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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08583 presentata da MELUZZI ALESSANDRO (FORZA ITALIA) in data 19950315

Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che: l'Ente Cinema e l'Istituto Luce nella loro alta e istituzionale funzione di "regolatori" e "diffusori" dell'arte e della cultura cinematografica, quali beni insostituibili ed essenziali per distribuire il genio italiano nel mondo e mantenere viva una tradizione che ci vede collocati ai massimi livelli, devono svolgere il loro lavoro in maniera da considerare, in una ideale scala di valori i grandi maestri e le grandi opere sopra a tutti incondizionatamente. In realta', in questi ultimi anni, i mezzi di informazione hanno messo giustamente in discussione la funzione di questi organi istituzionali, che molto spesso hanno una funzione esclusiva di censori e servono solo a limitare anziche' facilitare l'accesso alla professione persino ai grandi maestri figuriamoci percio' alle giovani leve del nostro cinema. Proprio quest'anno si celebra il centenario dalla nascita del cinema e sembra essenziale riconsiderare le istituzioni che lavorano nel torpore e nel "sonno delle loro menti" affinche', invece di generare mostri, siano piu' concentrate sul panorama artistico-cinematografico di loro stretta competenza. La mancanza di una regolamentazione e di un Ministero che in altri tempi provvedeva alla gestione e alla diffusione dello spettacolo e dei suoi derivati, se necessario facendo scudo alle idee e facilitando i progetti che meritavano piu' attenzione, si fa sentire sempre di piu' e una riorganizzazione di questo comparto che e' fonte di vita per molti, ma che rappresenta soprattutto il nostro paese all'estero, e' quantomai essenziale. L'Ente Cinema e l'Istituto Luce sono colpevoli non solo di aver lasciato che Cinecitta' diventasse un cimitero degli elefanti, ma soprattutto di aver lasciato che in questo cimitero venissero seppelliti molti dei piu' importanti artisti italiani come Fellini, che non e' riuscito a realizzare il suo ultimo film perche' l'Ente non ha ritenuto di dover contribuire, Bernardo Bertolucci, Michelangelo Antonioni e molti altri che hanno realizzato le loro opere con capitali privati e quel che e' peggio con produzioni estere. E' mai possibile che in Italia, dove il mercato e' fermo e la Rai ha recentemente investito una cifra che si aggira sugli 80 miliardi di lire per acquistare film di produzione americana dopo aver rifiutato di entrare in partecipazione al film Farinelli di produzione europea adesso candidato all'Oscar, debbano lavorare solo i registi e gli autori che hanno una precisa appartenenza politica e dei solidi protettori? -: se non si ritenga assolutamente necessario che: 1) il consiglio di amministrazione e la presidenza dell'Istituto Luce e dell'Ente Cinema si dimettano per far posto a nuovi e piu' responsabili amministratori e tecnici di questo pubblico e prezioso bene; 2) venga riconsiderata la possibilita' di organizzare definitivamente e in tempi brevi un ministero o una struttura specifica in ausilio al sofferente panorama artistico-cinematografico e ai suoi protagonisti che lamentano, come il regista contemporaneo Gianni Amelio ha fatto recentemente, la mancanza di lavoro e di strutture; 3) questa struttura possa essere gestita anche da una unione di investitori privati esperti tecnici conoscitori della materia e attenti osservatori delle possibili soluzioni e misure di emergenza da adottare. (4-08583)

 
Cronologia
sabato 11 marzo
  • Politica, cultura e società
    Si consuma una radicale spaccatura all'interno del PPI: il Consiglio nazionale sconfessa l'alleanza elettorale col Polo della libertà annunciata da Rocco Buttiglione, ed elegge in sua vece come segretario, con 114 voti su 225, Gerardo Bianco.

giovedì 16 marzo
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera approva, con 315 voti a favore e 309 contrari, l'emendamento Dis. 1.1 del Governo interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge (A.C. 2168) di conversione del decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, recante misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica e per l'occupazione nelle aree depresse, su cui il Governo ha posto la questione di fiducia.