Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/00018 presentata da BERSELLI FILIPPO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 19960529
Al Ministro di grazia e giustizia. - Per sapere - premesso che: con precedente interrogazione 5-00001, presentata nei giorni scorsi, veniva segnalata una serie di gravi e delicate vicende ancora una volta riguardanti la magistratura bolognese; gli episodi indicati sono relativi alla gestione delle indagini preliminari, nonche' alla fase dibattimentale, nel processo apertosi il 9 maggio 1996 davanti alla Corte d'assise di Bologna, attinenti a numerosi ed efferati crimini ascritti ai componenti della cosiddetta "banda della uno bianca"; in tale interrogazione venivano evidenziate gravi anomalie attinenti le scelte e le decisioni assunte in merito dagli allora dirigenti della procura della Repubblica presso il tribunale di Bologna, e, piu' precisamente, quelle adottate dal procuratore della Repubblica aggiunto, dottor Luigi Persico; il procuratore dottor Latini, ora trasferito ad altra sede, su precisa proposta del dottor Persico pose in essere condotte ingiustificate e discriminatorie nei confronti di altri magistrati di quell'ufficio, esclusi, d'autorita' e senza alcuna valida ragione, dalle stesse indagini preliminari e dalla relativa fase dibattimentale; parallele e, praticamente, analoghe gravi anomalie hanno caratterizzato la formazione e la composizione del collegio giudicante, e cioe' della Corte d'assise presieduta dal dottor Libero Mancuso, noto per una sua precisa e piu' volte dichiarata appartenenza all'area politica della sinistra ed esponente della corrente magistratura democratica; il dottor Mancuso, subito dopo l'annuncio a mezzo stampa della interrogazione di cui sopra, con inopinata rapidita', inoltro' istanza di astensione al primo presidente della Corte d'appello, il quale la respingeva in tempo piu' che reale; i difensori degli imputati hanno a loro volta proposto istanza di ricusazione nei confronti del dottor Mancuso, sulla quale dovra' pronunciarsi, previo parere del Procuratore generale della Repubblica, la Corte d'appello di Bologna; la precedente interrogazione aveva posto in luce come lo stesso dottor Mancuso, con encomiabile sensibilita' a senso unico, avesse accolto la richiesta di astensione inoltrata dal giudice Alberto Albiani, effettivo componente della Corte d'assise presieduta dallo stesso dottor Mancuso; la abnormita' di tale inquietante provvedimento, che di fatto eliminava dalla scena processuale un "giudice naturale", appare oggi ancor piu' immotivata e gravemente sospetta, dal momento che gli interroganti sono venuti a conoscenza di interventi in merito da parte di alcuni difensori di parte civile, volti a creare un artificioso e strumentale clima di diffidenza nei confronti di un magistrato che, in numerose vicende giudiziarie bolognesi, aveva dimostrato di possedere indiscutibili doti di cultura giuridica, altissima professionalita', nonche' equilibrio. Un giudice, in sostanza, che garantiva la propria assoluta terzieta', requisito che, cosi' come evidenziato nella precedente interrogazione, non sembra connotare il dottor Mancuso; la situazione creatasi, se, come e' certo, sara' riscontrata in sede ispettiva, apparira' ancor piu' grave ed ingiustificabile quando sara' anche accertato, nella medesima sede, che gli interventi operati "contro" il dottor Albani sono stati posti in essere dagli autori anche tramite colloqui riservati ed informali con i vertici giudiziari del distretto; a Bologna, in altri termini, risulta evidente anche un problema relativo al ruolo rivestito, in tale poco onorevole vicenda, dai predetti vertici, che avrebbero omesso: di formalizzare l'intera vicenda, in quanto la delicatezza e la gravita' della questione non consentivano ad essi di avere approcci o colloqui informali con qualsivoglia soggetto; di tutelare, denunciando ogni tentativo di prevaricazione, l'autonomia e l'indipendenza, non solo del magistrato singolo, ma dell'intera magistratura bolognese; gli interroganti hanno gia' posto il problema riguardante la gestione dei fascicoli relativi ai crimini ascritti ai componenti