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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XII Legislatura della repubblica italiana

RISOLUZIONE IN COMMISSIONE 7/00431 presentata da CHIAVACCI FRANCESCA (PROG.FEDER.) in data 19950919

La IV Commissione, premesso che: tra 80 e 110 milioni di mine terrestri giacciono inesplose nei campi, lungo le strade e intorno ai villaggi di 64 Paesi del mondo: ogni anno, sono 20.000 le vittime menomate o uccise da questi ordigni, principalmente civili, tra cui migliaia di donne e bambini; tra 5 e 10 milioni di nuove mine vengono prodotte ogni anno a livello mondiale; la lotta contro questo flagello e' impari: nel 1994 i programmi di sminamento delle Nazioni Unite - con una spesa esorbitante - hanno consentito di rimuovere circa 120.000 ordigni, ma nello stesso anno dai 2 ai 5 milioni di mine sono state disseminate in 17 zone di conflitto, soprattutto nelle vicine repubbliche della ex Jugoslavia. In assenza di una chiara svolta, entro la fine del secolo 135 milioni di mine avranno invaso il mondo; le mine sono un'arma di distruzione di massa ad azione differita, poich! non sono concepite per provocare una deflagrazione immediata, ma possono restare attive per oltre cinquanta anni; e' precisamente questo effetto ritardato che le distingue da tutte le altre armi degli arsenali bellici. Una volta disseminate, non riconoscono "cessate il fuoco" o accordi di pace, ma restano silenziose finch! il passo ignaro di un bambino, di una donna, di un contadino o un animale, non ne inneschi il meccanismo detonante; secondo un'accurata statistica dell'organizzazione inglese di sminamento Mines Advisory Group, le attivita' in cui piu' frequentemente si muore per mine oggi sono, nell'ordine: raccogliere legna, pascolare il bestiame, coltivare la terra, ripulire terreni o fossati, camminare su sentieri, pescare o approvvigionarsi di acqua, giocare, raccogliere cibo, guidare fuoristrada, tentare il recupero di altri feriti da mine. In questa classifica, l'attivita' militare e' solo all'undicesimo posto, a dimostrare che le mine colpiscono soprattutto i civili durante attivita' quotidiane che nulla hanno a che vedere con il conflitto per il quale gli ordigni sono stati usati; l'allarme mine, le dimensioni e le conseguenze del problema hanno messo in difficolta' le tradizionali dottrine di utilizzo di queste armi, soprattutto perch! i conflitti in cui le mine sono state usate negli ultimi 20-25 anni corrispondono in minima parte alle guerre convenzionali tradizionali contemplate dalla dottrina militare ufficiale; per loro intrinseca natura, le mine terrestri violano le leggi di guerra sancite dai Protocolli aggiuntivi del 1977 e dalla Risoluzione 2444 della Assemblea generale dell'ONU (13 gennaio 1969), che codificano il principio di distinzione fra obiettivi militari ed obiettivi civili, e quello di proporzionalita' tra la necessita' di ricorrere ad una certa arma ed il conseguente impatto a lungo termine sulle popolazioni civili; la Convenzione delle Nazioni Unite del 1980 sulla proibizione o restrizione dell'uso di alcune armi convenzionali che possono essere ritenute eccessivamente nocive o produrre effetti indiscriminati, ed in particolare il Protocollo II sull'uso delle mine terrestri, trappole esplosive o altri dispositivi, si e' dimostrata uno strumento giuridico largamente inefficace per via della scarsa osservanza, la limitata applicabilita' e la inabilita' sanzionatoria; dal 25 settembre al 13 ottobre 1995 si terra' a Vienna la prima Conferenza di revisione di suddetta Convenzione, cio' che rappresenta un'occasione fondamentale per migliorarla e rafforzarne il testo; l'Italia ha finalmente ratificato questa Convenzione il 6 dicembre 1994 (disegno di legge di ratifica S. 593), e quindi partecipera' a pieno titolo alla rinegoziazione della Convenzione; nella stessa seduta del 6 dicembre 1994 il rappresentante del Governo, il