Documenti ed Atti
XII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/17801 presentata da PEZZELLA ANTONIO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 19960111
Ai Ministri degli affari esteri e del tesoro. - Per sapere - premesso che: secondo le cifre ufficiali della "Relazione previsionale e programmatica per l'anno 1995" della direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli affari esteri lo stanziamento per la direzione era dell'ordine di 2.600 miliardi; dedotti 89 miliardi per spese di funzionamento e contenzioso, ne restano disponibili a fini operativi 2.511; di tali fondi operativi 1.628 miliardi erano destinati alla cooperazione multilaterale, piu' precisamente: 628 per la partecipazione al capitale di banche ed alla ricostituzione di Fondi di Sviluppo; 440 al Fondo europeo di sviluppo; 560 ad altri programmi gestiti dall'Unione Europea; questi fondi vengono denominati "contributi obbligatori". In effetti non vengono affatto imposti da una potesta' superiore, in quanto risultano da impegni assunti a seguito di negoziati internazionali che lasciano all'Italia ampi margini di manovra e discrezionalita'; in aggiunta ai contributi c.d. "obbligatori" erano previsti 300 miliardi di contributi volontari ad altre organizzazioni multilaterali. Molti di questi contributi sono distribuiti in modo frammentario ad organismi di efficienza quantomeno dubbia. In alcuni casi sorge addirittura il sospetto che servano soprattutto ad assicurare laute prebende ad ex diplomatici e a politici italiani obsoleti; se l'aritmetica non e' un'opinione, dunque il 77 per cento dei fondi operativi (1.928 miliardi) e' assegnato a organizzazioni multilaterali, il 23 per cento soltanto dei fondi operativi (583 miliardi) e' gestito direttamente dalla Cooperazione italiana; come fa pudicamente osservare la stessa relazione previsionai'e e programmatica, i fondi destinati ad organismi multilaterali sono "...poco orientabili verso finalita' e paesi di specifico interesse italiano. Anche la visibilita' sul piano internazionale dello sforzo italiano e' minima..."; a fronte di stanziamenti globali decrescenti si assumono impegni crescenti per contributi c.d. "obbligatori" a favore di organismi multilaterali; di questo passo la cooperazione bilaterale italiana cessera' di esistere. I soldi italiani giungeranno si' in Mozambico, in Palestina, in Croazia, in Bosnia ecc., ma non sotto l'egida italiana bensi' sotto forma di crediti della Banca Mondiale con sede a Washington; bel modo di combattere per il re di Prussia, impersonato nella fattispecie dalle istituzioni create a Bretton Woods, ben conosciute dal dottor Dini; in proposito solo la decima ricostituzione dei fondi dell'Ida, il fondo della Banca Mondiale, relativa al triennio 1994/1996 e' costata alla cooperazione italiana ben 1.124 miliardi, vale a dire 374 miliardi annui o, se si vuole, quasi i 2/3 dei suoi fondi operativi bilaterali per il 1995; la cosa quantomeno buffa e' che l'Italia, nel corso di varie ricostituzioni, ha volontariamente aumentato la sua partecipazione pretesa "obbligatoria" all'Ida dal 2,4 per cento al 5,3 per cento; trattasi di una percentuale superiore a quella della sua partecipazione al capitale della Banca Mondiale e di quella che le spetterebbe seguendo i criteri di "burden sharing" calcolati dalla stessa banca; solo Giappone e Germania hanno fatto piu' dell'Italla. Altri Paesi hanno invece ridotto le loro quote: gli USA dal 42,34 per cento al 20,86 per cento, il Regno Unito dal 17,33 per cento al 6,15 per cento; e' da ricordare che a fronte di ogni 100 lire date all'Ida ne rientrano in Italia, sotto forma di commesse alle nostre imprese, solo 50 circa; attualmente e' in corso il negoziato per l'undicesima ricostituzione dei fondi Ida. E' richiesta (dai funzionari della Banca Mondiale) una ricostituzione di complessivi 15,3 miliardi di DSP. Allo stato delle cose cio' comporterebbe per la cooperazione italiana un impegno triennale di circa 2.011 miliardi, pari a 670 miliardi l'anno; se si considerano gli impegni crescenti presi recentemente a seguito dell'ottava ricostituzione del Fes, il fondo della commissione della CEE, ci si puo' domandare se resteranno fondi per mantenere in vita una Cooperazione bilaterale italiana; infine per quanto riguarda l'undicesima ricostituzione fondi Ida, gli USA hanno formalmente proposto una riduzione del 30 per cento. Tagli analoghi ai contributi al FES erano stati proposti nei mesi scorsi da Inghilterra, Germania e Spagna -: se il Ministro degli affari esteri intenda accettare supinamente la scomparsa della cooperazione bilaterale italiana e, in caso contrario, cosa abbia fatto e stia facendo per evitarla, in particolare se pensi di sottoporre a seria revisione la pletora di contributi volontari ad una miriade di organismi internazionali di dubbia efficienza; se il Ministro del tesoro, cui incombe la responsabilita' dei contributi presunti "obbligatori" e dei relativi negoziati, intenda tagliare al massimo la partecipazione italiana ai fondi di sviluppo, iniziando dall'Ida. Per quest'ultima se l'Italia intenda aderire alla proposta USA e se intenda ridurre la sua partecipazione percentuale al fondo. (4-17801)