Documenti ed Atti
XII Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN COMMISSIONE 7/00201 presentata da GERARDINI FRANCO (PROG.FEDER.) in data 19950209
La V Commissione, premesso che: la Commissione dell'Unione Europea ha dichiarato non compatibili con la normativa comunitaria le agevolazioni sul costo del lavoro per le industrie operanti nel Mezzogiorno; con il decreto ministeriale del 5 agosto 1994 il Governo italiano si e' limitato a ratificare le condizioni di eleggibilita', ai sensi dell'articolo 92.3 a) CE, precisate dalla Commissione delle Comunita' europee (Direzione generale IV - Concorrenza) in una lettera del 3 agosto 1994; mentre vi erano e vi sono i margini di opposizione alla procedura di infrazione aperta dalla Commissione CEE; ne consegue un rilevante aumento del costo del lavoro per le imprese industriali del Mezzogiorno (dell'ordine del 20 per cento) e al tempo stesso un maggior prelievo, a carico delle imprese meridionali, valutabile, a regime, nell'ordine di 10.000 miliardi annui; si e' tenuto il giorno 13 gennaio, a Bruxelles, un incontro tra una delegazione italiana guidata dall'ex Ministro del bilancio e la Commissione dell'Unione europea rappresentata dal Commissario Karel Yon Miert; nell'incontro sono state delineate ipotesi di accordo per concordare con la Commissione europea le modalita' di intervento nelle aree del Paese nelle quali l'Unione europea intende attuare una politica regionale d'incentivazione industriale al fine di favorire lo sviluppo economico delle aree depresse (Mezzogiorno) e delle aree caratterizzate da un processo di declino industriale o di arretratezza delle strutture agricole; si e' affrontata anche l'irrisolta questione degli sgravi contributivi e della fiscalizzazione degli oneri sociali che ha indotto la Commissione a bloccare nel corso dell'ultimo anno l'approvazione di tutti i regimi d'aiuto che avrebbero permesso lo svolgimento di tali politiche. Il blocco si e' esteso a molti regimi d'aiuto statali (legge n. 488 del 1992, legge n. 44 del 1986, ecc.), regionali ed, ultimamente, anche agli aiuti previsti dall'asse "industria servizi" del Quadro comunitario di sostegno per l'obiettivo 1; su tutta la materia si e' raggiunta un'intesa che consiste nel fatto che l'Italia si impegna a scalare progressivamente, sino al 1998, la pratica della fiscalizzazione con la possibilita' che il termine venga allungato ancora di un anno; secondo l'intesa e' possibile cumulare piu' incentivi, come la fiscalizzazione e gli sgravi contributivi ma non nel caso di utilizzazione di un "fondo di garanzia" interbancario per il consolidamento dei debiti o la partecipazione al capitale d'impresa; l'intesa non risolve il problema delle regioni Abruzzo e Molise che in maniera differenziata sono state escluse o hanno visto fortemente ridotti gli aiuti comunitari con gravi conseguenze sul piano economico e sociale; in particolare l'Abruzzo e' stato escluso, immediatamente e senza gradualita' gia' a partire dal 1^ dicembre 1994, dal beneficio degli sgravi contributivi previsto per le aree svantaggiate; tale provvedimento viene a colpire duramente e forse irrimediabilmente un sistema che per le sue caratteristiche non potrebbe sopportare un aumento improvviso e non programmato del costo del lavoro pari, mediamente, al 20 per cento circa; questo in una situazione gia' resa oltre modo difficile da altri fattori politicoeconomici quali i ritardi e/o la mancata erogazione dei finanziamenti previsti dalla legge n. 64; l'esclusione degli sgravi viene evidentemente a rendere insostenibile la situazione sotto l'aspetto occupazionale e drammatica circa la stessa sopravvivenza del tessuto economico abruzzese, facendo prevedere per l'immediato futuro una vera e propria deindustrializzazione gia' manifestatasi con casi di decolonizzazione e chiusura di aziende; infatti i dati congiunturali e gli stessi indicatori fatti propri dall'Unione europea nel Quadro comunitario di sostegno 1994-99, che vede l'Abruzzo ancora inserito tra le regioni dell'obiettivo 