della "banda della uno bianca"; presso la terza commissione referente del CSM sono in corso audizioni di magistrati requirenti bolognesi, essendo stato cio' ritenuto necessario anche in funzione del precedente intervento degli interroganti; il panorama che oggi emerge, anche a seguito delle audizioni suddette, e' del tutto differente da quanto inizialmente avrebbe dovuto formare oggetto di indagine da parte del CSM, che aveva il compito di controllare essenzialmente la regolarita' formale dei decreti emessi dal dottor Persico, in qualita' di reggente dell'ufficio, che riguardavano la formazione delle tabelle della DDA di Bologna e l'esclusione della dottoressa Musti dalla trattazione in pubblica udienza del noto processo; la vicenda oramai non appare piu' di competenza della terza commissione e dovra', senza alcun indugio e doverosamente, essere trasmessa alla competente prima commissione referente del CSM, prescindendo naturalmente dalla sussistenza dei numerosi e gravissimi illeciti disciplinari demandati all'esclusiva iniziativa del Ministro di grazia e giustizia e del Procuratore generale presso la Suprema Corte di cassazione; presso la terza commissione e' emerso infatti come: il Pubblico ministero dottor Giovannini, unitamente ai dottori Serpi e Giovagnoli, abbia offerto la propria disponibilita' a trattare i procedimenti relativi ai cosiddetti "delitti della uno bianca"; tale disponibilita' sia stata sostenuta dal procuratore aggiunto dottor Persico, e cio' contrariamente a quanto da lui sostenuto presso gli organi di informazione subito dopo l'annuncio della prima interrogazione; la proposta del dottor Persico sia stata accolta dal procuratore dottor Latini, che in tal modo consacro' la legittimita' delle aspettative di tutti quei Pubblici ministeri che ritenevano, e ritengono, di potersi scegliere a piacimento i procedimenti penali che piu' loro interessano; trasferito ad altro ufficio il dottor Latini, il dottor Persico, reggente l'ufficio, si premuro': 1) di delegare il dottor Giovannini quale unico rappresentante dell'ufficio al dibattimento relativo alle vicende della "uno bianca"; 2) di nominare il dottor Giovagnoli, anch'esso volontario, quale sostituto di udienza nel caso di impedimento del dottor Giovannini, nonostante che il dottor Giovagnoli medesimo, peraltro anche componente la locale DDA e cio' per decisione dello stesso dottor Persico, non avesse mai avuto un ruolo reale ed attivo nella questione delle note indagini preliminari; nonostante cio', ad avviso del Procuratore reggente dottor Persico, il dottor Giovagnoli garantiva la massima affidabilita', e cio' a prescindere dal fatto che quest'ultimo non conoscesse neppure una carta processuale; l'affidabilita' richiesta rispondeva e risponde ad esigenze non processuali, estranea alla esigenza, unica ed assoluta, della ricerca della verita' ed alla punizione dei colpevoli; tale richiesta "affidabilita' del dottor Serpi, veniva offerta a giudizio del dottor Persico dal dottor Serpi, componente della corrente di Magistratura democratica, cosi' come Mancuso, Giovannini e Giovagnoli; altrimenti, non si giustifica la scelta di tale magistrato, gia' trasferito ad altro ufficio, ad occuparsi di procedimenti gia' in carico ad un terzo Pubblico ministero (Spinosa); probabilmente, i vertici dell'ufficio conferirono le deleghe allo stesso Serpi perche' l'altro Pubblico ministero (Spinosa) aveva inoltrato "domanda di trasferimento"; attualmente, il dottor Serpi presta le proprie funzioni presso diverso ufficio, mentre il collega epurato (Spinosa) e' a tutt'oggi in servizio presso la procura della Repubblica presso il tribunale di Bologna; a Bologna, quindi, sembrano non esistere altri magistrati che offrano quel tipo di affidabilita' individuato dal dottor Persico soltanto per i Pubblici ministeri Giovagnoli, Giovannini e Serpi; invece, i magistrati estromessi avevano indubbiamente esperienza e professionalita'; dopo l'arresto dei fratelli Savi, proprio alla dottoressa Musti sono state confermate le deleghe precedenti e conferite delle nuove sempre in merito alle vicende della "uno bianca" -: tutto cio' premesso, in merito alla