Documenti ed Atti
XII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12573 presentata da CORNACCHIONE MILELLA MAGDA (PROG.FEDER.) in data 19950727
Al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri del tesoro e della sanita'. - Per sapere - premesso che: la commissione tecnica per la spesa pubblica, presso il ministero del tesoro, ha realizzato un documento dal titolo "Elementi di deregolamentazione in ambito farmaceutico". Tale documento contiene una serie di "raccomandazioni", che sono solo in minima parte finalizzate alla razionalizzazione della spesa farmaceutica pubblica, e invece mirano a sovvertire completamente l'attuale sistema di distribuzione del farmaco, consegnandolo su un piatto d'argento alla grande distribuzione e a gruppi finanziari che vedono nel farmaco nient'altro che un nuovo "business". Queste raccomandazioni riguardano: la diffusione del farmaco generico, l'inserimento in fascia A o B solo del prodotto che, a pari principio attivo, e' meno costoso, la possibilita' di sostituzione di un farmaco in fascia C con un altro bioequivalente ma a prezzo inferiore, grazie all'indicazione sulla ricetta medica del principio attivo. Tali proposte sono effettivamente mirate a razionalizzare la spesa per il farmaco, sia pubblica che privata, ed erano state avanzate in forma sostanzialmente analoga da diversi gruppi parlamentari in occasione della discussione della legge finanziaria 1995. La proposta progressista era piu' elastica e consentiva al medico di prescrivere, e al cittadino di ottenere, anche un farmaco piu' caro di quello "di riferimento" pagando solo la differenza tra prezzo e entita' del rimborso; un diverso sistema di remunerazione delle farmacie, non piu' in forma percentuale rispetto al prezzo, ma in quota fissa a confezione. Tale proposta e' completamente assurda in quanto non esiste alcun esercizio commerciale che sia remunerato in forma fissa e indipendente dal valore economico del bene ceduto e dei costi finanziari sostenuti per l'acquisto e lo stoccaggio di tale bene. Va tenuto presente, inoltre, che le farmacie subiscono gia' da alcuni anni gli effetti negativi del calo della spesa pubblica per il farmaco che ha comportato una pesantissima diminuzione dei ricavi e del reddito delle farmacie stesse. Tale calo si e' aggiunto allo sconto imposto alle farmacie, a mo' di taglieggiamento, dal servizio sanitario nazionale per coprire i buchi creati dalle note vicende di farmacopoli, prodotti non certo dai farmacisti. Tale sconto e' stato portato al 3 per cento dalla finanziaria 1995 e l'aumento e' stato accettato eccezionalmente dalle farmacie, con grande senso di responsabilita', fino alla fine del 1995, nell'ipotesi che si procedesse all'introduzione del sistema del farmaco di riferimento con il coinvolgimento professionale diretto del farmacista nell'opera di razionalizzazione della spesa pubblica. La rete capillare delle farmacie, che copre tutto il territorio nazionale, fin nelle piu' piccole localita' rurali, gia' oggi in difficolta', non puo' reggere con un bilancio ulteriormente ridotto; la possibilita' di vendita fuori della farmacia dei farmaci cosiddetti da banco. In questo modo si rinuncia a tutelare la salute del cittadino a favore di una presunta riduzione dei prezzi, tutta da dimostrare, che sarebbe conseguente all'abbattimento dell'esclusiva delle farmacie. Sia la normativa europea che quella italiana considerano correttamente il medicinale da banco un farmaco a tutti gli effetti, affidato al consiglio professionale del farmacista e i cui vantaggi terapeutici vanno valutati attentamente in relazione ai possibili rischi connessi con l'uso del farmaco stesso. Basti pensare che anche farmaci di uso comune hanno pesanti controindicazioni ed effetti collaterali, dei quali il paziente deve essere informato da un professionista preparato e specializzato, quale e' il farmacista. La necessita' di valutare attentamente il rapporto rischio/beneficio anche per i medicinali da banco e' dimostrato dal fatto che sono frequenti i casi di farmaci da automedicazione che vengono ritirati dalla Pubblica amministrazione a causa dell'individuazione di nuovi rischi connessi con il loro uso o che vengono reinseriti, dalla sera alla mattina, tra quelli sottoposti all'obbligo di ricetta medica (come l'Aspirina per bambini o, piu' recentemente, le specialita' Ketodol e Toprek). Con la proposta della commissione della spesa pubblica si lascerebbe il cittadino solo nella scelta del farmaco piu' indicato, in balia unicamente della pubblicita' sui mezzi di comunicazione. Vendere i farmaci da banco nei supermercati significa, inoltre, rinunciare