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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XII Legislatura della repubblica italiana

MOZIONE 1/00198 presentata da SORO ANTONIO GIUSEPPE (PART.POP.ITAL.) in data 19951026

La Camera, premesso che: la Calabria e' la regione italiana che si trova al fondo delle statistiche nazionali ed europee per quanto riguarda il reddito pro capite, a meta' circa della media nazionale, il sistema produttivo, l'innovazione, l'occupazione, il livello dei consumi con insopportabili indici di poverta' (vedi analisi dell'apposito Comitato); tutto il sistema economico calabrese e' in crisi. Le piccole aziende e l'artigianato operano strozzati dall'assenza di una politica equilibrata del credito (tassi e garanzie richieste), dalla impossibilita', proprio perche' deboli, di adire ai fondi per la ristrutturazione dei debiti di impresa; ma anche, per quanto riguarda la produzione, dalla ridotta dimensione qualitativa e quantitativa del mercato interno regionale, dalle difficolta' organizzative e finanziarie che si frappongono alla conquista di mercati extraregionali e internazionali (l'export e' pressocche' inesistente), e dalla quasi inesistenza di commesse esterne sia della domanda pubblica (Ferrovie, Enel, Provveditorato dello Stato, comunicazioni, eccetera) sia di quella privata (la Calabria e' l'unica regione meridionale, con la Sicilia, esclusa dai programmi di interesse della Confindustria e dell'Unione delle camere di commercio emiliane); il commercio regionale e' in piena crisi non soltanto per la debolezza dell'economia nel suo complesso, per la dimensione della disoccupazione e il conseguente basso reddito pro capite e familiare, ma anche per la sempre piu' massiccia presenza dei grandi sistemi commerciali, privati e cooperativi, permessi dalla normativa UE, che stanno, tuttavia, cancellando migliaia di piccole aziende familiari, spesso di "sopravvivenza" (e' noto l'ultimo caso di Cosenza con il nuovo ipermercato), non sostituite da un tessuto produttivo articolato e alternativo capace di assorbire il surplus di manodopera; il settore del turismo non gode buona salute se si eccettuano le enclaves (villaggi) gestite da societa' esterne collegate ai grandi tour operators internazionali. La conferma viene dai risultati della stagione 1995 in controtendenza con il grande aumento dei flussi turistici in Italia e nello stesso Mezzogiorno; l'agricoltura continua ad essere penalizzata dalle situazioni generali dovute al nuovo contenuto delle normative comunitarie (UE) ed internazionali (WTO) e da quelle congiunturali; la situazione nel settore dei trasporti, soprattutto se rapportata ai bisogni di un possibile sviluppo socio-economico e culturale, e' divenuta insostenibile; le strutture culturali calabresi, le sedi universitarie di Cosenza, Reggio e Catanzaro, costituiscono una delle poche potenzialita' disponibili per predisporre un futuro civile e umano, ormai, della regione; il sistema istituzionale calabrese e' in difficolta' sia per quanto riguarda il funzionamento delle strutture statali, la cui capacita' di risposta alla domanda sociale e' ridotta rispetto al resto del Paese; sia per quanto riguarda il sistema regionale che soffre delle debolezze strutturali risalenti all'avvio dell'istituto; il flusso migratorio dalla Calabria verso le regioni settentrionali e verso l'estero, in particolare verso la Germania, sta riprendendo in modo considerevole (non meno di 5 mila esodi nel 1995 mentre il 25 per cento dei giovani si dichiara disponibile al trasferimento per lavoro), a dimostrazione che la condizione di invivibilita' sociale e umana e' tale da superare la volonta' di avere rispettato il diritto di non emigrare; impegna il Governo a: 1) realizzare con la Regione Calabria un accordo di programma che affronti i problemi dei singoli settori economici, dalla situazione produttiva per la quale chiedere l'intervento delle imprese pubbliche e private, nazionali e internazionali, ma soprattutto del sistema del credito che oggi "esporta" quasi l'80 per cento del risparmio raccolto nella regione, alla situazione delle infrastrutture, ferroviarie e stradali (Ferrovie, Anas, Societa' Autostrade, IGI); 2) affrontare, attraverso i fondi strutturali europei, quelli destinati al Mezzogiorno, ma soprattutto attraverso la spesa ordinaria per investimenti nei piani di settore, dei trasporti, delle opere pubbliche, porti, aeroporti, strade, ferrovie, dell'ambiente, della ricerca e dell'universita', dell'agricoltura, del commercio e dell'artigianato, spesa prevista dalle relative tabelle della legge finanziaria, il bisogno di risorse finanziarie per la realizzazione di quell'accordo di programma, non trattandosi di una richiesta di risorse aggiuntive ma di una scelta di programma verso un'area nella quale, nonostante l'intervento straordinario (sino al 1992), gli investimenti pubblici negli ultimi 40 anni non hanno superato l'1,5 per cento della spesa complessiva in rapporto al 3,6 per cento di popolazione; 3) studiare la possibilita' di realizzare nell'area