Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00279 presentata da SCALIA MASSIMO (MISTO) in data 19960522
Ai Ministri dell'ambiente,dell'industria, del commercio e dell'artigianato del tesoro e della sanita'. - Per sapere - premesso che: in attuazione della deliberazione del Consiglio dei Ministri in data 28 giugno 1995, una OPCM disponeva, tra l'altro, che il ministero dell'ambiente e il ministero dell'industria procedessero entro il 1^ dicembre 1995 ad una verifica unitaria dei fabbisogni di gas del parco elettrico italiano e della relativa copertura; tale verifica e' stata eseguita, ma nelle previsioni di fabbisogno ci si mantiene sistematicamente al di sotto delle cifre che l'ultimo Piano energetico regionale, adottato dal Governo nell'agosto del 1988, prevedeva: da 18 a 24 miliardi di metri cubi di metano da usarsi come combustibile nelle centrali termoelettriche, mentre a tutto il 1994 tale consumo ascendeva soltanto a 9.6 miliardi di metri cubi (di cui 5.9 miliardi di metri cubi utilizzati dall'Enel) con una flessione rispetto all'anno precedente; la Snam ha fatto presente piu' volte le rilevanti disponibilita' di metano che e' in grado di assicurare, in generale, al sistema energetico nazionale, e, in particolare, per l'alimentazione delle centrali termoelettriche; a tal fine, l'amministratore delegato della Snam ha scritto alle autorita' competenti lettere che assicurano rispettivamente cinque miliardi di metri cubi di gas per la centrale di Montalto di Castro attraverso Trasmed e un miliardo di metri cubi per la centrale di Brindisi; tra i numerosi casi di cui al punto precedente, figurano senz'altro le centrali termoelettriche di Brindisi, di Vado Ligure e di La Spezia, le cui sezioni generatrici e i cui camini sono siti all'interno di abitati densamente popolati, con conseguenti gravi danni per la popolazione, in violazione del diritto fondamentale alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione e piu' volte riaffermato dalla Corte Costituzionale come primario, e quindi non subordinabile a diritti di tipo sociale -: come intendano procedere i Ministri interrogati, anche tenendo conto della verifica di cui alla premessa, nei confronti dell'Enel, che da anni ostacola attivamente e con successo il conseguimento degli obiettivi del Pen riguardo all'utilizzo del metano, configurando cosi' maggiori danni alla salute e all'ambiente in generale e, in modo ancora piu' pesante nelle particolari situazioni quali quelle di Brindisi, di Vado Ligure e di La Spezia a causa dell'ubicazione degli impianti e delle caratteristiche condizioni ambientali e climatiche; se non intendano i Ministri competenti sottoporre al Parlamento gli elementi e le analisi conseguenti alla verifica di cui in premessa, per il rilievo senza dubbio nazionale dei programmi di approvvigionamento energetico, delle modalita' connesse e degli impianti da realizzare ad essa connessi; se non intendano i Ministri competenti dare urgentemente disposizioni perche' l'Enel, attraverso opportune convenzioni, ad esempio con la Snam, provveda ad adeguare i suoi consumi di metano alle previsioni del Pen, come e' possibile fare. (4-00279)
Si risponde per delega della Presidenza del Consiglio dei Ministri. In merito ai quesiti posti nel testo dell'interrogazione, occorre in primo luogo evidenziare i diversi quadri di riferimento nei quali il "Piano energetico Nazionale" e la "Verifica dei fabbisogni di gas del parco termoelettrico italiano" sono stati redatti. Il Piano Energetico Nazionale era fondamentalmente il documento di programmazione con il quale il Governo delineava le strategie nel settore energetico. Si ricordano i cinque obiettivi del PEN: il risparmio di energia; la protezione dell'ambiente e la salute dell'uomo; lo sviluppo delle risorse nazionali; la diversificazione delle fonti e delle provenienze geopolitiche; la competitivita' del sistema produttivo. Un altro capitolo fondamentale del PEN era quello dedicato agli strumenti ed alle azioni per la realizzazione dell'intervento. Infine un capitolo era dedicato alla programmazione del settore