2.000 persone, fra Rom e Sinti preesistenti alla guerra nell'ex Jugoslavia - in maggioranza cittadini italiani - e nomadi e rifiugiati giunti successivamente, dei quali circa la meta' sono minori; a Milano esistono solo quattro campi nomadi attrezzati (in misura comunque insufficiente, con una media di un servizio igienico per venti persone), tutti individuati negli anni '80 e tre dei quali istituiti gia' dal 1986-1987 con fondi comunali: solo per il quarto, dopo diverse pressioni e manifestazioni, l'attuale amministrazione comunale ha chiesto alla regione Lombardia un finanziamento di un miliardo di lire per l'attrezzatura; l'insufficienza dei quattro campi, anche solo per la popolazione zingara di nazionalita' italiana, e' dimostrata dal loro sovraffollamento e dalla nascita di un quinto campo abusivo in via Palizzi, tollerato ma attualmente minacciato di sgombero, nel quale vivono oltre duecento persone di nazionalita' italiana privi di qualunque servizio ed a rischio grave d'incendio, esattamente come negli altri campi abusivi di cui e' disseminata la periferia milanese; molte centinaia di persone, nella quasi totalita' provenienti dall'ex Jugoslavia e non tutti nomadi, non hanno dunque altra scelta se non di accamparsi ai margini della citta' e dei paesi, continuamente soggetti a sgomberi e trasferimenti forzosi; anche i servizi per la scolarizzazione dei minori, che hanno comunque agevolato la frequenza scolastica che coinvolge attualmente oltre 400 bambini Rom e Sinti, sono stati avviati in realta' dalle precedenti amministrazioni comunali; appare dunque evidente una grave e colpevole disattenzione da parte dell'amministrazione comunale di Milano, che ha evitato di fare ricorso alle previsioni ed ai fondi dell'apposita legge regionale della Lombardia, la quale prevede non solo il finanziamento dei campi sosta - da individuare da parte dei comuni -, ma la loro possibile trasformazione in aree residenziali edificabili a fronte di una sedentarizzazione dei nomadi, ed inoltre interventi per la scolarizzazione e la cura dei minori e la tutela dell'identita' culturale; non risulta d'altra parte che il comune di Milano e la maggior parte dei comuni dell'Hinterland abbiano fatto alcun uso dei mutui agevolati garantiti dal decreto del Ministero dell'interno del 7 aprile 1989, che, in applicazione della legge n. 67 del 1988 e su indicazione delle prefetture, attribuiva la somma di 4.800 milioni al comune di Milano e di 150 milioni a Binasco, 215 a Buccinasco, 352 a Cologno Monzese, 80 a Corno Giovine, 300 a Garbagnate, 50 a Muggio', 150 a Lissone, 500 a Senago, 100 a Somaglia, per un totale di ben 6.697 milioni di lire, tutti finalizzati alla predisposizione di aree sosta per le minoranze nomadi, ne' risulta che la prefettura di Milano abbia vigilato sulla tempestiva individuazione delle aree ed uso dei fondi di cui sopra; anche di fronte al successivo afflusso di rifugiati dalla guerra civile jugoslava il comune di Milano e molti comuni limitrofi hanno evitato di fare ricorso ai fondi stanziati dalla legge n. 390 del 1992 e dai successivi decreti applicativi, nonche' dall'Unione europea, per la prima accoglienza e l'assistenza ai profughi stessi; tali comportamenti sembrano corrispondenti ad una precisa linea politica efficacemente espressa, in occasione del recente disastro, dal sindaco di Milano Formentini, per il quale "non c'e' posto" a Milano per le minoranze nomadi che "non portano nulla alla citta', sono un peso e non contribuiscono allo sviluppo della societa'", la predisposizione di condizioni di vita umane attirerebbe "un'invasione", e dunque la sola forma di prevenzione di incidenti anche mortali sarebbe lo sgombero; dichiarazioni siffatte, oltre ad esprimere ed incentivare pericolosi pregiudizi e discriminazioni, sono in contraddizione con tutta la piu' recente elaborazione sovranazionale, e specificamente europea, sulla tutela e il valore delle culture nomadi, ed inoltre non tengono alcun conto ne' del carattere di profughi di guerra assunto dai piu' recenti afflussi di cittadini delle repubbliche ex jugoslave, ne' dell'avvenuta sedentarizzazione e possibilita' di inserimento socio-abitativo della maggioranza dei Sinti e dei Rom di