Documenti ed Atti
XII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00652 presentata da BERTINOTTI FAUSTO (RIFONDAZIONE COMUNISTA - PROGRESSISTI) in data 19950919
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, i Ministri delle poste e telecomunicazioni e del lavoro e previdenza sociale, per sapere - premesso che: in data 1^ agosto e' stato siglato l'accordo tra le OOSS nazionali e la TELECOM in materia di ristrutturazione, mobilita' ed esodi; tale accordo prevede, per il triennio 1995/97, la riduzione di circa 10000 unita', la mobilita' per oltre 6000 e la soppressiorie di otto sedi regionali; destano viva preoccupazione le modalita' attraverso cui si e' pervenuti a questo accordo senza una effettiva consultazione n! degli organismi sindacali n! tanto meno dei lavoratori; ancor piu' preoccupante e' il contenuto dell'accordo da cui si evince: l'inconsistenza di un piano di sviluppo che possa in qualche modo far pensare ad una vera e propria strategia proiettata nel futuro; pur in presenza di un aumento degli investimenti, questi appaiono inadeguati, soprattutto rispetto alle cifre propagandate attraverso la stampa e sono quindi rivelatori del grave stato di incertezza presente nel settore e nel gruppo STET; la ristrutturazione, fortemente accentratrice di attivita' e lavoratori, non sembra giustificata da una reale necessita' organizzativa, quanto semmai da una politica unilaterale di riduzione dei costi aziendali attraverso la diminuzione dei posti di lavoro, i trasferimeriti fuori regione appaiono come una minaccia tesa o ad indurre i lavoratori ad accettare l'esodo con incentivi minimi o, meglio, a produrre un grado di insopportabilita' tanto alto da tradursi nella stessa rinuncia al posto di lavoro; e' tanto piu' evidente il forte contrasto tra il taglio sul fronte dei cosiddetti esuberi e la generica volonta' aziendale riguardo agli investimenti sul cablaggio e sul piano del ricambio del mix occupazionale che dovrebbe portare alla creazione di 3000 nuovi posti di lavoro nel triennio; le scelte che traspaiono dall'accordo preludono ad un progressivo smantellamento del patrimonio di maestranze e di strutture tecnologiche ed e' gia' bastato attuare i primi provvedimenti di trasferta per avere immediate deleterie ricadute sulla quantita' e qualita' dei servizi; l'applicazione di un siffatto accordo determinerebbe, in ben otto regioni, un gravissimo contraccolpo dapprima sui livelli occupazionali (si pensi anche all'indotto!) e subito dopo sulle condizioni socioeconomiche di quelle popolazioni; e' scandaloso che processi di ristrutturazione di tale portata in aziende, che a tutt'oggi sono pubbliche, debbano avvenire su una base esclusivamente aziendalistica escludendo in maniera perentoria e mirata ogni valutazione circa le conseguenze sul territorio e sulla societa' nel suo complesso; e' gia' stata preannunciata una diminuzione delle tariffe internazionali ed un aumento di quelle urbane. Tale indirizzo, unitamente a quanto prevede l'accordo, da' un quadro esauriente della politica aziendale la quale, anzich! puntare su una possibile riduzione dei cospicui ed inutili sprechi, intende far pagare la riduzione dei costi da una parte ai lavoratori dipendenti e dall'altra ai consumatori ed alle consumatrici, colpendo cosi' due volte la fascia di popolazione meno abbiente o meno tutelata; e' fuorviante che in un Paese in cui sempre piu' si parla di Stato decentrato, di autonomie finanziarie e fiscali, le regioni vedano passarsi sulla testa i grandi progetti di ristrutturazione di aziende pubbliche come quelle delle Ferrovie, dell'ENEL, della TELECOM e, domani, delle Poste; a tale riguardo le regioni interessate (Abruzzo, Calabria, Friuli, Liguria, Marche, Puglia, Sardegna, Trentino), fortemente penalizzate su piu' fronti e nell'intento di non dover svolgere un ruolo di mera gestione dei servizi bensi' di assolvere al compito di produrre una programmazione dello sviluppo economico e sociale sul territorio, stanno assumendo comuni iniziative per non subire passivamente quanto sta avvenendo e gia', in alcuni casi, vi sono state precise prese di posizione che denunciano la grande preoccupazione per le ricadute dell'accordo sul tessuto economico-sociale; vi sono concrete possibilita' di progetti alternativi per evitare il drastico taglio dell'occupazione, la mobilita' e la smobilitazione di strutture ed attivita', dato che gli stessi lavoratori della TELECOM ed i sindacati regionali di categoria avevano controproposte, a partire dalla riduzione dell'orario di lavoro, scomparse poi dalla trattativa, per arrivare a soluzioni diverse; viste le reazioni da parte sia dei lavoratori e delle lavoratrici della TELECOM, la forte contestazione dell'accordo da parte delle organizzazioni sindacali territoriali, la richiesta addirittura di dimissioni delle segreterie nazionali, la nascita di nuove rappresentanze sindacali da parte di alcuni tra coloro che hanno sentito le proprie aspettative completamente eluse e deluse, le prese di posizione da parte di enti locali (regioni, comuni, ecc.) -: se non valutino improrogabile la sospensione di qualunque provvedimento attinente all'accordo; se non ritengano sia corretto riaprire immediatamente la vertenza dando la possibilita' ai lavoratori ed alle lavoratrici di produrre le loro controproposte; se non valutino indispensabile promuovere un incontro del Governo con le regioni interessate; se non ritengano prioritario un confronto parlamentare sulle strategie aziendali e sulle politiche occupazionali della TELECOM, dal momento che tale azienda agisce in un comparto che viene oggi considerato, in campo internazionale, la punta avanzata dello sviluppo. (2-00652)