di Gioia Tauro una "zona franca", che la renda concorrenziale ad altri siti mediterranei e consenta, con i suoi naturali incentivi, l'attrazione di attivita' economiche nazionali ed internazionali che favorirebbero lo sviluppo dell'area; 4) chiarire la situazione per quanto riguarda il "piano telematico" per il quale erano stati stanziati i primi 400 miliardi e realizzati i corsi di formazione per i tecnici di settore. Quel "piano", sia pure modificato alla luce delle esperienze in atto in un comparto in continuo cambiamento, va recuperato sia per impedire la distrazione dei fondi sia per rispondere alle esigenze di un moderno sistema informatico cablato nel settore pubblico ed in quello privato (turismo e agricoltura); 5) invitare la GEPI a definire le situazioni del "polo tessile" di Castrovillari, di Cetraro e delle attivita' di San Gregorio a Reggio Calabria, che sono in parte frutto degli errori di gestione dello stesso ente di promozione industriale, ritenendo che tale ente deve rischiare la propria azione, come vuole la sua ragione sociale di fondo, verso le aree deboli e verso le aree di crisi nel resto del Paese attraverso una azione di partenariato tra il sistema produttivo forte e quello debole da rafforzare; 6) invitare Ferrovie SpA, Finmeccanica e Breda, e Fiat Ferroviaria a raccogliere la sfida per il rilancio produttivo degli stabilimenti OMECA di Reggio Calabria e quelli ferroviari di SALINE che, per le capacita' produttive esistenti e per quelle potenziali, possono costituire un "polo" trainante nel settore del materiale ferroviario, supportato dalla ricerca scientifica e dalla presenza di strutture universitarie collegate, occorrendo, soprattutto, lo spostamento della domanda pubblica quasi totalmente concentrata al Nord dove mancano operai e tecnici di cui si chiede l'emigrazione; 7) far riconsiderare alle Ferrovie SpA il programma dell'alta velocita' che, anche nella prospettiva, si ferma a Napoli. A parte il fatto che, sui 58 mila miliardi investiti, soltanto 8 mila riguardano il Mezzogiorno e zero lire la Calabria (e sui 114 mila miliardi previsti, comprensivi del materiale, soltanto 14 mila riguardano il Sud), il problema dell'alta velocita' si innesta direttamente nella possibilita' di legare il Mezzogiorno, la Calabria, la Sicilia al sistema Europa. In questo la solidarieta' nazionale richiesta (vedi l'azione realizzata dalla Germania Occidentale nei confronti del suo Est) non e' rivolta ad ottenere assistenza ma per creare le condizioni di sviluppo che oggi passano attraverso il sisterna dei trasporti: nell'arco dei 10 anni il capolinea TAV deve essere spostato da Napoli a Palermo; 8) porre nel confronto con le Ferrovie SpA il problema della linea jonica da definire secondo le nuove esigenze del trasporto. Si tratta di un progetto di medio-lungo termine che tuttavia potra' dimostrarsi economico (sempre che non sia economico per un paese civile investire per la propria civilta') se esso riuscira' a corrispondere alle esigenze della popolazione, ma soprattutto dell'economia della zona jonica, oltre che servire da supporto al sistema ferroviario tirrenico che non regge piu' il traffico veloce e quello merci. In questo quadro andrebbero rivisti tracciati, recuperando aree turistiche e archeologiche, ed organizzati, anche in funzione ecologica, "sistemi ferroviari urbani" (ad esempio, Bagnara-Reggio-Melito; Bianco-Locri-Gioiosa; Guardavalle-Soverato-Catanzaro-Cropani; Rossano-Rocca Imperiale), realizzando accordi con la Regione; 9) definire un tavolo di trattative con l'ANAS (anche con un accordo di programma con la Regione e le province anche per far confluire le esperienze e le risorse) per affrontare i problemi della viabilita' della statale 106 jonica, della 18 tirrenica e delle trasversali montane, oltre che contribuire alla programmazione dei nuovi interventi necessari sulla Salerno-Reggio Calabria; 10) realizzare un accordo di programma tra Governo nazionale, Regione, province, associazioni degli albergatori per un progetto di recupero e rammodernamento delle strutture turistiche alberghiere, favorendo la utilizzazione delle risorse messe a disposizione dalla UE; ed un altro accordo di programma potrebbe interessare il settore dei porti turistici individuando risorse ma, soprattutto, definendo e riducendo le procedure nazionali e locali; 11) rafforzare le autonomie universitarie presenti nel territorio assegnando le risorse necessarie per completare le strutture edilizie e tecniche, ma soprattutto predisponendo un grande progetto didattico e scientifico idoneo a dare alle universita' locali un respiro mediterraneo quale e' quello che si va proponendo a livello europeo. In questo contesto puo' essere affrontato anche una parte del fenomeno migratorio, favorendo con ogni mezzo la frequenza multietnica che ha, tuttavia, bisogno di strutture di servizio. Cio' che avviene in qualche sede dell'Umbria, potrebbe avvenire nelle universita' calabresi favorite dalla tipologia dei corsi, da agraria, a farmacologia, a medicina, a ingegneria a scienze economiche, ad