1, evidenziano la crisi industriale abruzzese con allarmanti e prolungati segnali negativi e rendono del tutto ingiustificato un provvedimento che esclude la regione dalle aree svantaggiate bisognose di incentivi finanziari. Basti pensare che congiunturalmente l'Abruzzo anche a fine 1993, come per l'anno precedente, mostra i segnali di rallentamento della crescita economica piu' vistosi rispetto alle altre regioni del Mezzogiorno. Alcuni esempi: il tasso di sviluppo ha registrato un calo dello 0,7 per cento; il reddito prodotto pro capite e' diminuito del 2 per cento in due anni con una flessione del 7 per cento solo nell'ultimo anno; nel periodo 1991-93 il tasso di occupazione e' diminuito del 4 per cento; la cassa integrazione ha fatto registrare i maggiori aumenti proprio in Abruzzo; il tasso di sviluppo di nuove imprese e' stato nel 1993 per la prima volta negativo (-3 contro lo 0,1 del 1991) con un primato nel settore delle costruzioni, -737 imprese; drammatica particolamente la congiuntura occupazionale soprattutto in termini previsionali. Al giugno 1994 gli iscritti alle liste di collocamento rispetto allo stesso mese dell'anno precedente sono aumentati di circa 9.000 unita', mentre gli iscritti nelle liste di mobilita' sono, sempre a giugno di quest'anno, ben 8.436 contro i 3.802 dell'agosto 1993 e i 2.000 del giugno 1992. Il ricorso alla CIG complessivamente, sempre a giugno di quest'anno rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, e' aumentato del 17 per cento, con un aumento della CIG straordinaria del 75 per cento. I settori piu' in crisi sono quelli dell'abbigliamento e dell'edilizia, del metalmeccanico, della lavorazione dei minerali non ferrosi e del terziario; tale tessuto produttivo e' costituito quasi esclusivamente da piccole e medie imprese e da imprese artigiane - per altro nella misura di oltre il 40 per cento impegnate in lavorazioni per conto terzi - e che non posseggono pertanto possibilita' autonome di recuperi di produttivita' per far fronte ai nuovi costi; la situazione delineata evidenzia ancora una volta la debolezza strutturale dell'Abruzzo ed accentua la necessita' di un intervento che senza presentare connotazioni assistenzialistiche sia diretto a fornire alle imprese il necessario sostegno, ristabilendo in primo luogo un clima di certezza e fiducia. In tal senso e' assolutamente impensabile l'improvvisa abolizione degli sgravi contributivi, senza prevedere forme di gradualita' e interventi compensativi che possano ridare fiato ad un sistema gia' duramente provato. inoltre nel documento di intesa fra Governo e sindacati, sottoscritto il 1^ dicembre 1994, in ordine al problema degli sgravi contributivi si afferma che "il Governo e' impegnato a concludere entro gennaio 1995 la situazione di contenzioso amministrativo con la Commissione europea"; che "a cio' si aggiunge la questione aperta dalle sospensive del TAR Abruzzo e del TAR Molise riguardo gli sgravi contributivi"; il 26 ottobre 1994 il gruppo dei progressisti ha presentato alla Camera una mozione sul tema mai discussa. impegna il Governo: a rivedere l'ipotesi d'accordo (decalage) stilato nell'incontro del 13 gennaio scorso tra la Commissione dell'Unione europea e la delegazione del Governo italiano, riconsiderando, alla luce delle argomentazioni sopra menzionate, la posizione nei confronti dell'Abruzzo e del Molise che dia alla riduzione degli sgravi contributivi un'impostazione piu' equilibrata e graduale, in modo compatibile con le capacita' di assorbimento dei nuovi oneri da parte del tessuto produttivo regionale; in subordine destinare al Mezzogiorno gran parte dei 10.000 miliardi annui che affluiranno dalle imprese meridionali alla finanza pubblica per effetto dell'abolizione degli sgravi e della fiscalizzazione per finanziare interventi nell'area (infrastrutture, attivita' di servizio alle imprese, politiche del lavoro e della formazione ecc.) senza che essi possano configurarsi nella fattispecie contestata dalla CEE agli articoli 92 e 93 del trattato CEE. (7-00201)