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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XII Legislatura della repubblica italiana

RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA 6/00024 presentata da DILIBERTO OLIVIERO (RIFONDAZIONE COMUNISTA - PROGRESSISTI) in data 19951207

La Camera, considerato che: il processo di unificazione europea e' caratterizzato da un vero e proprio deficit democratico. Ad una crescente integrazione dei mercati e ad un incremento della libera circolazione dei capitali e delle merci non ha corrisposto l'unificazione politica dell'Europa ne' la costituzione di una reale capacita' del Parlamento europeo di rappresentanza democratica del popolo e di governo effettivo dei processi economici e sociali; il perseguimento di politiche liberiste mette ormai in discussione la stessa civilta' europea aprendo una divaricazione di fondo tra il funzionamento dell'economia e la coesione sociale; la messa in discussione dello stato sociale e del potere contrattuale dei lavoratori genera la crisi del compromesso sociale e democratico che si era venuto costruendo in Europa in questo dopoguerra ed apre una pericolosa fase contrassegnata dall'ampliarsi delle crisi sociali; il fallimento della politica dettata dal trattato di Maastricht e' ormai palese. La relazione presentata dalla Commissione temporanea per l'occupazione del Parlamento europeo ne ha messo in luce le drammatiche conseguenze negative evidenziando addirittura che il perseguimento del criterio del deficit potrebbe provocare la perdita di un milione e mezzo di posti di lavoro e che tale perdita potrebbe arrivare a 10,5 milioni, se si aggiungesse il perseguimento del criterio del debito. Cresce inoltre all'interno di tutti i paesi europei la critica del trattato di Maastricht; il prossimo semestre deve vedere quindi un impegno della presidenza italiana per avviare un profondo mutamento della politica europea; essa deve consentire di porre mano al deficit democratico facendo crescere un'Europa politica capace di porsi, attraverso la partecipazione dei popoli e delle istituzioni democratiche, il problema dell' intervento nell'economia e nell'organizzazione sociale ai fini di realizzare il progetto di un nuovo modello di sviluppo e di una piu' ricca convivenza civile. E' ormai all'ordine del giorno la riforma dell'Europa; la lotta alla disoccupazione e' il primo degli obiettivi da perseguire. Visto il fallimento delle politiche monetariste e gli effetti rovinosi sull'occupazione di una politica economica che assolutizza il risanamento dei bilanci statali bisogna perseguire il rovesciamento realizzando invece una politica per il pieno impiego attraverso la quale risanare i bilanci. L'Europa puo' cosi' porre le basi per una politica di pace e cooperazione nel Mediterraneo e con i paesi del Terzo Mondo: una Europa protagonista di un nuovo ordine mondiale; la revisione del Trattato dell'Unione europea (TUE) deve essere l'occasione per l'affermazione su un piano internazionale di una forte identita' democratica dell'Unione europea. L'Unione europea deve patrocinare una autentica PESC i cui grandi obiettivi siano la creazione di un quadro di sicurezza paneuropeo, la denuclearizzazione del continente, il ripudio della guerra come strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; diventa sempre piu' necessario rivedere il calendario dell'Unione economica e monetaria (UEM) adeguandolo alla situazione reale degli stati membri. E' necessaria la modifica degli attuali criteri di convergenza definiti nel protocollo allegato al Trattato di Maastricht, una loro sostituzione con una politica comune di ripresa economica nel quadro del coordinamento delle politiche nazionali, ferma restando la necessita' tra i paesi membri di vigilare in modo collettivo e solidale al mantenimento delle variabili monetarie e finanziarie in termini che siano pero' realmente ragionevoli. I criteri di convergenza nominali elencati nell'articolo 109 J del TUE per la realizzazione dell'UEM devono essere al piu' presto adeguati e conformati ai criteri di convergenza della realta' sociale dei vari Stati membri; e' necessario che uno dei passi della costruzione di una Europa solidale e democratica sia un autentica cittadinanza europea. Il rispetto dei diritti fondamentali, civili e sociali deve essere espressamente iscritto nel trattato. L'Unione europea non ha ancora ratificato la Convenzione del Consiglio d'Europa sui diritti dell'uomo e