Documenti ed Atti
XII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/01456 presentata da CANESI RICCARDO (PROG.FEDER.) in data 19950726
Ai Ministri dell'ambiente e per i beni culturali e ambientali. - Per sapere - premesso che: in comune di Aulla (MS), insiste l'area protetta dalla regione Toscana n. 49 "dei Monti di Aulla e Fosdinovo" istituita dalla legge regionale n. 52 del 1982 che individua il sistema regionale delle aree protette, cosi' come modificata dalla legge regionale n. 25 del 1987, nonche' dalla DCR n. 296 del 1988 con valenza di Piano paesistico previsto dalla legge "Galasso"; in localita' Monte Porro e' attiva dal 1983 una cava per l'estrazione di inerti, situata in piena area protetta; tale attivita' estrattiva e' stata sempre oggetto di contestazione da parte delle associazioni ambientaliste - Legambiente, Italia Nostra, WWF e CAI - per il mancato rispetto del Piano di coltivazione autorizzato e del perimetro di scavo dell'area concessa, come si evince dal continuo adeguamento di carattere "sanatorio" delle convenzioni con allegato piano di coltivazione. Infatti dalla prima convenzione che prevedeva una coltivazione a gradoni alti e profondi 10 ml, si e' passati ad una seconda in cui si raddoppiava l'altezza e, infine, ad una terza dove si evita addirittura di quantificare il volume del materiale da estrarre; l'area interessata dalla cava non e' mai stata deperimetrata dal sistema regionale delle aree protette, risultando ancora oggi zona "a" del Piano Paesistico regionale, secondo la citata DCR n. 296 del 1988; anche l'ulteriore ampliamento concesso dal comune di Aulla con Delibera di C.C. n. 41 del 30 marzo 1995, non essendo regolarizzabile con il Piano Paesistico, e' stato autorizzato dalla regione Toscana (Del Giunta reg. n. 8168/93) sotto la forma di destinazione urbanistica "Zona Agricola Speciale - ES" nel cui ambito sono consentiti soltanto "gli interventi di recupero della situazione di preesistente degrado geomorfologico tramite attivita' estrattiva". In sostanza si e' trovata una formula subdola e di dubbia correttezza amministrativa per ampliare la cava esistente all'interno di un'area protetta, senza regolarizzarla con il Piano paesistico regionale; da indagini idrogeologiche, risulta che nelle immediate vicinanze del fronte di scavo insistono opere di captazione di acque potabili di ottima qualita', che attingono da un acquifero di notevole entita' e profondita' posto esattamente sotto l'affioramento di diabase oggetto dell'escavazione. Le opere di presa sono quattro: una serve l'acquedotto del centro abitato di Bibola (ed e' al limite minimo di distanza dalla cava ammesso dalle direttive CEE sulla tutela delle acque), due servono l'intero sistema delle fontane pubbliche del centro di Aulla e parzialmente l'acquedotto di un quartiere, l'ultima serve l'abitato di Vecchietto; nel provvedimento autorizzatorio dell'ultimo ampliamento concesso e' stata ammessa la realizzazione di una strada di arroccamento al nuovo fronte di cava. L'amministrazione comunale di Aulla ha rilasciato un'autorizzazione per la costruzione di una pista il cui tracciato e le cui caratteristiche non hanno nulla a che vedere con una "strada di arroccamento": infatti la strada aperta dalla Societa' concessionaria ha un dislivello pressoche' nullo che si mantiene sempre ad una quota superiore al fronte di scavo ed e' esterna all'area concessa, cioe' in area protetta. Gli effetti dell'apertura di questa pista sono stati devastanti, per l'entita' degli scavi e riporti praticati, aperti sulla sommita' del Monte Porro dove vi era una pregevole e fitta vegetazione arborea che passava dalla macchia mediterranea al querco-castagneto. Anche dal punto di vista paesaggistico l'intervento e' stato devastante, in quanto la ferita e' stata aperta su un fronte vergine che gode di una visibilita' a nord praticamente su tutta la media Val di Magra; come sia possibile l'esistenza di un'attivita' estrattiva all'interno di un'area protetta da un'Amministrazione regionale, in attuazione della legge n. 431 del 1985, senza che ne venga nemmeno formalizzata l'esistenza sulle cartografie allegate alla legge regionale; quali provvedimenti codesti Ministri intendano adottare per impedire la prosecuzione di un'attivita' che sta danneggiando irreversibilmente dei beni tutelati dallo Stato attraverso l'attuazione regionale di una legge nazionale. (5-01456)