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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00791 presentata da LEMBO ALBERTO (LEGA NORD) in data 19951114

Al Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che: in molte regioni d'Italia e' praticata l'attivita' venatoria da appostamento che interessa migliia di cacciatori. Le normativa in vigore consente per tale attivita' l'impiego di uccelli vivi in funzione di richiamo (articolo 5 della legge n. 157 del 1992); anche la direttiva CEE n. 79/409 autorizza la detenzione e l'uso di richiami vivi delle specie espressamente indicate; con l'entrata in vigore della legge 22 novembre 1993, n. 473, che modifica l'articolo 727 del codice penale riguardante il maltrattamento di animali, si e' determinata una situazione di grave disagio derivante dall'incertezza circa l'applicabilita' delle norme sull'attivita' venatoria con richiami vivi, soprattutto a seguito di talune direttive impartite ai Corpi di polizia giudiziaria di denunciare i casi di utilizzazione di gabbie "troppo anguste"; in assenza di un'esatta determinazione delle dimensioni minime delle gabbie, accade che cacciatori perfettamente in regola, e per di piu' onerati di obblighi particolari per lo svolgimento della caccia con richiami vivi, vengano fortemente sanzionati per la detenzione di uccelli in "gabbiette"; la situazione ha provocato, e tuttora determina, pesanti disagi e tensioni in quelle regioni - il Veneto soprattutto - ove la caccia con richiami vivi ha una pratica particolarmente diffusa e tradizionalmente attenta a riservare cura e rispetto per gli uccelli a questo scopo utilizzati; al fine di porre rimedio alle persistenti incertezze, che rischiano di vanificare i contenuti della legge n. 157 del 1992, determinando pesanti penalizzazioni a carico dei cacciatori, la XIII Commissione della Camera ha adottato, in data 2 agosto 1995, la risoluzione n. 7-00324, con la quale impegnava il Governo a garantire il principio della liceita' del prelievo venatorio, anche per quanto attiene alla tutela dei richiami vivi. In particolare, si richiedeva che si assumessero tutte le iniziative necessarie per restituire alla norma un'interpretazione corretta ed una sua uniforme applicazione da parte degli organi competenti, statali e regionali; nell'attuale incertezza, l'Istituto nazionale per la fauna selvatica, al quale compete il parere alle regioni, ha ritenuto che le dimensioni medie delle gabbie in uso debbano considerarsi per molteplici ragioni adeguate; da parte del Governo sono state date assicurazioni circa l'adozione - sentito l'apposito Comitato tecnico - delle iniziative idonee a superare i dubbi interpretativi ed i problemi di applicazione della norma; ad oggi, tuttavia, nessuna iniziativa risulta avviata; e cio' aggrava una situazione che in alcune regioni e per migliaia di cacciatori diviene sempre piu' insostenibile -: quali motivi abbiano impedito lo svolgimento delle procedure conseguenti alle azioni annunciate, e in particolare la predisposizione della prevista circolare ministeriale; se non ritenga che l'attuale irrisolta contraddizione fra la norma che autorizza i cacciatori all'esercizio della particolare attivita' venatoria e l'interpretazione estensiva della norma penale agevoli l'azione repressiva nei confronti dei cacciatori stessi; quali iniziative intenda assumere al fine di restituire ai cacciatori il diritto ad esercitare un'attivita' legittima, facendosi carico di evitare una non corretta interpretazione della norma ed un ingiustificato ampliamento del suo ambito di applicazione. (3-00791)

 
Cronologia
sabato 11 novembre
  • Politica, cultura e società
    Ribaltando il precedente giudizio di merito, la terza Corte d'Assise d'appello di Milano condanna Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi a 22 anni di carcere per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi.

martedì 21 novembre
  • Politica estera ed eventi internazionali
    Dopo una serie di raid aerei contro le posizioni dei serbo-bosniaci, fra maggio e settembre, l'Alleanza atlantica riesce ad imporre una soluzione negoziata al conflitto nei territori della ex Jugoslavia. Il 21 novembre a Dayton, Serbia, Croazia e Bosnia firmano gli accordi di pace. Il trattato prevede uno stato bosniaco, diviso in una repubblica serba e in una federazione croato-musulmana.