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Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00178 presentata da PASETTO NICOLA (ALLEANZA NAZIONALE) in data 19960515

Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che: durante il corso della XI e della XII legislatura, era circolata con insistenza la notizia che il carcere militare di Peschiera del Garda (Verona) sarebbe stato definitivamente chiuso, e che quindi sarebbe stata lasciata in attivita' unicamente l'analoga struttura carceraria di Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta; tale chiusura provocherebbe una serie di problematiche umane, morali e sociali, e non risolverebbe certamente il problema economico che viene presentato qual ragione per tale chiusura; come detto, tale chiusura comporterebbe che: a) tutti gli appartenenti alle forze di polizia che prestano servizio nel nord, o in parte del centro dell'Italia, nel caso, a qualsiasi titolo, dovessero essere privati della liberta' personale, per poter esercitare il legittimo diritto, concesso loro dall'articolo 79 della legge n. 121 del 1981, di essere ristretti in un carcere militare, dovrebbero necessariamente essere associati presso quello di Santa Maria Capua Vetere, che rimarrebbe infatti l'unica struttura carceraria in vita in tutto il territorio nazionale; l'assegnazione alla struttura di Santa Maria Capua Vetere risulterebbe inoltre in aperto contrasto con quanto disposto dall'articolo 30, primo comma, dell'ordinamento penitenziario. In caso contrario i detenuti, per non dover affrontare l'eccessivo allontanamento dai propri nuclei familiari, dovrebbero, anche a rischio della propria incolumita' personale, chiedere di essere associati in un carcere comune abbastanza vicino alla propria famiglia; b) la stessa situazione di allontanamento dai propri nuclei familiari si prospetterebbe per i militari in servizio permanente effettivo o di leva, del nord Italia, condannati ad espiare pene per i reati di tipo militare commessi o a disposizione dell'autorita' giudiziaria militare; c) i colloqui visivi con le famiglie che, data la relativa vicinanza di Peschiera a tutti i comuni dell'Italia centro-settentrionale, attualmente vengono svolti almeno una volta alla settimana, senza grossi aggravi sia fisici che economici per le famiglie dei detenuti, data la lunga distanza da percorrere ogni volta per raggiungere Santa Maria Capua Vetere diventerebbero estremamente gravosi, sia fisicamente che economicamente. Verrebbe cosi' annullato quel rapporto umano da tutti ritenuto indispensabile, tra detenuti e famiglia, portando al progressivo annientamento di valori religiosi, morali e sociali propri della famiglia stessa, che da ogni legislazione e' ritenuta nucleo fondamentale della societa' e dello Stato. Ove venisse a mancare tale rapporto il detenuto, che gia' vive una precaria situazione umana e psicologica, subirebbe un ulteriore trauma, che gli farebbe perdere quegli stimoli, volti alla rieducazione ed al reinserimento, che sicuramente gli vengono anche dal continuo contatto con i propri cari e soprattutto con i figli che potrebbe vedere solo poche volte in un anno. Anche le famiglie, da questa situazione, non potrebbero che subire drammi e traumi psicologici, sociali ed economici; d) gli avvocati difensori dei detenuti sarebbero costretti a sottoporsi a massacranti, nonche' onerosi, spostamenti, per poter svolgere adeguatamente il loro mandato, che si estrinseca, prevalentemente, attraverso i colloqui de visu e che non si puo' esaurire in semplici, anche se frequenti, colloqui telefonici; tali spostamenti per gli imputati aumenterebbero, inoltre, incredibilmente le spese per la difesa, in quanto i legali sarebbero costretti ad addebitare a carico dei loro assistiti i maggiori costi sostenuti per i loro spostamenti; e) gli stessi magistrati inquirenti, per effettuare gli interrogatori dovrebbero sottoporsi anch'essi agli spostamenti menzionati per gli avvocati, solo che in questo caso le conseguenze economiche dei maggiori costi, dovuti al rimborso delle spese sostenute dal magistrato e dai suoi ausiliari, andrebbero ad aggravare pero' sul bilancio dello Stato. In caso contrario dovrebbero essere i singoli detenuti ad essere tradotti continuamente, ed anche questa volta i costi, che sarebbero ancora maggiori, andrebbero ad incidere sul bilancio dello Stato; f) le parole "rieducazione e reinserimento", in questo istituto, non sono pura utopia in quanto, grazie all'estrema professionalita' ed umanita', tutto il personale operante si adopera al fine di creare attivita' alternative per i detenuti, effettuando, o facendosene promotore, corsi di formazione professionale e culturale che possano poi permettere un piu' facile reinserimento del condannato. Tutto questo verrebbe ad un tratto cancellato, con l'impiego in altre attivita' del personale operante in questo istituto, al quale tale fatto comporterebbe anche dei traumi, in quanto la maggior parte dei militari effettivi presta servizio ormai da anni a Peschiera, ove si e' anche formata una famiglia, che dovrebbe all'improvviso trapiantare in nuove realta' sociali, dove l'inserimento risulterebbe lungo e difficoltoso, soprattutto alloggio con un costo adeguato agli stipendi, sicuramente modesti dei militari -: se non ritenga quanto mai inopportuna l'eventuale decisione di chiudere il carcere militare di Peschiera, e se non ritenga invece di individuare altre forme di intervento idonee a ridurre la spesa del Ministero. (4-00178)

Come gia' chiarito in occasione della risposta alle interrogazioni nn. 4-00435 e 4-00519 della precedente legislatura, il processo di revisione in senso riduttivo dell'organizzazione penitenziaria militare si e' reso necessario a seguito della sentenza n. 358/1993 della Corte costituzionale che, sottraendo i detenuti obiettori di coscienza alla giurisdizione militare, ha prodotto un consistente calo della popolazione carceraria. L'iniziativa si colloca, comunque, nel contesto piu' generale delle esigenze poste dal "Nuovo modello di difesa", che prevede drastici "tagli" ordinativi, in tutti i settori. Il suddetto processo di revisione, per quanto concerne il carcere militare di Peschiera del Garda, comportera' un ridimensionamento della struttura da realizzarsi gradualmente: in una prima fase il carcere verra' declassato a livello di "sezione di carcere", poi assumera' la configurazione di "sezione quadro" destinata a detenuti in custodia cautelare. Piu' che di una chiusura si tratta, quindi, di un ridimensionamento, che non dovrebbe porre ostacoli ad un efficiente svolgimento dell'attivita' giudiziaria e che, tra l'altro, comportera' un risparmio valutabile in circa 3 miliardi per anno. Peraltro, stante la delicatezza della materia, il provvedimento verra' attuato, previ accurati approfondimenti degli elementi di situazione che potranno verificarsi, nel pieno rispetto delle esigenze del personale direttamente interessato, sia esso in servizio che detenuto. Il Ministro della difesa: Andreatta.



 
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