elettrico, ricordando che nel periodo in cui e' stato redatto l'ultimo Piano energetico nazionale non era ancora in discussione la privatizzazione dell'ENEL, e quindi la programmazione della produzione elettrica dipendeva direttamente dal Governo. Per contro, la "Verifica dei fabbisogni di gas del parco termoelettrico italiano e della relativa copertura" e' solo uno strumento di indagine conoscitiva con il quale si e' stimato quale potra' essere la richiesta di metano, in particolare nel settore termoelettrico, in base: al parco termoelettrico esistente; alle autorizzazioni esistenti per la costruzione di nuove centrali o di ripotenziamenti o modifiche di centrali esistenti; ai piani di risanamento approvati; alle iniziative approvate dei produttori terzi che cominceranno a gestire gli impianti di cogenerazione nei prossimi anni; ad una valutazione delle necessita' di risanamento ambientale delle centrali esistenti. Per quanto riguarda invece l'offerta di metano si e' fatta una stima della produzione interna, la disamina dei contratti in essere e di quelli che prevedibilmente verranno rinnovati o accesi, una valutazione di quelle che potrebbero essere le nuove infrastrutture di importazione di metano (terminali GNL). In sostanza, la "Verifica dei fabbisogni di gas" non e', e non doveva essere, un documento di programmazione energetica ma, si ribadisce, solo uno strumento consultivo di indagine conoscitiva. Si fa presente, infine, che l'orizzonte temporale dei due documenti e' fondamentalmente differente. Il Piano Energetico Nazionale e' stato sviluppato alla fine degli anni ottanta (la sua redazione e' cominciata nel 1987 ed e' terminata con la sua presentazione, nell'agosto 1988) ed aveva come orizzonte temporale l'anno 2000 e come scenario economico quello della fine degli anni ottanta, nei quali lo sviluppo economico faceva registrare degli elevati incrementi. Inoltre si riteneva che i prezzi dell'energia sarebbero notevolmente aumentati nei successivi anni fino al 2000, per arrivare fino a circa 30$ a barile in lire costanti (riferite al 1988) mentre in realta' il prezzo del greggio, e di conseguenza di tutte le altre fonti che hanno come riferimento questo prezzo, e' rimasto sostanzialmente costante per poi addirittura diminuire in termini reali. La "Verifica dei fabbisogni di gas" e' stata redatta all'inizio del 1996, ed ha come orizzonte temporale l'anno 2005 (anche se contiene cenni sugli eventuali sviluppi al 2015). Le stime dei consumi termoelettrici si basano non su considerazioni macroeconomiche ma su valutazioni impiantistiche di settore che si e' ritenuto solo in minima parte influenzabili dall'andamento dell'economia, posto che non e' attribuibile al metano, almeno per i prossimi anni, un ruolo residuale nell'ambito dell'energia. I dati riportati nei due documenti risentono quindi profondamente del contesto nei quali sono stati sviluppati, delle diverse finalita' e delle diverse metodologie utilizzate e pertanto vi possono essere alcune differenze sulle previsioni che vengono fatte. Occorre tuttavia tenere presente che gia' lo stesso PEN del 1988 individuava nel metano uno dei principali strumenti sia per conseguire l'obiettivo di differenziazione delle fonti energetiche e delle provenienze geopolitiche sia per contribuire a conseguire l'obiettivo di protezione ambientale. Sono di quel periodo le prime normative ed i primi atti relativi ai risanamenti delle centrali termoelettriche. In termini ambientali si puo' infatti affermare che, in particolare nel settore elettrico, gli obiettivi del PEN 88 non solo sono stati raggiunti ma sono stati ampiamente superati. Mentre il Piano Energetico prevedeva l'emissione di circa 150 milioni di tonnellate di CO2, l'emissione reale delle centrali termoelettriche e' stata di 126 milioni di tonnellate. Per quanto riguarda le altre emissioni inquinanti la situazione del settore elettrico e' la seguente: EMISSIONI SETTORE ELETTRICO 1986 1995(PEN88) 1995 (Preconsuntivo) (kt) (kt) (kt) So x 1199 800-1100 700; No x 428 400-600 350. Tali risultati sono stati conseguiti anche grazie all'entrata in