Documenti ed Atti
XII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00453 presentata da BRUNETTI MARIO (RIFONDAZIONE COMUNISTA - PROGRESSISTI) in data 19950426
Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che: neppure con l'appropriarsi della stagione irrigua 1995 si intravede l'attivazione dell'acquedotto rurale che, con derivazione di acqua dal fiume Sinni, dovrebbe garantire l'uso ad una estensione di 2000 ettari di terreno nell'area che va da Rocca Imperiale a Trebisacce, nell'Alto Jonio cosentino; dal lontano 1973 ha avuto inizio una lunga telenovela che ancora non vede fine e che, pero', attraverso due distinti progetti - PS 14/8816 e PS 14/26/3023 - ha portato alla dilapidazione di ingenti somme di danaro pubblico; le ragioni di una cosi' scandalosa vicenda pare siano da ricercare sostanzialmente in una errata progettazione tecnica che ha richiesto numerose interruzioni e modifiche; nell'avere collocato la condotta adduttrice su un errato e franoso tracciato che, ora, si scontra anche con il mancato parere dei Beni Ambientali per l'esecuzione di opere di difesa a mare; nell'assurdo atteggiamento dell'ENEL che da anni non completa i lavori occorrenti per l'allacciamento dell'impianto. Cosicche' nella nebulosa di questo intreccio di ragioni impastato da diatribe di competenze e da un vergognoso palleggiamento di responsabilita', l'opera non puo' essere collaudata e, conseguentemente, l'acqua del Sinni non arriva in una zona colpita da lunghe siccita' e che di quell'acqua ha un totale bisogno; a corollario di questa dubbia vicenda si aggiunge anche una beffa che viene vissuta come offesa civile a quelle popolazioni: diecine di milioni giornaliere - pur in presenza dell'inattivazione dell'impianto che, tra l'altro, ha subi'to sinora seri danni - vengono pagate per le apparecchiature di telecontrollo. In piu', per arbitrati in corso, liti varie e mancato collaudo, si stanno sperperando somme incalcolabili per cui, piu' che una condotta d'acqua, si rischia di fare di quell'impianto un pozzo di S. Patrizio che ingoia voracemente diecine di miliardi pubblici; se il Governo, attraverso i Ministri competenti, non ritenga di dover dare chiarimenti sull'intera vicenda; se non ritenga di dover fare piena luce sulle ragioni che stanno alla base dell'attuale punto morto di quest'opera, con particolare riferimento agli aspetti tecnici del progetto, agli eventuali equivoci intrecci nella gestione dell'iter del medesimo e nell'esecuzione dei lavori; alla natura delle contestazioni da parte di enti pubblici e singoli privati; se, infine, non ritenga di dover precisare eventuali collegamenti alla intricata faccenda di ditte o personaggi legati alla vicenda di tangentopoli e, in questo caso, se siano stati attivati i meccanismi di autotutela previsti dalla legge. Tutto cio' e' necessario non solo per tranquillizzare gli operatori agricoli e i piccoli produttori interessati che, ancora una volta, rischiano di rimanere colpiti dall'ulteriore ritardo nell'attivazione dell'acquedotto in questione, ma soprattutto per compiere un atto di onesta' e di chiarezza nei confronti della popolazione di una zona, quella dell'Alto Jonio in provincia di Cosenza, ingannata per decenni e oggi colpita nel profondo da tassi gravi di disoccupazione e di emarginazione sociale, la quale non si merita il perpetuarsi di metodi e comportamenti che vanno, invece, spezzati se si vuole, per essa, attivare una speranza di riscatto. (2-00453)