Documenti ed Atti
XII Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA 6/00025 presentata da BERLINGUER LUIGI (PROG.FEDER.) in data 19951207
La Camera, consapevole del valore che assume - in una fase cosi' cruciale per l'Europa - la presidenza italiana dell'Unione europea; consapevole dell'importanza che - per l'avvenire dell'Europa e di ogni sua nazione - ricopre la Conferenza intergovernativa (CIG); consapevole altresi' che, nell'attuale fase del processo di integrazione, prioritario e' impedire qualsiasi forma di ristagno o arretramento delle politiche di integrazione, a tutto vantaggio invece di un rafforzamento delle politiche e degli strumenti che consentano all'Unione di assumere in modo sempre piu' visibile personalita' politica e istituzionale proprie; udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio, ne apprezza la forte vocazione europeista e le approva; conferma e ribadisce gli obiettivi indicati e votati nella risoluzione approvata nel maggio scorso da entrambi i rami del Parlamento; ribadisce, in particolare, che per l'Italia ogni prospettiva di crescita economica, di progresso sociale, di stabilita' democratica e' inscindibilmente legata all'essere pienamente partecipe della realizzazione dell'Unione europea in tutte le sue dimensioni; sottolinea, anzi, che tale piena e consapevole partecipazione e' oggi condizione e opportunita' per consentire all'Italia di superare le proprie debolezze strutturali; sottolinea che tale consapevolezza richiede da parte dell'Italia l'assunzione di comportamenti coerenti e altrettanto coerenti politiche - in particolare per la partecipazione italiana all'Unione Economica e Monetaria - volte ad assicurare pieno impegno del nostro Paese nel perseguimento degli obiettivi comunemente decisi in seno all'Unione; sottolinea che la presidenza italiana debba riaffermare la priorita' delle dimensioni politica e istituzionale dell'Unione europea, senza le quali la stessa Unione Economica e Monetaria - scelta essenziale e irrinunciabile - diverrebbe di assai piu' complessa e contraddittoria realizzazione e gestione; ritiene, percio', che la Presidenza italiana debba caratterizzarsi per un forte impulso europeista e agire per: 1) un'Unione europea che - non piu' divisa dalla contrapposizione bipolare - sia fattore di stabilita' internazionale ed elemento essenziale di un nuovo assetto mondiale, e fondato sul pieno rispetto dei diritti di ogni individuo e comunita' nazionale - sulla base dei princi'pi stabiliti dalla Carta dell'ONU e degli accordi di Parigi - su un piu' equo uso delle risorse del pianeta, su una crescente integrazione dei mercati, su un sistema di relazioni internazionali a cui possa concorrere ogni paese. Un'Unione europea che - di concerto con i suoi alleati e nell'ambito di un rinnovato rapporto transatlantico - agisca per: una riforma dell'ONU e del suo Consiglio di Sicurezza; una politica del FMI, del G7 e delle istituzioni finanziarie internazionali consapevole della necessita' di un riequilibrio delle opportunita' di crescita a favore dei paesi in via di sviluppo; il perseguimento di una sicurezza europea comune, purche' cio' avvenga con piena adesione all'acquis comunitario; 2) un'Unione europea piu' coesa e aperta a nuove integrazioni, per far si' che ad un mercato unico corrisponda il superamento delle barriere e degli ostacoli che ancora si frappongono ad una piena integrazione. Al tempo stesso l'Unione europea non puo' chiudersi entro gli attuali suoi confini, ne' puo' ignorare la aspirazione di nazioni e popoli - la cui storia e' parte integrante dell'Europa - ad essere partecipi della casa comune europea. Approfondimento e allargamento dell'Unione devono combinarsi organicamente e procedere di pari passo e la CIG dovra' percio' definire: politiche, strumenti e modalita' di decisione che contribuiscano ad una piu' forte coesione tra gli attuali membri e ad una crescente comunitarizzazione delle loro politiche; definire percorso, tappe e modalita' di allargamento, anche prevedendo tempi differenziati tra l'immediata realizzazione di uno "spazio politico europeo" che coinvolga paesi dell'Europa centrale nelle scelte fondamentali di politica estera e sicurezza, dai tempi, necessariamente piu' graduali, dell'integrazione economica piena; 3) una Politica estera e di sicurezza comune (PESC) che consenta all'Unione europea di parlare con una sola voce e di rispondere ai pericoli nuovi che insidiano la stabilita' e la sicurezza in Europa, e, al tempo stesso, di mettere l'Unione europea in relazione e cooperazione con i diversi protagonisti della scena internazionale. Essenziale e' percio' che la CIG si muova nella direzione di una maggiore comunitarizzazione della PESC attraverso: l'istituzione di una figura altamente qualificata che sia soggetto di rappresentazione e gestione unitaria della politica estera e di tutte le relazioni esterne dell'Unione europea; la caratterizzazione della UEO sia come