vigore della direttiva CEE sulle emissioni degli impianti termici, all'emanazione delle leggi 9 e 10 del 1991 sulla liberalizzazione della produzione di energia elettrica da parte di soggetti terzi e della delibera CIP n. 6/92. Questo insieme di circostanze ha portato i soggetti produttori di energia elettrica ad un riorientamento delle strategie produttive piu' favorevole all'ambiente. Per quanto riguarda la previsione dei consumi complessivi di metano al 1995, quella del PEN, pari a 50,9 miliardi di metri cubi, e' stata sostanzialmente rispettata; anzi si e' registrato un consumo superiore di circa il 6 (54 miliardi di metri cubi). Il valore di 18-24 miliardi di metri cubi di gas metano nel 2000, che si riferisce al solo settore elettrico, e' invece riportato nella delibera CIPE del dicembre 1994 relativa al contenimento delle emissioni di CO2. Nel documento sulla "Verifica dei bisogni..." viene invece previsto un consumo di metano al 2000 di 24,9 miliardi di metri cubi, con variazioni, correlate ad eventuali sfasamenti di programmi impiantistici, che possono portare il consumo dai 21 ai 27 miliardi di metri cubi. Chiarito il quadro all'interno del quale i due documenti sono situati, si rappresenta quanto segue in merito ai quesiti specifici posti dagli interroganti. Per quanto riguarda le centrali termoelettriche menzionate, la situazione attuale e' la seguente: In ordine alla centrale di La Spezia, attualmente costituita da 4 sezioni termoelettriche per un totale di 1835 MW con alimentazione ad olio combustibile e carbone, e' stato modificato dall'ENEL l'originario progetto di risanamento ambientale sulla base del protocollo d'intesa stipulato il 20 luglio 1995 con le amministrazioni locali. Tale progetto prevede la trasformazione delle sanzioni 1 e 2 in unita' a ciclo combinato (circa 300 MW per ciascuna sezione). Per le sezioni 3 e 4 e' prevista la realizzazione di un solo complesso per l'abbattimento delle emissioni consistente in un impianto di denitrificazione, un impianto di desolforazione ed un solo impianto di depolverizzazione al servizio di entrambe le sezioni da 600 MW ciascuna che saranno esercitate una sola alla volta riducendo quindi la potenza di funzionamento complessiva della centrale di 600 MW. Tale soluzione, per effetto dell'uso del gas naturale nelle sezioni 1 e 2, del miglior rendimento di tali sezioni rispetto all'attuale e della limitazione a 600 MW della potenza esercitabile a carbone, comporta una significativa diminuzione degli inquinanti presenti nei fumi rilasciati. Fino al completamento degli interventi di risanamento per la centrale e' previsto un regime di funzionamento transitorio, vincolato al rispetto di numerose prescrizioni, al fine di contenere le emissioni. L'esecuzione del suddetto progetto - per il quale l'apposita commissione presso il Ministero dell'ambiente ha accertato la sussistenza delle condizioni di esclusione della procedura VIA, e i Dicasteri della sanita' e dell'ambiente, nonche' la Regione Liguria hanno espresso parere favorevole - e' stata autorizzata dal Ministero dell'industria con l'emanazione del decreto 29 gennaio 1997. Nel territorio del comune di Brindisi sono presenti due centrali ENEL: Brindisi Nord, quattro sezioni da 320 MW per complessivi 1280 MW funzionanti a olio combustibile e carbone e Brindisi Sud, quattro sezioni policombustibili da 660 MW ciascuna per complessivi 2640 MW. La realizzazione ed il successivo esercizio di detti impianti, in particolare per quello di Brindisi Sud, hanno determinato un acceso contenzioso tra Enti locali ed ENEL, culminato con l'ordinanza del Sindaco di Brindisi del 18 gennaio 1994 di sospensione di qualsiasi attivita' di esercizio della centrale di Brindisi Sud. Per trovare un accordo tra ENEL e Enti locali, la questione del polo energetico brindisino e' stata portata all'esame della Presidenza del Consiglio - Comitato per il coordinamento delle iniziative per l'occupazione - che ha dato incarico ad un apposito gruppo di lavoro di analizzare le diverse soluzioni atte ad assicurare l'utilizzazione del gas naturale e di valutare le