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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XII Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/00669 presentata da MARINO LUIGI (RIFONDAZIONE COMUNISTA - PROGRESSISTI) in data 19950927

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri ed i Ministri del bilancio e della programmazione economica, del tesoro e dell'industria, del commercio e dell'artigianato, per sapere - premesso che: il Governo, nella seduta del 26 settembre scorso del Senato, ha dichiarato - ancora una volta - in occasione del dibattito sulle Authorities, la volonta' di accelerare il processo di dismissioni in particolare dell'ENEL (che potrebbe essere collocato sul mercato gia' all'inizio del 1996), della STET e dell'ENI (per il quale le procedure di vendita di una prima tranche sono gia' in fase avanzata); ai sensi dell'articolo 1-bis del decreto-legge 31 marzo 1994 n. 332 convertito nella legge 30 luglio 1994, n. 474, le dismissioni delle partecipazioni azionarie dello Stato e degli Enti pubblici nelle Societa' operanti nei settori della Difesa, dei Trasporti, delle Telecomunicazioni, delle fonti di energia e degli altri servizi pubblici sono subordinate "alla creazione di organismi indipendenti per la regolazione delle tariffe e il controllo della qualita' dei servizi di rilevante interesse pubblico" (Authorities); malgrado tali disposizioni di legge e l'assenza della legge sulle Authorities, il Governo, con un'interpretazione assolutamente arbitraria, ritenendo inapplicabile all'ENI il contenuto dell'articolo 1-bis citato, nell'agosto scorso, ha provveduto a scegliere il "Global Coordinator" del collocamento dei titoli ENI e il CIPE ha anche deciso i nomi dei componenti dei vari sindacati di collocamento delle azioni ENI sui mercati; tali decisioni sono state assunte prima ancora della pronunzia del Consiglio di Stato in ordine alla questione se sia possibile la dismissione dell'ENI in assenza di una specifica Authority dell'energia; l'ENI in particolare ha prodotto da solo nel 1994 circa 3 mila miliardi di utili, cosi' pure l'ENEL, ecc., per cui circa 900 miliardi di lire saranno acquisiti all'Entrata del bilancio statale del corrente anno finanziario; pertanto non esiste nessun reale motivo di opportunita' e di urgenza per dismissioni che costituiranno un punto di non ritorno ed una ipoteca grave sullo sviluppo produttivo ed economico del Paese, stante la grande rilevanza strategica di queste Societa' per azioni derivanti dalla trasformazione degli ex enti di gestione; tra l'altro i proventi sinora introitati a seguito delle dismissioni della prima tranche dell'IMI e dell'INA risultano tuttora soltanto contabilizzati ma non impiegati per l'acquisto dei titoli del debito pubblico; alla luce di tutto quanto esposto, appare del tutto evidente che non sussiste nessuna ragione plausibile per accelerare ulteriormente il processo di una vera e propria svendita, stante anche la sottovalutazione della nostra moneta nazionale, di questo fondamentale patrimonio pubblico; la stessa Corte dei conti, in sede di decisione in ordine al rendiconto dello Stato 1994, ha ritenuto, per quanto concerne le partecipazioni azionarie dello Stato nelle predette Societa', non regolari le relative partite; con un precedente atto ispettivo ancora senza risposta e' stato gia' rilevato come risultino disattesi gli impegni assunti dal Governo di non procedere alle dismissioni delle "Public utilities" senza una preventiva discussione in Parlamento delle linee strategiche di politica economica del Paese; ad avviso degli interpellanti la scelta del "Global Coordinator" e degli altri incaricati del collocamento dei titoli insieme agli altri comportamenti del Governo, in assenza della legge sulle Authorities, costituiscono, al di la' di ogni valutazione politica dell'operato, un grave abuso di ufficio -: se non ritenga il Governo, giusta gli impegni precedentemente assunti, di esporre al Parlamento prioritariamente le linee di politica industriale e le opzioni strategiche a base del processo di riordino delle partecipazioni statali; se non reputi, prima di un ulteriore prosieguo delle dismissioni, indispensabile rendere conto alla Camera dei risultati della gestione delle predette societa' e di quelle collegate ai fini di una puntuale ricognizione degli effettivi utili e della loro ripartizione; quale reale credibilita' il Governo ritenga di acquisire - a parere degli interroganti al di la' di una supina acquiescenza alle potenti lobbies finanziarie internazionali e nazionali - con una politica volta essenzialmente a sottolineare l'assenteismo di Stato nell'economia in violazione degli stessi principi costituzionali. (2-00669)

 
Cronologia
martedì 26 settembre
  • Politica, cultura e società
    Si apre a Palermo il processo a carico del senatore Giulio Andreotti.

giovedì 28 settembre
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera approva la proposta di legge recante Norme contro la violenza sessuale (AC 2576--102-150-644-990-1076-1572-1938- 1982-2048-2119-2322-2571), che sarà approvata dal Senato il 14 febbraio 1996 (legge 15 febbraio 1996, n. 66).