struttura di "identita' europea di difesa", sia come pilastro europeo della NATO, stabilendo un piu' organico collegamento tra UEO e Unione europea e nella prospettiva di un graduale assorbimento della funzione UEO da parte dell'Unione europea; modalita' di decisione a maggioranza qualificata che consentano piu' efficaci azioni comuni per la sicurezza, la stabilita' e la pace; 4) una Unione economica e monetaria, fondata su una moneta comune, secondo i criteri di convergenza previsti dal Trattato di Maastricht e, contemporaneamente, accompagnata da una comune politica economica e sociale che realizzi: strategie e finanziamenti adeguati alla coesione sociale, alla creazione di nuove opportunita' di occupazione e di lavoro, alla formazione, agli interventi infrastrutturali e produttivi secondo le linee indicate dal Piano Delors e dando piena attuazione ai principi sanciti dalla Carta Sociale e le indicazioni sulle pari opportunita' della Conferenza di Pechino; la messa a punto del nuovo Programma pluriennale 1997-2000 per le piccole e medie imprese; una corretta tutela della libera circolazione dei capitali attraverso armonizzazione fiscale, e un'azione per ostacolare l'attivita' di riciclaggio illegale e i paradisi fiscali; 5) un'Unione europea dei cittadini, capace di far acquisire un senso di "appartenenza europea" necessario a superare il deficit di credibilita' che l'Unione europea registra nelle opinioni pubbliche attraverso: una cittadinanza europea, anche con la introduzione nel Trattato di un Bill of Rights che dia certezza di diritti ai cittadini; uno "spazio europeo di liberta' e sicurezza" fondato su una sempre piu' organica cooperazione in materia di giustizia e affari interni, di lotta alla criminalita', con l'attivazione effettiva degli strumenti necessari a partire da Europol; una "strategia europea per l'immigrazione" connessa ad una piu' netta politica di cooperazione dell'Unione volta ad indirizzare verso i paesi in via di sviluppo risorse, tecnologie, opportunita' di crescita. In tale contesto l'Italia dovra' - al piu' presto - definitivamente superare i ritardi che hanno impedito di attendere all'accordo di Schenghen; 6) un'Unione europea espressione di coesione sociale e ideale che operi per: l'ulteriore sviluppo delle politiche di piena integrazione nei settori dell'energia, dei trasporti, della pesca, del turismo, e nella realizzazione della riforma della politica agricola; una politica integrata per l'ambiente e per uno sviluppo sostenibile, tali da consentire una piena utilizzazione delle risorse umane e naturali disponibili, anche attraverso l'applicazione di strumenti di fiscalita' ecologica ai fini del superamento della combinazione subottimale in materia di uso delle risorse e occupazione; la promozione delle aree a minore sviluppo come il Mezzogiorno d'Italia; una strategia comunitaria per l'istruzione e la formazione, la cultura e la piena valorizzazione dei beni culturali e ambientali; nuove regole per il sistema della comunicazione, volte a valorizzare il pluralismo e a evitare la formazione di posizioni dominanti, con un impegno netto a favore della produzione audiovisiva europea favorendo - sulla base del testo maggio 1995 della proposta di direttiva della Commissione europea su "TV senza frontiere" - nonche' con una normativa che impedisca forme di pubblicita' mascherata ancor piu' pervasiva di oggi; l'apertura alla concorrenza delle reti dei servizi pubblici finora gestiti come monopoli nel campo dei trasporti, dell'energia e delle telecomunicazioni, garantendo la liberta' sia di entrata, sia di accesso alle reti; l'armonizzazione progressiva dell'accessibilita' ai pubblici servizi, per ogni cittadino, come criterio costante di ogni intervento di comunitarizzazione; il riconoscimento del ruolo economico e politico del terzo settore; una traduzione nei Trattati della nuova sensibilita' maturata nei confronti degli animali anche recependo i ripetuti pronunciamenti in tal senso del Parlamento europeo che riconoscono gli animali come esseri senzienti; 7) un'Unione europea con istituzioni trasparenti e riformata nell'attuale assetto e nel modo di decidere e di agire, condizione necessaria per superare l'accesso di burocrazia, una accentuata mancanza di trasparenza decisionale e quell'indebolimento della rappresentativita' democratica che oggi non solo rischia di rafforzare resistenze nazionaliste e provinciali, ma allarma anche i settori piu' sensibili in senso europeistico dell'opinione pubblica dei singoli Stati. Per questo - come gia' indicato nella risoluzione approvata dalle Camere nel maggio scorso - la riforma istituzionale dovra' assicurare: la riconferma del patrimonio comunitario fin qui acquisito nel processo di integrazione, opponendosi ad ogni spinta disgregatrice che limiti o riduca la necessaria coesione europea; la definizione di riforme istituzionali che configurino l'Unione europea a vocazione federale ed espressione dell'Europa