soluzioni tecnologiche proposte dall'ENEL atte a garantire il rispetto dei limiti ambientali nell'attuale situazione di alimentazione della centrale di Brindisi Nord. La questione si e' trascinata a seguito di alterne vicende e varie ipotesi di soluzione del problema sino all'estate dello scorso anno. Per iniziativa dei Ministeri dell'ambiente e dell'industria - che avevano avviato una comune concertazione per giungere ad una definizione della vicenda - uno schema di accordo relativo alle centrali di Brindisi Nord e Brindisi Sud, sottoscritto il 25 luglio 1996 tra i richiamati Dicasteri e le societa' ENI, ENEL e SNAM, e' stato portato all'attenzione del Gruppo per l'aggiornamento del Protocollo d'intesa sull'area di Brindisi. Su detto schema di accordo, aggiornato per quanto concerne l'utilizzo annuo complessivo di carbone presso la centrale di Brindisi Sud, si e' concretizzata una convergenza da parte del Comune e della Provincia di Brindisi, quali parti sottoscrittrici delle sopra richiamate convenzioni, nonche' della Regione Puglia anche quale rappresentante delle altre realta' istituzionali pugliesi. In data 12 novembre 1996, presso la Presidenza del Consiglio nella sede di Palazzo Chigi, e' stato firmato l'aggiornamento del Protocollo d'Intesa per l'area di Brindisi. Il Protocollo ribadisce ed aggiorna gli impegni del Governo per lo sviluppo socio economico dell'area, con particolare riferimento alle aree tematiche delle infrastrutture, della reindustrializzazione e della tutela dei lavoratori. L'aggiornamento del Protocollo d'Intesa ha altresi' consentito la stipula delle convenzioni tra Comune e Provincia di Brindisi, e l'ENEL SpA; la vertenza sul polo energetico brindisino si e' quindi conclusa con la contestuale revoca dell'ordinanza del Sindaco di Brindisi del 18 gennaio 1994 di sospensione delle attivita' di esercizio della centrale di Brindisi Sud, in quanto con la stipula della suddetta Convenzione sono state superate le motivazioni a base dell'Ordinanza medesima. I punti principali dello schema di accordo, sulla base del quale sono state sti pulate le Convenzioni sopra richiamate, sono: a) la realizzazione a cura dell'ENEL entro l'anno 1999 della bretella di collegamento per l'adduzione del gas naturale alle due centrali; b) per quanto concerne la centrale di Brindisi Nord, due gruppi funzioneranno a carbone fino alla meta' del 1997, mentre gli altri due continueranno tale modalita' di funzionamento sino alla fine dello stesso anno; l'esercizio della centrale proseguira' ad olio combustibile a bassissimo tenore di zolfo (STZ) sino all'arrivo del gas naturale previsto per la fine del 1999. Dall'anno 2000 al 2004 l'esercizio dei quattro gruppi avverra' utilizzando annualmente 700 milioni di m3 di gas naturale, corrispondenti ad un utilizzo della centrale alla massima pontenzialita' di 2350 ore/anno; al 31 dicembre 2004 la centrale sara' dismessa ed il quantitativo di gas naturale trasferito a Brindisi Sud; c) per quanto concerne la centrale di Brindisi Sud, saranno completati i lavori di adeguamento di cui ai DD.MM. 18 maggio 1990 e 17 marzo 1993, nonche' sara' completato il nastro trasporto carbone entro il 1997; l'energia elettrica producibile annualmente non potra' superare i 15 miliardi di kWh (circa il 65 per cento della potenzialita' nominale). Nel rispetto dei limiti di emissione stabiliti dai citati DD.MM. la centrale sara' esercita con combustibili petroliferi liquidi sino al 31 dicembre 1997. Da tale data sara' utilizzato un quantitativo annuo di carbone non superiore a 2 milioni di tonnellate e per la parte rimanente, sino alla concorrenza della produzione annuale di 15 TWh, saranno utilizzati olio combustibile, emulsioni in acqua di bitumi naturali e gas naturale; detto ultimo combustibile sara' utilizzato per 500 milioni di m3 annuali sino al 2004 e successivamente, a seguito della dismissione della centrale di Brindisi Nord, per 1,2 miliardi di m3annuali; d) il Ministero dell'ambiente, d'intesa con gli Enti locali, assicurera' il monitoraggio ambientale e, alla fine del 1998, svolgera' una verifica dello stato