Documenti ed Atti
XII Legislatura della repubblica italiana
MOZIONE 1/00123 presentata da MARTINAT UGO GIOVANNI (ALLEANZA NAZIONALE) in data 19950517
La Camera, premesso che: e' indispensabile non perdere l'occasione della riforma degli Istituti di ricerca e sperimentazione agraria per creare un sistema di ricerca avanzato rispetto alle strutture non solo nazionali, ma anche internazionali. L'inadeguatezza dell'attuale struttura e' evidente, cosi' come e' evidente che ben poco si e' fatto per migliorare le condizioni nelle quali operano i ricercatori del settore. Poiche' esistono oggi diversi progetti di riforma, e' opportuno integrare quanto di meglio esiste in ciascuno di essi per poter arrivare ad un disegno di legge basato su criteri realmente innovativi. Nel contesto dell'attuale quadro della politica agraria italiana, non ancora del tutto chiaro e collaudato, e' bene precisare subito che gli interessi della ricerca non sono ne' regionali ne' nazionali. Possono essere delimitati a zone molto piccole del territorio, o estesi a tutto il bacino del Mediterraneo. Ne deriva che se e' essenziale che le decisioni in materia di politica della ricerca vengano prese in sede di Comitato permanente e di Consulta per la finalizzazione delle attivita' di ricerca, la partecipazione concreta di Ministero/i, Regioni e Organizzazioni degli agricoltori alla gestione dell'Ente unico della ricerca non puo' essere limitata al patteggiamento della presenza di uno, due o tre rappresentanti nel Consiglio di amministrazione o alla disquisizione su un possibile allargamento delle competenze dello stesso Consiglio. Il Consiglio di amministrazione deve presiedere solo all'amministrazione dell'Ente, e potrebbe comprendere anche solo tre persone in tutto, senza rappresentati delle regioni e delle organizzazioni degli agricoltori. Questi ultimi rappresentnati devono essere invece presenti nei gangli operativi dell'Ente, nei Comitati disciplinari o dipartimentali. Quasi tutti i progetti inseriscono il personale della ricerca nel parastato. E' importante uscire da questa logica, poiche' la relativa gabbia burocratico-amministrativa non appare idonea a soddisfare le esigenze di specificita' della ricerca in agricoltura, ne' assicura la possibilita' di adeguate incentivazioni del personale e di osmosi con la grande fucina di ricerca presente ormai diffusamente su tutto il territorio nazionale, l'Universita', impegna il Governo a: 1) eliminare le cariche a vita a tutti i livelli; 2) garantire il funzionamento per obiettivi, fissati sulla base degli interessi della politica agraria del paese e seguiti a tutti i livelli, non solo formalmente, dai responsabili della politica agraria: il conseguimento degli obiettivi deve condurre a forme concrete di gratificazione, mentre la produzione di risultati sterili deve poter avere qualche conseguenza negativa per i responsabili; 3) assicurare la possibilita' di agire con criteri imprenditoriali: una struttura di ricerca non e' efficace se e' piccola, ma solo se e' priva di gabbie burocratiche e se viene resa realmente responsabile delle sue azioni. In accordo con le raccomandazioni parlamentari alla riforma del Ministero, il nuovo Ente, come tutti gli Enti di ricerca anche statali, dovrebbe autoregolamentarsi nella struttura, nella gestione del personale e nell'amministrazione. In questa luce dovranno essere tenuti presenti i seguenti punti: 1) l'eliminazione delle cariche a vita, impossibile nella strutturazione attuale degli istituti, e' impensabile di fatto anche nella struttura gerarchica piuttosto rigida del parastato, dove i sette dirigenti di ricerca ammessi ogni cento unita' di personale della carriera direttiva mal si conciliano con le esigenze di ricambio dei vertici direzionali. Meglio si prestano le articolazioni delle strutture universitarie, alle quali sono considerate pari le istituzioni di ricerca