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Documenti ed Atti

XII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/02057 presentata da DE MURTAS GIOVANNI (RIFONDAZIONE COMUNISTA - PROGRESSISTI) in data 19960131

Al Ministro del bilancio e della programmazione economica e incarico per il coordinamento delle politiche dell'Unione europea. - Per sapere - premesso che agli interroganti risulta che: la vicenda giudiziaria che vede coinvolti ben 24 tra amministratori e sindaci dell'ex Banca popolare di Sassari per responsabilita' che hanno determinato il tracollo finanziario dell'istituto di credito e per reati quali truffa, appropriazione indebita, falso in bilancio e false comunicazioni sociali, interviene nel merito di una operazione che ha comportato la dissoluzione di un patrimonio finanziario di circa 500 miliardi di lire e la perdita totale del valore delle quote societarie che erano state sottoscritte da 22 mila piccoli azionisti, in rappresentanza dell'intero capitale sociale della stessa Banca Popolare di Sassari; la Banca Popolare di Sassari venne commissariata nel 1991, a seguito di ispezioni predisposte dalla Banca d'Italia, che portarono, tra l'altro, all'accertamento di numerose e gravi anomalie nella conduzione dell'istituto di credito sassarese: i commissari, che rilevarono la sussistenza di perdite per circa duecento miliardi nella situazione patrimoniale della societa', riscontrarono una serie di operazioni illecite, prevalentemente di tipo speculativo, realizzate tramite affidamenti senza garanzie che furono concessi, al di fuori dell'ambito di attivita' di una banca che opera a breve termine, a societa' o consorzi di societa' che facevano capo agli stessi amministratori della Banca Popolare di Sassari e per i quali la magistratura competente ha, a suo tempo, richiesto il rinvio a giudizio; al termine della fase di commissariamento e in alternativa alla liquidazione, ai soci venne proposto di procedere alla fusione per incorporazione con un'altra banca, la cui maggioranza era detenuta dal Banco di Sardegna. Nel corso della trattativa con la Banca d'Italia, il Banco di Sardegna si impegno' alla acquisizione delle azioni della ex-Banca popolare a condizioni quantomeno risarcitorie: ai soci, infatti, il Banco di Sardegna assicuro' di accettare un concambio di 17.800 lire per ciascuna quota, fissando in tal modo una cifra che, seppur inferiore al valore di 23/25 mila lire dei mesi precedenti il commissariamento, avrebbe rappresentato per gli azionisti della Banca popolare una perdita contenuta. Al contrario, al termine dell'operazione di salvataggio, le migliaia di risparmiatori o di semplici correntisti che erano azionisti della Banca Popolare di Sassari (diventata con la fusione Banca di Sassari) si ritrovarono in possesso di quote prive di qualsiasi valore, che non hanno acquirenti, che non possono essere collocate sul mercato e che la stessa Banca di Sassari non accetta neanche a garanzia di affidamenti -: se sia stata verificata la correttezza della gestione commissariale in ordine alla operazione di fusione predisposta dalla Banca d'Italia, considerato che, mentre vennero escluse altre ipotesi di soluzione della crisi della Banca Popolare di Sassari (la ricapitalizzazione da parte dei soci o la cessione ad altri istituti bancari italiani o esteri), l'Autorita' garante della concorrenza e del mercato espresse parere negativo in merito alle conseguenze di concentrazione e di monopolio che l'incorporazione con il Banco di Sardegna avrebbe prodotto nel settore del credito, a livello regionale; se il Ministro, interrogato ritenga compatibile con una corretta evoluzione del sistema creditizio e con la tutela della concorrenza nei mercati della raccolta bancaria la determinazione della fattispecie per la quale, attraverso la fusione, il Banco di Sardegna, dopo aver acquisito (anche tramite il successivo aumento del capitale sociale) oltre il 60 per cento delle azioni della ex-Banca popolare di Sassari e' diventata socio di maggioranza della nuova Banca di Sassari; in tal modo, oltre ad una divaricazione di interessi assolutamente penalizzante per i soci di minoranza, non sussiste possibilita' alcuna che possa instaurarsi un reale regime di concorrenza tra le due banche, stante il rapporto di dipendenza che subordina la Banca di Sassari all'Ente capogruppo e che le impedisce (anche a norma di statuto) di operare in un quadro di reale autonomia, secondo una propria politica di mercato e con un effettivo potere di iniziativa; se, anche in ragione del controllo pressoche' totale che questi detiene attualmente sulle piazze sarde, non si ritenga di dover accertare la correttezza e la validita' delle politiche di gestione poste in essere dal Banco di Sardegna, con particolare riferimento al fatto che, mentre nel recente passato l'Istituto di credito ha avuto dei tassi di crescita notevolissimi (sia in termini di raccolta che di redditivita') che gli hanno consentito una forte patrimonializzazione, si e' di recente registrata una inversione di tendenza, con il risultato che l'esercizio 1994 si e' chiuso in perdita per oltre 117 miliardi. In particolare, importa verificare se sussistano le perdite certificate nei bilanci della Banca popolare di Sassari, negli anni precedenti il commissariamento, oppure se esse siano state in tutto o in parte recuperate, creando delle plusvalenze che avrebbero avvantaggiato il socio di maggioranza, cioe' il Banco di Sardegna; e permangano le situazioni anomale pregresse, relative ai crediti che l'ex Banca popolare di Sassari vantava nei confronti di alcuni importanti debitori, quali, ad esempio, il gruppo Grauso-L'Unione sarda (27 miliardi) e il gruppo editoriale La Nuova Sardegna (3 miliardi); come si evince dagli atti di rinvio a giudizio firmati dal G.I.P. del tribunale di Sassari contro i vecchi amministratori della Banca popolare di Sassari, si tratta di crediti di firma a lungo termine che, non essendo assistiti da garanzie reali, si configurano come dei veri e propri regali a vantaggio di pochi e privilegiati imprenditori; se, in un contesto che e' di fondamentale importanza per tutta l'economia sarda, non si ritenga necessario e urgente correggere la situazione che e' maturata nel settore del credito in Sardegna, a tutela del ruolo e della presenza della Banca di Sassari che, anche nell'interesse del mercato e degli altri Istituti bancari, deve avere la possibilita' di svilupparsi autonomamente, facendo leva sia sulle risorse professionali, sia sul rilevante patrimonio, costituito dai numerosissimi soci; con cio' si darebbe anche seguito agli impegni formalmente assunti dalla regione autonoma della Sardegna la quale, al momento dell'acquisizione della Banca popolare di Sassari, diede il proprio assenso a condizione che venissero rispettati i diritti e gli interessi sostanziali dei soci risparmiatori. (5-02057)

 
Cronologia
mercoledì 24 gennaio
  • Parlamento e istituzioni
    Valerio Onida e Carlo Mezzanotte vengono eletti al dodicesimo scrutinio giudici della Corte costituzionale.

giovedì 1° febbraio
  • Parlamento e istituzioni
    Il Presidente Scalfaro affida ad Antonio Maccanico l'incarico di formare un Governo di larghe intese, nella prospettiva di avviare le riforme istituzionali.