di attuazione degli interventi tesi alla riduzione degli impatti ambientali. Per quanto riguarda la centrale di Vado Ligure, costituita da quattro gruppi di circa 330 MW ciascuno funzionanti a carbone ed a olio combustibile, si precisa che l'impianto e' completamente localizzato in zona industriale, fuori dall'abitato. Per tale centrale sono attualmente in corso di realizzazione gli interventi di risanamento ambientale autorizzati con Decreto del Ministero dell'industria del 23 giugno 1993 successivamente integrato con il decreto 20 dicembre 1993. Tali decreti prevedono le prescrizioni per l'esercizio dell'impianto e la specificazione dei limiti alle emissioni in atmosfera secondo il tipo di combustibile utilizzato. Sugli interventi di risanamento ambientale era stata preliminarmente raggiunta un'intesa tra l'ENEL e gli Enti locali sulla cui base e' stato predisposto il progetto di risanamento successivamente autorizzato dal Ministero dell'industria. I principali interventi previsti riguardano: il risanamento ambientale sui gruppi 3 e 4 con, tra l'altro, installazione di impianti di desolforazione; risanamento ambientale sui gruppi 1 e 2 con funzionamento ad olio combustibile a basso tenore di zolfo e, non appena disponibile, a gas metano per il quale e' previsto un accordo tra ENEL e SNAM per la fornitura di 500 milioni di mc/anno. Per quanto concerne il secondo quesito posto dagli interroganti, si fa presente che, come gia' evidenziato in precedenza, il documento di verifica dei fabbisogni di gas e' solo uno strumento di indagine conoscitiva, che non copre tutto il settore energetico, e non e' certamente uno strumento programmatico di politica energetica. Il documento e' ovviamente disponibile alla visione ed all'esame di chiunque (e' stato pubblicato integralmente da numerose riviste di settore); tuttavia, non avendo come fine ne' l'orientamento della politica ne' puntuale scelte programmatiche, non sussistono i presupposti per un formale esame in sede parlamentare. Peraltro, le vicende del settore energetico hanno evidenziato tutti i limiti degli strumenti di programmazione energetica di medio periodo, quali appunto i Piani energetici, a causa di una limitata flessibilita' in relazione alla sempre piu' rapida evoluzione degli scenari di riferimento, delle tecnologie e degli eventi, spesso imprevedibili, che hanno ripercussioni radicali e repentine sul mercato dell'energia. Tali considerazioni acquistano un peso maggiore nel contesto italiano che sta vivendo una fase di transizione da una condizione di gestione dello Stato della politica energetica attraverso gli Enti energetici (ENEL ed ENI) esecutori di scelte assunte in sede politica, ad una logica di mercato in cui il ruolo dello stato e' sostanzialmente quello di fissare le regole nell'ambito delle quali si muovono i vari operatori tra cui rientrano anche ENEL e SNAM con comportamenti propri delle societa' per azioni. Da ultimo si ribadisce che l'ENEL in qualita' di societa' per azioni in via di privatizzazione si muove in termini economici, nel rispetto delle normative vigenti, nel cui ambito rientra la disciplina della salvaguardia ambientale che ha assunto negli ultimi anni un particolare rilievo ai fini della realizzazione e dell'esercizio degli impianti. Dal punto di vista economico l'ENEL, cosi' come i terzi produttori, ha tutto l'interesse ad utilizzare metano in impianti a ciclo combinato, nuovi o realizzati attraverso la trasformazione di impianti esistenti, che garantiscono rendimenti piu' elevati rispetto alle centrali termoelettriche con ciclo a vapore. D'altra parte in base al documento di verifica dei fabbisogni di gas e' prevedibile che gia' al 2000 i consumi di gas naturale nel settore elettrico, pari a 24,9 miliardi di metri cubi, superino i valori previsti alla stessa data dal PEN 88 (18 Mtep equivalenti a 21,8 miliardi di metri cubi) e pertanto il contributo di questa fonte e' destinato in tempi brevi a superare le previsioni del PEN senza nessun intervento di tipo dirigistico sul mercato. Il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato: Bersani.