e sperimentazione del Ministero dalla legge n. 910 del 1966 e dal decreto del Presidente della Repubblica n. 1318 del 1967, anche se poi per quanto concerne il personale le sole figure parificate ai docenti universitari sono rimasti i direttori e i direttori di sezione. E' stata studiata invece una figura istituzionale sulla base di quella che regola gli Istituti geologici e gli Osservatori astronomici: al di fuori del parastato e del pubblico impiego, con la carriera direttiva composta da ordinari, associati e ricercatori parificati alle attuali carriere universitarie. Ferma restando la vigilanza del Ministero dell'agricoltura sull'Ente, potranno divenire di competenza comune con il MURST alcuni concorsi e i trasferimenti, come del resto e' successo per qualche Direttore trasferito con decreto congiunto dei due Ministri. Non e' il caso nemmeno di sottolineare che questa articolazione potra' rendere agevole l'osmosi dall'Universita' al Ministero di ricercatori attratti dal fascino delle modalita' di funzionamento della nuova struttura e, in senso inverso, il riflusso verso l'insegnamento di ricercatori che hanno perso quella carica inventiva che sta alla base di attivita' sperimentali efficienti; 2) una struttura di comitati paragonabile a quella attualmente istituita nel CNR, ma articolata, solo in funzione di competenze disciplinari specifiche per l'agricoltura, potra' prendere in esame le priorita' da seguire negli obiettivi della ricerca per realizzare le scelte della politica agraria. Dei Comitati dovranno far parte oltre ai rappresentanti ministeriali e regionali quelli delle organizzazioni degli agricoltori: gli altri membri dei comitati saranno eletti dal personale ricercatore degli Istituti, docente delle Universita' o comunque esperti del settore. I Presidenti dei singoli comitati potranno formare un Comitato di Presidenza responsabile delle maggiori decisioni dell'Ente e un nucleo di 3-4 persone appartenenti allo stesso Comitato potrebbe formare una Giunta chiamata a deliberare per la normale amministrazione. La Giunta, eventualmente integrata da esponenti esterni (esempio Dirigenti Ministero dell'agricoltura, Tesoro, eccetera), potrebbe costituire il Consiglio di amministrazione. Il Presidente dell'ente dovrebbe essere il Rettore del caso: un tecnico con la triplice carica di Presidente del Comitato, della Giunta e del Consiglio di amministrazione. Sarebbe affiancato da un direttore amministrativo. Il conseguimento degli obiettivi dovra' essere il primo criterio per valutare gli avanzamenti di carriera; 3) come ormai avviene in tutte le nazioni piu' avanzate, gran parte dei finanziamenti dovra' poter essere assicurata da fonti esterne. E' indispensabile che gli obiettivi che interessano chi eroga finanziamenti siano compatibili con le attivita' istituzionali dell'Ente. Se Enti e industrie esterne accettano di cofinanziare le ricerche o di finanziarle in toto devono anche usufruire degli utili che derivano dal successo delle attivita'. Deve essere tuttavia prevista una consistente partecipazione agli utili anche da parte dell'Ente. L'istituzione di posti di ruolo convenzionati del tipo di quelli previsti a suo tempo dall'articolo 62 secondo comma del regio decreto 1592/33 (S.O. alla Gazzetta Ufficiale n. 283 del 7 dicembre 1933), che oggi risultano diffusi negli Enti di ricerca europei anche a carico di fondi comunitari, potra' risolvere un problema urgente che oggi sembra insormontabile, ossia quello delle nuove assunzioni e della regolarizzazione della posizione del personale precario. Il conseguimento di vantaggi economici dovrebbe essere comunque ripartito in una maggiore quota da assegnare all'Istituzione, e in una quota consistente da ripartire fra il personale responsabile delle ricerche secondo criteri da stabilire, prevedendo anche una certa percentuale per il personale amministrativo. (1-00123)