formazione del collegio giudicante, si chiede se tutto quanto sopra riferito risponda a verita', con particolare riguardo: 1) alla condotta del dottor Mancuso, verificando se anch'esso abbia avuto contatti riservati ed informali con le persone che hanno interferito indebitamente sulla vicenda, creando un clima favorevole alla estromissione, di fatto avvenuta, del giudice naturale Alberto Albiani; 2) alle eventuali pressioni operate dalle stesse persone presso i sopra indicati vertici della giustizia bolognese, volti a delegittimare il dottor Albiani, giudice naturale del processo in corso presso la Corte d'assise di Bologna; 3) al comportamento assunto dai vertici stessi a fronte di approcci informali, come tali inaccettabili, posti in essere da terzi ed alla doverosa funzione di tutela, che a loro istituzionalmente spettava, della indipendenza e dell'autonomia del magistrato; se si intenda accertare le modalita', le circostanze ed ogni altro episodio abbia preceduto ed accompagnato la richiesta di astensione del dottor Albiani ed il suo inaccettabile accoglimento da parte del dottor Mancuso; in merito alle vicende relative alla procura della Repubblica presso il tribunale di Bologna, se intenda accertare se quanto riferito dagli interroganti sia accaduto, chiarendo: le modalita' anomale di assegnazione di indagini preliminari di rilevante gravita'; le reali ragioni, certamente di ordine non processuale, che tali decisioni hanno determinato; la "epurazione" operata nei confronti di altri magistrati, soprattutto da parte del procuratore aggiunto dottor Persico, in quanto gli stessi non si dimostravano affidabili rispetto ad esigenze non trasparenti e presumibilmente di parte; se quanto attiene alle deleghe conferite al dottor Serpi sia avvenuto con le modalita' sopraesposte; se il dottor Giovagnoli non abbia mai effettivamente partecipato alla conduzione delle indagini preliminari e, ciononostante ed in quanto "affidabile", sia stato delegato dal procuratore reggente dottor Persico a sostituire il Pubblico ministero di udienza, dottor Giovannini, in caso di impedimento; se il dottor Giovannini, ritenuto dal procuratore aggiunto reggente persona affidabilissima, sia stato designato quale unico rappresentante in udienza della pubblica accusa; se siano stati estromessi, anche dalla fase dibattimentale, magistrati, quali la dottoressa Musti, che erano stati delegati a trattare il maggior numero di procedimenti poi riuniti nel fascicolo dibattimentale; quali misure, anche di carattere disciplinare, saranno adottate nei confronti dei magistrati ritenuti responsabili delle condotte evidenziate e quali iniziative saranno adottate per garantire l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati bolognesi, gravemente limitata dai fatti esposti, da misure interdittive poste in essere nei confronti di magistrati non "affidabili", e cioe' realmente liberi ed indipendenti, e non, come quasi tutti i protagonisti della vicenda, di area; quali urgenti misure saranno adottate per impedire che, cosi' come si e' verificato in un contesto di cosi' elevato interesse pubblico, la legalita' soccomba di fronte alla opportunita', che, incompatibile con la tutela del pubblico interesse, con la ricerca della verita' e con la volonta' di perseguire i colpevoli di ogni crimine, appartiene come tale ad interessi di fazioni e quindi di parte; se si intenda valutare come la procura della Repubblica presso il tribunale di Bologna nell'agire nei modi indicati abbia fornito una prova di assoluta incapacita' di operare, in settori cosi' delicati come quelli trattati, scelte capaci di fornire risposte appaganti, in particolare: ricorrendo all'inaccettabile mercato delle deleghe e consentendo l'introduzione del "volontariato" in un settore che tale espediente non poteva e non doveva consentire; ricorrendo a concetti di "affidabilita'" che possono apparire o sono in realta' scelte di parte; se ritenga non ulteriormente procrastinabile un'ispezione ministeriale, che faccia piena luce su fatti assai inquietanti ed individui con precisione responsabilita', carenze ed eventuali situazioni di incompatibilita' ambientale. (5-00018)