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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XII Legislatura della repubblica italiana

RISOLUZIONE IN COMMISSIONE 7/00333 presentata da DE MURTAS GIOVANNI (RIFONDAZIONE COMUNISTA - PROGRESSISTI) in data 19950601

La X Commissione, atteso che: con decreto interministeriale n. 547209 del 15 maggio 1995, il Ministero del Tesoro e il Ministero per l'Industria, il Commercio e l'Artigianato hanno formalmente assunto la decisione di avviare la procedura per la vendita e la conseguente privatizzazione dell'intero comparto dell'alluminio, o di sue parti, ivi compresi societa', aziende e rami di aziende, marchi, siti, impianti, attivita' fisse e beni di qualsiasi genere, nel quadro del piano predisposto per la liquidazione coatta amministrativa delle proprieta' del soppresso Ente per le Partecipazioni e il Finanziamento dell'Industria Manifatturiera (EFIM); conseguentemente, attraverso pubblicazione sulla stampa del 25 maggio u.s., il Commissario Liquidatore di EFIM, prof. avv. A. Predieri, ha proceduto a richiedere le manifestazioni di interesse tramite invito all'acquisto delle partecipazioni, delle attivita' e dei beni del comparto alluminio, afferenti ai settori del metallo primario, dei laminati, dell'imballaggio e degli estrusi dei gruppi Alumix; le dismissioni conseguenti alla soppressione dell'EFIM e alla liquidazione delle societa' detenute all'Ente e assoggettate a tale procedura, avverranno secondo il Piano triennale 1993-1995 per il comparto dell'alluminio, presentato dal Commissario Liquidatore in data 18 marzo 1995, approvato ai sensi e per gli effetti del DL n. 487/92 e della Legge n. 738/94; l'approvazione di questo piano triennale, da parte del Ministero del Tesoro e del Ministero dell'Industria, non corrisponde alla necessita' di dare corso ad un progetto strategico di risanamento, di consolidamento e di rilancio del comparto, nonostante il rilievo che la presenza in questo segmento produttivo assume per il nostro Paese, sia nell'interesse dell'industria manifatturiera nazionale, sia per il fenomeno di dipendenza dall'estero che un abbandono indiscriminato delle attivita' di settore inevitabilmente comporterebbe; infatti, il Piano triennale 1993/1995 del Commissario Liquidatore dell'EFIM non da' seguito alle disposizioni del DL n. 487 del 19 dicembre 1992 e convertito dalla legge n. 33 del 17 febbraio 1993 sulla soppressione dell'EFIM, laddove si dispone che, con il Piano triennale stesso e con il Progetto esecutivo, siano stabilite, in dettaglio, le singole operazioni di cessione, la loro sequenza e i tempi di attuazione, nonche' le conseguenze in termini di ristrutturazione e di impatto occupazionale; al contrario, le procedure di vendita, avviate nell'ambito della liquidazione coatta amministrativa dell'EFIM, prefigurano e annunciano l'apertura di una fase di privatizzazioni dove le cessioni di societa' e aziende non garantiscono, in maniera certa e definitiva, l'unitarieta' del comparto dell'alluminio e neanche l'assunzione di soluzioni integrate e complementari, in grado di rafforzare la competitivita' del settore e di difendere i livelli occupazionali acquisiti; in assenza del Piano triennale, si e' comunque affermata, negli ultimi anni, una tendenza positiva che, contestualmente al favorevole andamento, su scala europea e internazionale, del mercato dei metalli non ferrosi, ha fatto registrare un aumento costante della produzione e degli utili di esercizio delle imprese operanti nel comparto dell'alluminio, anche laddove si sono dovuti sostenere costi di ristrutturazione e di riorganizzazione produttiva; la particolare configurazione produttiva dell'apparato industriale del settore alluminio in Sardegna, conferma la fondamentale incidenza economica e occupazionale che esso riveste nell'Isola, in particolare nel territorio del Sulcis-Iglesiente, dove sono localizzati gli stabilimenti di Portovesme e occupati oltre 4000 lavoratori tra diretti, indiretti e dell'indotto; in tale contesto, le decisioni del Ministero del Tesoro, di concerto con il Ministero dell'Industria e in conformita' con le direttive del Consiglio dei Ministri, rappresentano un'ipoteca grave e ultimativa contro l'intero assetto industriale del territorio, essendo inoltre state assunte in maniera del tutto unilaterale, fuori da ogni confronto di merito con le Organizzazioni Sindacali alle quali e' stata negata l'apertura di qualsivoglia trattativa; l'adozione di misure di politica industriale di cosi' rilevante importanza avrebbe inoltre richiesto, in via preventiva, la definizione di un Accordo di Programma con la Regione Autonoma della Sardegna, in modo da concordare l'impostazione di un processo di privatizzazioni i cui esiti, qualunque sia lo scenario determinato dall'eventuale cambio di proprieta', non possono tradursi in modalita' di cessione che, procedendo in maniera indiscriminata e incontrollata, producano effetti negativi sugli assetti produttivi e sui livelli occupazionali, impegna il Governo a: ritirare l'assenso all'approvazione del Piano Triennale 1993/1995 per il comparto dell'alluminio, presentato dal Commissario Liquidatore dell'EFIM; rivedere contestualmente, previo accordo con la Giunta Regionale della Sardegna e di concerto con le Organizzazioni Sindacali, l'impostazione programmatica del Piano Triennale di risanamento e di rilancio che, garantendo l'integrita' dell'intero settore, assicuri la dimensione produttiva e il mantenimento delle garanzie occupazionali richieste per il polo dell'alluminio in Sardegna; definire, in accordo con la Regione Autonoma della Sardegna, un piano di risanamento e di recupero ambientale per l'area nella quale insistono le aziende del settore alluminio, portando a soluzione il problema delle discariche industriali e dello smaltimento dei fanghi, che puo' creare pregiudizio alla stessa continuita' produttiva di tutto il comparto. (7-00333)

 
Cronologia
martedì 30 maggio
  • Parlamento e istituzioni
    Nel quadro di una correzione dei conti pubblici di oltre 80.000 miliardi in tre anni, il Governo annuncia per il 1996 una manovra da 32.500 miliardi.

domenica 11 giugno
  • Politica, cultura e società
    Si svolgono 12 referendum e il 58% degli aventi diritto si reca alle urne. Gli elettori respingono i quesiti relativi al divieto delle concentrazioni televisive, all'interruzione pubblicitaria durante la proiezione dei film e alla restrizione della raccolta pubblicitaria a due canali nazionali. Gli elettori respingono anche la richiesta di abolire il doppio turno nell'elezione dei sindaci di comuni con più di 15.000 abitanti. Viene invece approvato il quesito sulla privatizzazione della RAI e la richiesta di abrogazione della legge che disponeva la trattenuta automatica d'iscrizione al sindacato sullo stipendio