piu' antico insediamento in Italia e/o di cittadinanza italiana; ripetutamente invitati ad intervenire, i ministeri competenti hanno evitato in questi anni di predisporre un piano organico a livello nazionale per il censimento nazionale, l'accoglienza, la ridislocazione territoriale e la fornitura di strutture alloggiative e servizi essenziali per i profughi dall'ex Jugoslavia, intervenendo tardivamente solo laddove, come a Firenze, l'individualita' dei campi abusivi aveva raggiunto livelli esplosivi; anche i diversi responsabili della protezione civile hanno ripetutamente rifiutato di fare ricorso alle strutture a loro disposizione, che potrebbero garantire un riparo ed i servizi minimi a migliaia di profughi e nomadi e che invece giacciono inutilizzate nei depositi; i pochi censimenti ed interventi effettuati, per iniziativa degli enti locali e/o sulla spinta dell'emergenza sociale, sono stati condizionati dalla vigenza di due circolari dell'ex capo della Polizia Parisi (della cui correzione l'ex ministro Guidi si era fatto garante innanzi al Parlamento), che escludono tuttora dal soggiorno legale per motivi umanitari quei profughi che fossero entrati in Italia prima del giugno 1991, data convenzionale dell'inizio della guerra nell'ex Jugoslavia, o avessero ricevuto in precedenza decreti di espulsione per l'irregolarita' del soggiorno, operando cosi' una inaccettabile discriminazione all'interno delle stesse famiglie e fra soggetti in condizione pressoche' identica, comunque impossibilitati a fare ritorno alle case ed alla famiglie distrutte dalla guerra; incidenti mortali e vere e proprie stragi, come quella di Milano, potrebbero dunque ripetersi in qualsiasi momento in molte citta' italiane, dal Nord al Sud, in assenza di un intervento nazionale e coordinato che coinvolga gli enti e le amministrazioni centrali dello Stato; la crisi di Governo ha sospeso di fatto i lavori dei due tavoli di consultazione istituiti presso la Presidenza del Consiglio, sui problemi rispettivamente dei rifugiati ex jugoslavi e delle minoranze Rom e Sinti, dai quali doveva appunto emergere un'ipotesi di riassetto legislativo ed amministrativo e di intervento non solo di emergenza ma permanente, finalizzato all'accoglienza, all'inserimento abitativo, sociale e lavorativo ed alla valorizzazione culturale -: se non ritengano, nell'ambito delle rispettive competenze: di intervenire nelle forme opportune affinche' nell'area milanese, e nelle altre aree metropolitane interessate dall'afflusso di nomadi e rifugiati, si sospenda ogni intervento di sgombero, la protezione civile fornisca in via di emergenza strutture e servizi essenziali e mezzi antincendio in tutti i campi "abusivi", e si individuino immediatamente aree per la sosta dei profughi; di verificare sistematicamente l'attuazione delle leggi nazionali e regionali esistenti e l'uso dei relativi fondi, per giungere in tempi brevi all'emanazione di nuove direttive nazionali per l'individuazione ed attrezzatura dei campi sosta per i nomadi e l'alloggio dei nomadi sedentarizzati, nonche' per l'integrazione scolastica dei minori e per la valorizzazione del lavoro autonomo e cooperativo e dell'identita' culturale dei Rom e Sinti; di annullare le circolari citate relative all'attribuzione del permesso di soggiorno a sfollati, rifugiati e disertori di guerra, di vigilare sull'applicazione coerente della legge 390 da parte delle questure e della polizia di frontiera, e di predisporre un piano nazionale per la ridislocazione dei rifugiati ed il loro inserimento sociale e lavorativo, con il progressivo svuotamento delle caserme e centri di accoglienza nell'Italia nordorientale e dei campi precari sparsi in tutta Italia. (4-06899)

 
Cronologia
sabato 28 gennaio
  • Politica, cultura e società
    Dopo che il 17° Congresso del MSI ha decretato lo scioglimento del partito, si svolge a Fiuggi il 1° Congresso di Alleanza Nazionale. Gianfranco Fini è eletto presidente.

giovedì 2 febbraio
  • Politica, cultura e società
    Romano Prodi, economista ed ex presidente dell'IRI, annuncia la propria candidatura alle prossime elezioni politiche come Presidente del Consiglio alla guida di uno schieramento di centrosinistra, chiamato Ulivo.