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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XII Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/00796 presentata da GNUTTI VITO (LEGA NORD) in data 19951127

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro del tesoro, per sapere, premesso che: il recente rialzo di tassi bancari attivi deciso a fine ottobre 1995 da un gruppo di enti creditizi, a cui ha fatto seguito un analogo e conforme atteggiamento di gran parte del sistema bancario, ha posto su due posizioni contrapposte gli operatori economici del nostro paese: da una parte il mondo produttivo, protagonista di una chiara e vibrata denuncia indirizzata al mondo bancario, in tema di non rispetto delle norme per la tutela della concorrenza e del mercato; dall'altra, il sistema bancario nel suo complesso, arroccato nel sostenere che il movimento al rialzo dei tassi bancari, quando non e' collegabile ad innalzamenti del tasso ufficiale, e' influenzato dalle complessive condizioni effettive del mercato. Una tesi in se' valida, ma non rispondente alle condizioni esistenti all'atto della decisione della manovra, ed ancor meno successivamente; la contrapposizione dialettica fra i due schieramenti ha raggiunto forme aspre e contenuti delicati. Nel frattempo, quasi che la materia del contendere fosse riducibile ad un puro e semplice esercizio verbale, secondo quanto e' dato apprendere dalla stampa specialistica, la manovra sul rialzo dei tassi procede a catena e in sordina; bersagliati pressoche' esclusivi di tale manovra risultano essere i piccoli e medi imprenditori, ovvero le categorie cosiddette intermedie, secondo il gergo bancario; i clienti piu' a rischio; il credito al consumo, peraltro gia' trattato con tassi fra i piu' alti in assoluto, resi ancor piu' pesanti dalla particolare esosita' delle commissioni praticate a tale fido familiare; in data 15 novembre 1995 la Confindustria, per bocca del suo direttore generale, dottor Innocenzo Cipolletta, rimproverava alle banche di muoversi secondo una logica di cartello, con disinvolta noncuranza del rispetto delle regole della concorrenza; un'accusa grave, ma anche inquietante per i dubbi che essa sparge in piu' direzioni: attraverso tale manovra le banche avrebbero agito con una contestualita' che lascia ragionevolmente pensare ad una loro intesa di base, non importa quanto ampia - s'e' vero, com'e' vero, che la catena al rialzo dei tassi ha sempre costituito, come sta costituendo nel presente caso, un processo operativo ben sperimentato dal sistema bancario; tale manovra, con la sola energica azione difensiva dell'associazione banche italiane e con tiepido sostegno di parte del mondo bancario, silenziosa quella meno incline ad atteggiamenti da pollaio, ha condotto alla generale considerazione che tale manovra sia discesa da accordi e pratiche concordate fra piu' imprese bancarie; che tale generalizzata opinione abbia un fondamento di forte credibilita' e' ricavabile dalla contestualita' con cui l'operazione di rialzo dei tassi e' stata decisa da piu' banche. A tal proposito inutilmente ridondante e speciosa risulta essere la smania giustificatoria dell'ABI, secondo cui tale contestualita' sarebbe da collegare al grado di concorrenza interna al sistema, la quale, consentendo alle imprese di reagire a politiche di prezzi non giudicate in linea con il mercato, di fatto si renderebbe artefice di un processo di livellamento dei tassi bancari attivi; invero, fermo il fatto della contestualita' della manovra al rialzo ad opera non gia' di "qualche banca", come continua protervamente a ripetere il presidente dell'ABI, ma di un folto gruppo a cui ha fatto seguito, adeguandosi, il sistema bancario, con qualche eccezione anche importante, come Comit, Banca di Roma, Ambroveneto ed altre, non si puo' non constatare come la condizione di infrastruttura egemone del settore finanziario che nel nostro Paese occupa il sistema bancario, pone lo stesso in una condizione di vantaggio nello sfruttamento abusivo di posizione dominante; da qui a sostenere, come han fatto in tanti dopo il direttore di Confindustria, che la recente decisione del rialzo dei tassi attivi bancari sia il frutto di un accordo di cartello fra banche, il passo e' breve; ed a nulla rileva la considerazione che non siano stati stipulati accordi formali. Cio' che conta, infatti, sono gli effetti e le conseguenze di quella fitta serie di consultazioni verosimilmente intercorse fra banche, che ha reso possibile ad esse il generalizzato e contestuale