Documenti ed Atti
XII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/17920 presentata da PROVERA FIORELLO (LEGA NORD) in data 19960117
Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro di grazia e giustizia. - Per sapere - premesso che: il pubblico ministero Maria Cordova della Procura di Roma, il 2 gennaio l996 ha presentato appello contro la sentenza del Gip Adele Rando del 18 novembre 1995 nei confronti del dottor Giuseppe Carbone, Presidente della Corte dei conti, e del dottor Emidio Di Giambattista, procuratore generale della stessa; nell'atto di appello e' testualmente cosi' scritto: "la decisione impugnata si fonda su presupposti inesistenti, su fatti travisati, su sommarie valutazioni degli atti, su generiche affermazioni di principi giuridici, sulla completa ignoranza di circostanze e fatti e persino di norme a lungo dibattuti e discussi, e percio' rilevanti, che il Gip sorprendentemente non ha degnato nemmeno di un cenno. La motivazione della decisione e' di una superficialita' e di un'approssimazione a dir poco sconcertanti e manifesta, invece che l'ansia di approfondire i fatti, la preoccupazione di rivendicare poteri non contestati e comunque sicuramente estranei alla problematica del procedimento..."; e ancora: "... ma del resto che Di Giambattista sia stato posto ai vertici della Corte proprio al fine di bloccare le istruttorie e i controlli sulla disinvolta gestione del denaro pubblico da parte degli enti pubblici economici e dei relativi ministeri che incominciavano a scottare; che egli cosi' come Carbone che perseguiva lo stesso scopo sull'altro fronte - quello giurisdizionale - abbia posto in essere una serie di atti intesi a vanificare qualsiasi controllo sulla gestione del denaro pubblico da parte dei dirigenti dell'ente ferrovie dello Stato e del Ministero dei trasporti ed impedire, al fine di procurare agli stessi un ingiusto vantaggio patrimoniale, le azioni di responsabilita' contabile nei loro confronti, vi e' prova documentale in atti"; e ancora: ".... dunque il presidente Carbone, rilasciando autorizzazioni e conferendo incarichi a suo piacimento, senza chiedere il parere del Consiglio di Presidenza, o addirittura usurpandone i poteri, perseguiva una finalita' ben precisa che era quella di crearsi, attraverso l'attribuzione di vantaggi anche economici a chi non aveva diritto di ottenere quell'incarico, (...) un sistema di potere che gli consentisse di gestire l'attivita' della Corte e di gestire lo stesso Consiglio di Presidenza, non per il conseguimento degli scopi istituzionali ma per finalita' politiche contrarie agli scopi istituzionali stessi; dunque i procedimenti disciplinari erano spessissimo strumentalizzati, non solo dal Procuratore generale ma dagli stessi membri del Consiglio. Dunque gli assunti del Gip che non era ipotizzabile che una decisione collegiale potesse essere strumentale al raggiungimento di fini non istituzionali e percio' illeciti, trovano smentita agli atti"; nello stesso appello, riguardo alla nomina di Di Giambattista a procuratore generale, si dice che essa "suscito' l'indignazione di tutti i magistrati della Corte per l'arroganza con cui il Governo Goria (...) aveva proceduto alla stessa (...) ignorando qualsiasi criterio, disattendendo senza alcuna motivazione le designazioni della Corte sempre seguite da tutti i Governi, senza eccezione fin dalla nascita della Corte stessa (...). La nomina del nuovo procuratore generale, disattendendo la designazione interna e senza alcuna motivazione (...) sta a testimoniare la volonta' politica di portare a compimento l'opera di progressiva mutilazione avviata da qualche anno e di smantellamento (...)di tutti i presidi cui nell'ordinamento la Corte era preposta"; il Gip Rando ha negato la validita' e l'efficacia del decreto di autorizzazione di riapertura delle indagini del Gip Alberto Pazienti; tale decreto invece esisteva prima della richiesta di rinvio a giudizio avvenuta il 22 aprile 1994 e questo si configura come un errore di fatto ed una violazione di legge (articolo345 CPP); con tale sentenza del Gip Rando si sono quindi realizzate gravi violazioni di legge e gravi travisamenti dei fatti che possono giustificare, secondo l'indirizzo del procuratore generale presso la Corte di cassazione, l'inizio dell'azione disciplinare gia' chiesto in una precedente interrogazione nei confronti del Gip Rando; quanto scritto nell'appello della Cordova conferma la gravita' dei fatti e dei comportamenti del dottor Carbone e del dottor Di Giambattista, imputati di falso ed abuso patrimoniale; nonostante questa grave imputazione nei confronti del Di Giambattista gli e' stato conferito di recente il prestigioso ed importantissimo incarico di Presidente della cosiddetta cabina di regia per l'utilizzo dei fondi strutturali europei destinati all'Italia, "una poltrona che - come viene suggerito da un titolo di "Affari e Finanza" - vale 100 mila miliardi"; in base a quali motivazioni e con quale criterio sia stato conferito un incarico cosi' prestigioso e "redditizio" ad un imputato di reati cosi' gravi da parte del Presidente del Consiglio dei ministri Lamberto Dini nel momento in cui lo stesso ha ritenuto, a suo tempo, che non fosse opportuno conferire incarichi di alcun genere a persone di cui e' stato chiesto il rinvio a giudizio,come nel caso dell'ex giudice Antonio Di Pietro; se non sia opportuno revocare immediatamente tale incarico per motivi di opportunita' politica oltre che di pubblica decenza. (4-17920)