sottosegretario di Stato per gli affari esteri Franco Rocchetta, a nome dell'esecutivo accolse e raccomando' l'approvazione dell'ordine del giorno Bonino n. 9/1334/1, che sollecitava l'Italia a sostenere la messa al bando totale delle mine antipersona nel processo di revisione della Convenzione, sulla scia di Svezia, Austria, Irlanda, Estonia e Messico; il 2 agosto 1994 il Governo ha approvato la mozione Ronchi n. 1-00009, che equipara le mine antipersona alle armi chimiche, nucleari e batteriologiche; il Belgio, membro della Nato e della Comunita' Europea, ha adottato il 2 marzo scorso la prima legislazione al mondo per la messa al bando defintiva delle mine antipersona. Ugualmente hanno fatto l'Irlanda e la Norvegia, rispettivamente a maggio e giugno 1995; il Parlamento Europeo ha votato a larghissima maggioranza il 29 giugno 1995 due risoluzioni a sostegno del divieto totale delle mine antipersona e loro componenti, che ne comprenda la produzione, esportazione, lo stoccaggio, il trasferimento, la vendita e l'uso. Le suddette risoluzioni chiedono altresi' agli Stati membri di far interrompere la ricerca tecnologica per il perfezionamento delle mine terrestri, e di procedere alla riconversione delle industrie impegnate nel settore; la campagna italiana per la messa al bando delle mine - comitato nazionale di una ben piu' vasta mobilitazione internazionale che riunisce ormai oltre 350 organizzazioni in 20 Paesi - ha raccolto circa 80.000 firme in calce ad un appello che chiede all'Italia l'interdizione totale delle mine terrestri; risulta dalla sedicesima edizione di "Jane's" (1995-1996) che, dopo il varo della moratoria italiana sulla esportazione e produzione di mine dell'agosto 1994, le aziende del settore non abbiano mai interrotto la produzione di mine antipersona su licenza all'estero (Grecia, Spagna e Portogallo). Risulta altresi' che siano in avanzato stato di sviluppo tecnologico nuovi modelli elettronici di mine, pronti per la produzione; impegna il Governo a promuovere l'obiettivo finale dell'interdizione totale di tutte le mine antipersona - incluse quelle dotate di meccanismi di auto-disinnesco a tempo - nel corso della prossima Conferenza di revisione della Convenzione dell'ONU del 1980, come gia' disposto dal Parlamento nella presente legislatura, e come il Governo stesso si e' impegnato a fare lo scorso dicembre; a sostenere, nel corso della Conferenza di revisione, l'estensione della Convenzione a tutti i tipi di conflitto; ad appoggiare la creazione di un organismo con pieni poteri di verifica sul rispetto della Convenzione da parte dei Paesi membri, dotato dunque anche di capacita' sanzionatorie; a promuovere le revisione periodica e regolare del testo della Convenzione, con scadenza almeno quinquennale; ad introdurre in Italia una normativa che proibisca definitivamente la produzione, lo stoccaggio, la ricerca e sviluppo, il trasferimento, la vendita e l'uso delle mine antipersona, sulla scia della legislazione adottata dal Belgio, indipendentemente dai risultati della Conferenza di revisione di Vienna; ad assumere tutte le iniziative atte a consentire il pieno recepimento del programma europeo KONVER, relativo alla conversione dell'industria bellica; ad adottare seriamente ed attuare i princi'pi di trasparenza e di accessibilita' alle informazioni sulla produzione, vendita e trasferimenti di mine, secondo quanto prescritto dalla legge 185/90 sul commercio delle armi italiane; ad attenersi all'azione comune sulle mine antiuomo approvata dai Ministri degli esteri dell'Unione europea nell'ambito della politica estera e di sicurezza comune. (7-00431)

 
Cronologia
sabato 9 settembre
  • Politica estera ed eventi internazionali
    Due aerei Tornado italiani partecipano per la prima volta ai raid Nato in Bosnia-Erzegovina.

martedì 26 settembre
  • Politica, cultura e società
    Si apre a Palermo il processo a carico del senatore Giulio Andreotti.