Documenti ed Atti
XII Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA 6/00021 presentata da DOTTI VITTORIO (FORZA ITALIA) in data 19950627
La Camera, esaminato il documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di bilancio per gli anni 1996-1998, presentato dal Governo il 2 giugno 1995; premesso che: il DPEF presenta stime relative al tasso di sviluppo dell'economia, al tasso d'inflazione, ed al disavanzo pubblico in rapporto al PIL, che suscitano piu' di qualche perplessita' per la loro attendibilita'; la crescita del 3 per cento del PIL nel triennio 1996-98 e' improbabile perche' la domanda estera potrebbe rallentare in conseguenza di un possibile rallentamento delle economie trainanti degli USA e della Germania; la domanda interna non sembra in grado di contrastare questi sviluppi in quanto le politiche di rientro della finanza pubblica non permettono effetti compensativi di rilievo; preoccupazioni anche maggiori derivano dall'andamento dell'inflazione. Infatti, non appare verosimile che essa possa attestarsi nella media del 1995 sul 4,7 per cento e calare al 3,5 per cento, al 3 per cento ed al 2,5 per cento in ciascuno degli anni successivi. Uno scostamento tra tasso d'inflazione programmato e tasso effettivo non manchera' di determinare reazioni sindacali e pressioni dal lato salariale. Inoltre, un livello del tasso d'inflazione superiore a quello programmato determinera' l'intervento dell'autorita' monetaria sui tassi d'interesse con conseguenze negative sulla spesa per interessi; considerato che: per il 1996 l'obiettivo della manovra verrebbe raggiunto grazie a 16.000 miliardi di riduzione delle spese e 16.500 miliardi di aumenti delle entrate, costituiti in gran parte da interventi sui tributi erariali diretti e su quelli indiretti che tenderanno a trasferirsi sul livello generale dei prezzi, e che per quanto riguarda le spese correnti del settore pubblico, queste continueranno a crescere, anche se entro il tasso di inflazione programmato; anche la manovra triennale appare sbilanciata in quanto prevede un avanzo primario di 84.600 miliardi, realizzato attraverso 53.000 miliardi di nuove entrate e solo 31.000 miliardi di minori spese. Il peso della manovra cadra', quindi, soprattutto sui cittadini contribuenti, fatto che non sorprende visti gli attuali equilibri politici parlamentari, che privilegiano le richieste delle lobbies sindacali, di categoria e burocratiche; l'impostazione della manovra, oltre ad essere contraria agli interessi generali, e' discutibile sotto il profilo economico. A livello internazionale si e' concordi ormai nel ritenere che per risanare la finanza pubblica e' necessario privilegiare i tagli della spesa, infatti come e' noto gli aumenti delle imposte rischiano di essere controproducenti al fine dello stesso risanamento, in quanto producono inflazione ed altri squilibri, quali la sottrazione di risorse al settore privato, aumenti dei tassi d'interesse e quindi tassi di sviluppo inferiori a quelli potenziali; rilevata la carenza nel DPEF di concreti indirizzi di riforma della presenza dello Stato nell'economia; constatato che l'attuale assetto politico-istituzionale non consente una credibile programmazione pluriennale della politica di bilancio, nella quale siano coniugate le indissolubili esigenze del risanamento della finanza pubblica, della promozione della ripresa economica e produttiva e della solidarieta' nei confronti delle fasce economicamente e socialmente piu deboli; ritiene non soddisfacenti in quanto ampiamente perfettibili le linee di politica economica e finanziaria contenute per il triennio 1996-1998 dal DPEF, in conseguenza, impegna il Governo: a) qualora la spesa pubblica per interessi eccedesse le previsioni, a non ricorrere ad entrate addizionali, come e' accaduto nella manovra finanziaria aggiuntiva del febbraio 1995, ma solo a riduzioni di spese per compensare tale eccesso; b) a fare in modo che per la manovra relativa al 1996 l'importo realizzato attraverso la manovra sulle entrate venga ridotto di almeno dieci punti percentuali e compensato da un corrispondente aumento delle economie di spesa; c) ad individuare una strategia di dismissioni e privatizzazioni del patrimonio pubblico mobiliare ed immobiliare che tenga conto oltre che della riduzione del debito pubblico anche della necessita' di assicurare il recupero di efficienza nella salvaguardia degli interessi strategici dell'economica nazionale; d) a provvedere ad una maggiora flessibilita' del mercato del lavoro ed a perseguire una politica dei redditi di salvaguardia dei livelli salariali reali non aumentando il costo del lavoro e nel contempo a promuovere una politica attiva della occupazione specie nel Mezzogiorno d'Italia; e) a procedere all'introduzione di un effettivo federalismo fiscale che si realizzi attraverso un'imposizione sostitutiva e non aggiuntiva a quella dello Stato e che al tempo stesso preveda forme di compensazione tra le aree del paese per evitare che la differenza di reddito comporti l'aggravarsi degli squilibri attuali, realizzate attraverso un decentramento istituzionale e di competenze di spesa in una logica di federalismo solidalistico; f) ad attuare una politica incisiva per un migliore funzionamento della giustizia con investimenti in risorse umane e strutturali; g) ad attuare una politica di rilancio e di sviluppo dell'economia meridionale e delle zone depresse secondo le seguenti linee: ridistribuzione degli investimenti pubblici in modo da ridurre il divario infrastrutturale fra le diverse aree del paese; potenziamento del sistema dei trasporti; sviluppo della formazione professionale collegato a misure di mobilita' del lavoro; riduzione del differenziale dei tassi d'interesse tra le aree piu' sviluppate finalizzata al sostegno delle piccole e medie imprese per favorire produzioni di beni e servizi ad alto valore aggiunto; azioni amministrative per sostenere ed utilizzare al meglio le risorse proprie del Mezzogiorno e delle zone depresse; h) a perseguire una strategia di responsabilizzazione dei dirigenti pubblici sulla base di budget precostituito e finalizzato alla riduzione e alla razionalizzazione delle spese della pubblica amministrazione; i) a predisporre interventi organici che amplino le linee di indirizzo di sostegno alla famiglia gia' indicati dalla legge finanziaria 1995, che perseguano una effettiva parita' tra scuola pubblica e privata assicurando una copertura economica necessaria alle riforme scolastiche in corso di approvazione; l) a promuovere la costituzione di una Commissione parlamentare per la revisione delle leggi di spesa e la riforma della struttura del bilancio dello Stato; m) a dare concreta prospettiva di attuazione dei provvedimenti programmatici contenuti nel DPEF ipotizzando una anticipazione della sessione di bilancio si' da rendere la esigenza di recupero di credibilita' legata all'azione di risanamento finanziario del paese premessa indispensabile per un reale aggancio al processo di costruzione europea e contemporaneamente avviare concretamente una visibile assunzione di responsabilita' delle attuali forze politico-parlamentari. (6-00021)