le liberta' fondamentali; questo mutamento di rotta nelle politiche europee deve caratterizzare il semestre di presidenza italiano della Unione europea; per indirizzo programmatico e per esaurimento del mandato questo ruolo non puo' essere svolto dal governo in carica; al contrario un nuovo governo costituito sulla base della consultazione elettorale lo potra' svolgere appieno considerando che esso risultera' espressione di una volonta' di rinnovamento manifestatasi anche con il voto degli italiani; impegna il Governo, nel semestre di presidenza europea, a: a) avviare il processo di unificazione politica dell'Europa, realizzando le condizioni perche' il Parlamento europeo esprima la rappresentanza democratica dei popoli ed abbia la capacita' di governare le trasformazioni economiche e sociali; b) impegnarsi a promuovere un nuovo modello di sviluppo che persegua come obiettivo primario l'eliminazione della disoccupazione, da conseguirsi anche attraverso la riduzione generalizzata dell'orario di lavoro; c) far si' che l'Unione europea assuma tutte le sue responsabilita' al servizio della pace, dello sviluppo del nostro continente e delle regioni vicine, divenendo un polo di sviluppo economico sostenibile sia da un punto di vista umano che ambientale, socialmente equilibrato e creatore di occupazione, cercando d'interagire nell'economia mondiale affinche' la legge del mercato sia regolamentata da analoghi principi di solidarieta', di rispetto del patrimonio ambientale e di equita'; d) ratificare la Convenzione del Consiglio d'Europa sui diritti dell'uomo e le liberta' fondamentali, introducendovi un nuovo articolo contro il razzismo e la xenofobia e stabilendo su questa base i diritti dei cittadini dei paesi terzi che circolano o risiedono nell'Unione; e) attribuire al Parlamento europeo i poteri d'indirizzo nell'ambito della PESC, nonche' un diritto di controllo e di consultazione prima, durante e dopo l'adozione di azioni e posizioni comuni. A creare inoltre una cellula di analisi e prevenzione dei conflitti alla quale partecipino sia il Consiglio che l'apposita Commissione del Parlamento europeo; f) ottenere dagli Stati membri l'impegno alla cessazione totale degli esperimenti nucleari; g) inserire nel trattato un riferimento esplicito al principio di parita' di trattamento indipendentemente dalla razza, dal sesso, dall'eta', dagli handicap o dalla religione (menzionando i diritti sociali fondamentali dei lavoratori e delle lavoratrici definiti nella Carta, trattandoli diffusamente ed estendendone l'applicabilita' a tutti i cittadini dell'Unione). Tale politica deve essere dotata di mezzi pubblici per la cooperazione, mirante al rispetto dei diritti fondamentali: occupazione, protezione sociale, formazione, servizi pubblici. Solo l'affermazione di questi diritti puo' dissuadere le pratiche di dumping sociale e organizzare programmi comuni per la creazione di posti di lavoro; h) rafforzare i rapporti di collaborazione e di buon vicinato con i paesi dell'altra sponda del Mediterraneo, rilanciando una nuova politica di cooperazione allo sviluppo, la ricostruzione in quei paesi di uno stato sociale adeguato ai bisogni delle popolazione, avviando un progressivo annullamento del debito estero. Anche per rafforzare una nuova politica di sicurezza euromediterranea veramente equa e' necessario soprassedere alla costituzione dell'Esercito europeo del Sud (EUROMAFOR, EUROFOR); i) allargare ad altri Stati l'Unione europea ponendo come unico e decisivo discrimine il rispetto dei diritti umani e delle liberta' democratiche. L'Europa democratica non puo' tollerare che entrino a far parte delle sue istituzioni Stati basati sulla discriminazione etnica, sulla violazione dei diritti civili e sociali, sulla negazione dei diritti delle minoranze sia politiche che nazionali; l) rivedere il calendario stabilito per l'Unione economica e monetaria alla situazione economica reale degli Stati membri dell'Unione, tenendo conto degli indici di convergenza reale come la disoccupazione; m) rafforzare la responsabilita' sul piano democratico in materia di UEM attribuendo un ruolo piu' ampio al Parlamento europeo (in particolare laddove il trattato prevede l'adozione di raccomandazioni o di direttrici economiche da parte del Consiglio); n) proporre l'abolizione del vincolo che impone che le decisioni, in sede di Consiglio dei Ministri, siano assunte all'unanimita'. (6-00024)

 
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