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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XII Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/00827 presentata da SAIA ANTONIO (RIFONDAZIONE COMUNISTA - PROGRESSISTI) in data 19951220

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere premesso che: in data 18 dicembre 1995 il Presidente del consiglio, dopo aver ritirato la fiducia sul terzo maxiemendamento presentato al disegno di legge collegato alla finanziaria, alla domanda posta da un giornalista circa l'eventualita' che il Governo potesse successivamente riproporre il voto di fiducia sul medesimo maxiemendamento, ha testualmente dichiarato: "Me lo devono chiedere in ginocchio!"; tale dichiarazione, chiaramente rivolta a tutto o parte del Parlamento, e' stata resa ai giornali ed alle emittenti radiotelevisive ed e' stata quindi portata a conoscenza di milioni di cittadini italiani e, cosi' come e' stata formulata, tende a porre in risalto una presunta quanto incostituzionale "subalternita'" del Parlamento rispetto al Presidente del Consiglio dei ministri -: se non ritenga che l'affermazione resa alla stampa sia gravemente lesiva della dignita' e delle prerogative del Parlamento; se non ritenga che una tale dichiarazione possa configurare una violazione dei principi costituzionali; se non ritenga necessario, alla luce di quanto sopra, rilasciare una dichiarazione riparatoria nei confronti del Parlamento o si precisi in modo chiaro cosa intendesse dire con quella frase il Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana. (2-00827)

 
Cronologia
lunedì 18 dicembre
  • Parlamento e istituzioni
    In condizioni di contrapposizioni parlamentari marcate e di equilibri numerici incerti, il Governo decide di ritirare il terzo emendamento al disegno di legge A.C. 3438-bis recante misure di razionalizzazione della finanza pubblica, sulla cui approvazione è stata posta la questione di fiducia il giorno 15.

sabato 30 dicembre
  • Parlamento e istituzioni
    Il Governo guidato da Lamberto Dini si dimette, ritenendo di aver portato a termine il mandato delle forze politiche e del Capo dello Stato, che rinvia il Governo alle Camere.