a qualsiasi forma di farmacovigilanza su tali prodotti, prevista espressamente dalla legge comunitaria al vaglio del Parlamento. L'unica forma di statistica alla quale i farmaci sarebbero sottoposti sarebbe semmai quella delle vendite e gli unici "controlli" post-marketing sarebbero, probabilmente, quelli relativi alla posizione sugli scaffali piu' favorevole dal punto di vista commerciale, secondo le piu' avanzate tecniche di merchandising. Il farmaco diventerebbe quindi un bene di largo consumo qualsiasi, soggetto magari ad offerte commerciali del tipo 3 per 2 o sottoposto a rischi di iperconsumo o, comunque, di uso scorretto. Dal punto di vista economico, l'uscita del farmaco da automedicazione dalla farmacia avrebbe come conseguenza quella di privare la farmacia stessa dell'unico settore che mostra qualche segno di ripresa nell'ambito farmaceutico e che puo' contribuire a garantire la sopravvivenza della rete delle farmacie; la dismissione indiscriminata delle farmacie comunali. La stessa mente che ha ideato le citate misure, insostenibili per le farmacie private, vuole cancellare in un sol colpo le farmacie pubbliche, eliminando cosi' ogni possibile confronto sull'impatto della "rivoluzione" proposta. Uno Stato serio misurerebbe sulle poprie aziende gli effetti di uno stravolgimento delle regole economiche e professionali previste per un settore e non eliminerebbe tali aziende in anticipo, certo delle conseguenze letali. Sarebbe utile, a tale proposito, sapere dai bilanci delle farmacie comunali quanto e' costato allo Stato lo sconto del 3 per cento imposto alle farmacie; l'abolizione della pianta organica comunale delle farmacie e la separazione della proprieta' delle farmacie dalla responsabilita' professionale del farmacista. Queste misure svelano la chiave con cui leggere il complesso delle raccomandazioni elaborate dalla Commissione: si tratta di interventi che non produrrebbero alcun vantaggio, nemmeno indiretto, per la spesa pubblica, che sconvolgerebbero l'attuale assetto della dispensazione del farmaco, provocando una concentrazione delle farmacie nelle zone piu' remunerative e creando ai cittadini difficolta' nell'accesso al farmaco e problemi di sicurezza in tale accesso. La pianta organica, infatti, come e' dimostrato dall'esperienza storica anche del nostro Paese, e' l'unico istituto che consente una dislocazione effettivamente capillare delle farmacie sul territorio e permette al cittadino di ottenere il farmaco necessario ovunque, anche nelle zone rurali piu' disagiate, e in ogni momento. Per quanto riguarda la coesistenza di proprieta' e responsabilita' professionale, essa e' stata voluta espressamente dal Legislatore nel 1968 (legge 475) e confermata nel 1991 (legge n. 362). Questa precisa scelta, effettuata peraltro dalla quasi totalita' dei Paesi, e' indissolubilmente legata al sistema di controlli e sanzioni che regolano il servizio farmaceutico ed e' finalizzata ad individuare concretamente nel titolare di farmacia il responsabile dell'espletamento di un servizio pubblico. Un farmacista dipendente dello stesso gruppo che potrebbe produrre, distribuire e vendere i farmaci non sarebbe piu' autonomo ne' indipendente, ma dovrebbe sottostare a interessi piu' grandi di lui. Separare proprieta' da responsabilita' e abolire la pianta organica non significa, quindi, razionalizzare il settore, bensi' aprire la strada ad un sistema di distribuzione del farmaco attraverso catene di farmacie di proprieta' di grandi gruppi finanziari e integrate nella grande distribuzione, se non anche collegate alla produzione. In questa stessa ottica rientra la "raccomandazione" di cedere le circa 1.000 farmacie comunali, che potrebbero costituire il primo gruppo di farmacie assorbite da una o piu' societa' interessate -: chi ha incaricato la Commissione tecnica per la spesa pubblica di effettuare lo studio citato; quali finalita' ha tale studio; quali valutazioni danno i membri del Governo interrogati delle "raccomandazioni" della Commissione, alla luce delle considerazioni suesposte; se si ritiene corretto che una commissione a carattere economico proponga misure che hanno pesantissimi effetti negativi sulla tutela della salute della collettivita' senza avere le necessarie competenze sanitarie e senza consultare il ministero della sanita'; in particolare se si ritiene corretto e utile per i cittadini trasformare il farmaco in bene di largo consumo, favorirne il consumo, distruggere l'attuale sistema di dispensazione; se si ritenga giusto che in un Paese civile la politica sanitaria venga fatta esclusivamente dagli economisti. (4-12573)