aumento del costo del danaro, immediatamente dopo praticato dalla stragrande maggioranza del sistema bancario nazionale; sul punto, tanto le banche, quanto soprattutto l'ABI, sono ferme nel sostenere che in un mercato in cambiamento anche i tassi cambiano in continuazione; da tale assiomatica considerazione l'ABI prende spunto per replicare alle accuse di cartello osservando che e' "assolutamente pretestuoso sostenere che la politica dei saggi di interesse possa prescindere da condizioni effettive di mercato"; con entrambe tali considerazioni non si puo' convenire. Quel che non riesce a persuadere, pero', e' che tale aumento del costo del danaro non sia coinciso ne' con mutamenti di politica monetaria della competente autorita'; ne' di forte avvio di domanda di credito; ne' di tendenza al rialzo nell'interbancario; ne', soprattutto, in fase ascendente dei tassi d'interesse nelle aste dei titoli di Stato; tutte tali condizioni dall'ultima settimana dello scorso mese di ottobre hanno assunto un'inclinazione tale da far correttamente ed inconfutabilmente ritenere incompatibili, sotto il profilo del mercato e delle sue regole, un andamento al rialzo del prezzo del danaro; il fatto che si sia verificato l'opposto, scartata ragionevolmente e tecnicamente la possibilita' di chiamare in causa il "mercato", ha fatto legittimamente dire alla parte soccombente che il rialzo dei tassi abbia costituito una necessita' del sistema bancario per fronteggiare le proprie difficolta' di bilancio di fine esercizio 1995; poste cosi' le cose, nel mentre non puo' suscitare motivo di lagnanza la sussistenza di una posizione dominante delle banche, altrettanto non puo' essere detto per lo sfruttamento abusivo di tale posizione dominante. Questa condizione realizza, infatti, un reato e come tale meriterebbe di essere rilevato e punito; l'amministratore delegato di una primaria, banca che non ha preso parte alla sagra del rialzo dei tassi, dichiarava alla stampa il 16 corrente mese, fra l'altro, che il "cartello raffigura un reato, ed io rispetto le leggi". Tale affermazione fatta nel contesto di altre considerazioni di riguardo per il mercato e per le regole di competitivita', pare abbia il sapore di un monito e di una sollecitazione alle autorita' per norma predisposte alla tutela della concorrenza e del mercato; ebbene, nemmeno tale presa di posizione, dal sapore di reprimenda, ha prodotto alcun effetto. Tutto e' andato e continua a procedere secondo quanto stabilito dal "cartello", nell'indifferenza delle autorita' di controllo e di vigilanza, soccombenti, come al solito, le piccole e medie imprese e le famiglie bisognose di credito al consumo. Quelle piu' modeste, vale a dire; ed infatti, tale manovra, ancora una volta, lascia indisturbato il "prime rate". Non si rivolge, cioe', alla clientela di grandi dimensioni, normalmente ritenuta piu' affidabile, e tuttavia soventemente vera e propria palla di piombo al piede del sistema bancario, com'e' ricavabile dalle procedure di consolidamento di debiti e dalle operazioni di ristrutturazione finanziaria di imprese in difficolta', che hanno comportato al sistema bancario pesanti gravami in termini di minori ricavi e di impegni di tesoreria; da quanto sopra premesso si perviene alla conclusione che la manovra al rialzo dei tassi attivi bancari: sia scaturita da un'intesa anticoncorrenziale promossa da un folto gruppo di banche; sia stata vista con acquiescenza e favore dall'associazione bancaria italiana, considerata la difesa postuma, piena ed energica di tale operato condotta da tale associazione, tuttora in atto, con argomenti e motivazioni spesso inconferenti, talvolta suggestivi quanto pretestuosi, tal'altra contraddittori, addirittura rispetto alla difesa da essa associazione sostenuta; abbia realizzato danno diretto, alle categorie economiche piu' deboli ed alle famiglie, con conseguente induzione di tale danno sull'economia nel suo complesso -: se non intenda promuovere un'attivita' di accertamento per mancato intervento di controllo e di vigilanza sull'operato delle banche in punto del recente aumento dei tassi, tale da individuare - oltre che responsabilita' tecniche ed amministrative - anche la possibilita' di risarcire, ai sensi dell'articolo 2600 del codice civile per i danni patiti in conseguenza dell'esposta operazione di rialzo generalizzato dei tassi attivi bancari le categorie economiche ed i percettori del credito al consumo danneggiati da tale manovra bancaria. (2-00796)

 
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