informatica, oltre alle facolta' umanistiche. Nel quadro delle azioni nel settore culturale va vista la richiesta di un piu' forte intervento dello Stato nel settore della ricerca scientifica non sufficiente rispetto alla richiesta e molto al di sotto della media di spesa nazionale. In primo luogo va favorito il settore agricolo, agroalimentare (i progetti del CNR sono fermi nonostante gli investimenti effettuati), quello farmacologico, medico, ambientale, dei trasporti; 12) individuare nel settore scolastico, dalla materna alle scuole superiori, un progetto di qualita' globale, realizzando innanzitutto una indagine sulla situazione edilizia e dei servizi in rapporto a parametri di vivibilita', efficienza e modernita' ed un'altra indagine sulle risorse umane disponibili in rapporto alle nuove esigenze della didattica e della ricerca nel quadro delle realta' territoriali e degli ambienti sociali nelle quali quelle risorse umane operano. In questo contesto potrebbe essere realizzato, in Calabria, un centro avanzato di formazione continua per formatori e docenti ritenendo che proprio le aree deboli hanno bisogno di forti supporti culturali. Fondi di incentivazione dovrebbero essere previsti per le zone socialmente piu' difficili sia per interventi sulle strutture sia per impegnare, tra i docenti e i tecnici, il migliore materiale umano; 13) realizzare nel settore dei beni artistici e archeologici un grande autonomo progetto che parta dalle attivita' di scavo nelle aree individuate e di prospezione marina sino alla costruzione di un sistema museale regionale che abbia il suo perno in un grande museo a Reggio Calabria che, per quanto riguarda la Magna Graecia, sia l'interfaccia di quello di Siracusa, in collegamento con Locri, Crotone, Sibari. L'itinerario magnogreco, che puo' accompagnarsi a quello basiliano-normanno-aragonese, va sostenuto da un sistema di strutture alberghiere, oggi assolutamente assenti nella regione, capaci di rispondere alla domanda del turismo sociale, culturale e scolastico. Tale progetto va individuato dal Governo, con la Regione e gli enti locali, province e comuni, ma anche con tutti gli interessi privati collegati. Gli investimenti per un sistema regionale dei beni artistici, archeologici, ambientali, possono essere recuperati con una nuova qualita' e quantita' del turismo non piu' stagionale; 14) confrontarsi al suo interno per misurare la capacita' e l'efficienza delle sue strutture istituzionali, ministeri ed enti, rispetto alla domanda sociale, ai cittadini che aspettano risposte dovute dallo Stato: gli uffici decentrati dello Stato devono essere rivisti nel loro funzionamento poiche ogni risposta corretta e immediata al cittadino impedisce le "mediazioni" clientelari e mafiose. Il Ministero della funzione pubblica potrebbe fungere da controllore dei processi burocratici e da garante rispetto ai cittadini (si potrebbe prevedere un apposito "sportello" regionale di supporto invece che proporre il sistema dei ricorsi giurisdizionali). Ma il Governo deve confrontarsi anche con la Regione e con gli altri enti locali. La debolezza intrinseca alle istituzioni nelle aree deboli non la si combatte soltanto con l'autonomia decisionale, ma con il confronto dialettico tra parti che hanno lo stesso obiettivo, con il contributo concreto di chi ha potere e qualita' per la proposta progettuale ed organizzativa. Non si tratta di ridurre l'autonomia ma di rafforzarla utilizzando la forza dello Stato e soprattutto le sue strutture e risorse tecniche e umane. Un esempio potrebbe essere quello riguardante la formazione professionale per la cui gestione si rende necessario un accordo di programma tra la Regione, le province delegate e il FORMEZ sia per i processi formativi continui interni alle istituzioni locali sia per quelli esterni diretti ai cittadini. In particolare tale accordo potrebbe riguardare l'applicazione degli indirizzi regionali, nazionali ed europei ed il controllo dei progetti formativi e della loro realizzazione da parte degli enti pubblici o privati delegati. La stessa operazione, di rapporto stretto tra Stato ed enti locali, potrebbe riguardare altri settori istituzionali; 15) realizzare una piu' forte presenza dello Stato nella lotta alla criminalita' e alla illegalita', innanzitutto con il funzionamento delle istituzioni e non solo di quelle repressive. Il settore della giustizia va privilegiato cosi' come quello delle forze di polizia, ma insieme con l'azione di riscatto economico e con la promozione della cultura. (1-00198)

 
Cronologia
lunedì 23 ottobre
  • Parlamento e istituzioni
    Mauro Ferri è eletto Presidente della Corte costituzionale

giovedì 26 ottobre
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera respinge, con 310 voti contro, 291 voti a favore e un astenuto, la mozione Berlusconi(FI)ed altri n. 1-00194 di sfiducia al Governo.

venerdì 27 ottobre
  • Politica, cultura e società
    Il tribunale di Milano conclude il processo Enimont accogliendo le tesi esposte dal pubblico ministero Antonio Di Pietro e condannando tutti gli imputati.