delle regioni e dei popoli, con l'obiettivo di giungere ad un Trattato che contenga principi costituzionali attraverso un iter che coinvolga il Parlamento europeo e i Parlamenti nazionali; la realizzazione del processo di integrazione secondo il criterio della "flessibilita' nell'unita'" in ragione da consentire ad ogni paese membro dell'Unione - sulla base dei criteri comunemente stabiliti - di partecipare ad ogni fase del processo di integrazione; consentire al tempo stesso, a quei paesi - che lo ritenessero - di non partecipare a singoli aspetti del processo di integrazione, senza che questo impedisca agli altri paesi membri di procedere nelle tappe di integrazione decise; promuovere i provvedimenti e le procedure che rendano compatibili eventuali diversi gradi e passaggi di partecipazione da parte di singoli paesi membri alle politiche di integrazione con un processo di progressiva armonizzazione e convergenza, nell'ambito di un quadro istituzionale unico; il coinvolgimento del Parlamento europeo nelle diverse fasi del processo di riforma, ivi compreso un parere preventivo dello stesso Parlamento prima della ratifica del Trattato da parte dei parlamenti nazionali; 8) un'Unione europea politica e istituzionale a vocazione federale nella quale: la Commissione evolva verso una graduale trasformazione in un vero e proprio Governo dell'Unione; l'attuale esercizio del potere legislativo da parte del Consiglio sia condiviso con il Parlamento europeo, insieme con quei poteri di controllo e di indirizzo che costituiscono le prerogative precipue di ogni potere parlamentare efficace e trasparente; il rafforzamento e la semplificazione dei meccanismi di codecisione, la realizzazione delle decisioni a voto unanime a favore della estensione del voto a maggioranza ponderata e la clausola dell'opting out siano altrettanti strumenti per procedere verso l'obiettivo di un'Unione europea con proprie personalita' politiche e istituzionali e relatori proprie poteri; l'attuazione del Comitato delle Regioni; una piena applicazione del principio di sussidiarieta', evitando che i centri decisionali siano allontanati da un controllo piu' diretto dei cittadini, e favorendo cosi' un federalismo che realizzi una crescente attribuzione di poteri ad istituzioni autonome, regionali e locali. La Camera dei deputati inoltre, sottolinea la necessita' che nel semestre di presidenza - accanto all'azione di impulso fin qui indicata per la CIG - l'Italia caratterizzi il proprio mandato dando attuazione a significativi atti di politica estera ed esterna e indica le seguenti priorita': la definizione e l'avvio del Programma straordinario per la ricostruzione dell'ex-Jugoslavia. Spettatrice passiva nella mediazione per un accordo di pace, l'Unione europea ha, con l'accordo di pace di Dayton, l'opportunita' di recuperare un ruolo attivo, che sarebbe tanto piu' rilevante se - accanto all'opera di ricostruzione - vedesse anche l'avvio di una strategia politica volta a stabilire con le Repubbliche dell'ex-Jugoslavia - e con l'Albania - accordi di cooperazione e di associazione, esplicitamente finalizzati al consolidamento della pace e della stabilita'; la realizzazione delle decisioni assunte alla Conferenza di Barcellona con l'obiettivo di un vero e proprio "partenariato euromediterraneo" e in particolare, l'assunzione di primi provvedimenti per l'avvio della costruzione di una "zona di libero scambio" e di un "patto per la stabilita' nel Bacino Mediterraneo"; il sostegno al processo di pace in Medio Oriente, dando corso alle decisioni della Conferenza di Amman; un forte impulso all'Iniziativa Centro Europea come struttura di integrazione e cooperazione regionale, utile a creare condizioni piu' favorevoli al processo di integrazione dei paesi PECO nell'Unione europea; il sostegno alla transizione economica e al consolidamento democratico in Russia; l'attuazione delle obbligazioni e degli obiettivi risultanti dal Patto transatlantico sottoscritto a Madrid dall'Unione europea e Stati Uniti; la sottoscrizione degli accordi di cooperazione tra Unione europea e Mercosur e tra Unione Europea e NAFTA; l'adeguata preparazione del vertice di Bangkok con l'obiettivo di avviare una nuova stagione di relazioni e cooperazione con l'area pacifica; la messa in opera delle indicazioni scaturite dai vertici ONU di Rio, Il Cairo, Copenaghen e Pechino. Per tutte queste ragioni, la Camera dei Deputati. impegna il Governo a: istruire i propri rappresentanti per l'attuazione degli indirizzi indicati in questa risoluzione, unitamente alla continua ricerca di consenso che assicuri nel primo semestre del 1996, all'Unione europea una Presidenza capace di avviare proficuamente i lavori della Conferenza intergovernativa e di compiere atti di politica esterna che diano visibilita' e autorevolezza all'Unione nel sistema internazionale; riferire periodicamente al Parlamento, raccogliendone gli indirizzi, sullo stato dei lavori. (6-00025)