Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00357 presentata da MENIA ROBERTO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 19960529
Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e di grazia e giustizia. - Per sapere - premesso che all'interrogante risultano i seguenti fatti: nella serata del 20 maggio 1996, una quindicina di elementi appartenenti ai collettivi autonomi e ai centri sociali organizzati di Trieste, armati di bastoni e spranghe, hanno aggredito in pieno centro, di fronte al municipio, un gruppo di iscritti e simpatizzanti di Alleanza Nazionale appena usciti dalla vicina chiesa del Rosario, ove era stata celebrata una santa messa in suffragio di Giorgio Almirante ed Almerigo Grilz; gli aggressori - tutti pluridenunciati e ben noti alle forze dell'ordine - usciti dalla loro "sede" di via della Torretta e scesi in strada a volto scoperto (alcuni muniti di casco), hanno avuto modo di inseguire con mazze e bastoni giovani e meno giovani disarmati e pacifici, senza che, in un primo momento, vi fosse un reale intervento delle forze dell'ordine, prontamente avvertite; la prima "volante" sopraggiunta sul posto si e' infatti limitata in principio ad assistere passivamente all'aggressione, rispondendo alle ripetute richieste d'intervento dei presenti "siamo solo in due, quelli hanno i bastoni, dobbiamo aspettare i rinforzi": di fronte all'aggravarsi della situazione - con gli aggrediti costretti a ripararsi con i tavoli di un bar ("Unita'") dai colpi portati con i bastoni - gli agenti sono allora scesi dall'auto esplodendo alcuni colpi di pistola in aria; nel frattempo sopraggiungevano altre "gazzelle" e venivano esplosi ulteriori colpi in aria, poiche' gli aggressori non accennavano a ritirarsi: solo in questa seconda fase gli "autonomi", brandendo minacciosamente e con spocchiosa arroganza i loro bastoni di fronte agli agenti, "rientravano alla base", senza che alcuno provvedesse a fermarli o arrestarli, o, semplicemente, ad attenderli sotto la sede, come sarebbe stato logico ed opportuno aspettarsi dalle forze di polizia; nonostante le testimonianze degli avventori e dei gestori del bar Unita' e degli altri numerosi testimoni (tra i quali consiglieri comunali appena usciti dal municipio, vigili urbani eccetera), neppure il giorno successivo risultano essere stati operati fermi o perquisizioni alla sede del cosiddetto "collettivo per gli spazi sociali", in cui, e' facile presumere, potrebbero trovarsi armi e droga; i fatti avvengono a seguito di una lunga e ripetuta serie di atti di violenza, intemperanza, teppismo e vandalismo; solo nelle ultime settimane si possono ricordare: l'aggressione sulla pubblica via del Vicesindaco di Trieste Damiani, le minacce e le intimidazioni pubbliche all'assessore Pecol Cominotto e, presumibilmente, la bomba rudimentale contro l'abitazione del sindaco Illy; le "spedizioni" punitive e le ripetute aggressioni, anche con gravi conseguenze fisiche, ad attivisti e simpatizzanti di destra; il blitz nel maggiore cinema cittadino, che ha determinato l'interruzione delle proiezioni; l'"esproprio proletario" in un importante ristorante del centro citta'; la distruzione o il danneggiamento delle obliteratrici dell'azienda trasporti; l'occupazione ripetuta di un padiglione dell'ospedale psichiatrico; l'occupazione della sala stampa del consiglio comunale; la devastazione ed il danneggiamento di opere pubbliche, l'imbrattamento sotto gli occhi della polizia di numerosi muri cittadini; il riferimento di un ufficiale dei Carabinieri; il ferimento a seguito di scontri di alcuni agenti della Polizia di Stato e della Guardia di finanza; una serie innumerevole di manifestazioni non autorizzate in alcune delle quali e' stato dato pubblico sfoggio di fionde, biglie d'acciaio ed altre armi improprie; a seguito di questa nutrita serie di atti illeciti, i figuri in oggetto hanno gia' collezionato circa trecento denunce (dall'occupazione di edifici pubblici al danneggiamento aggravato, dal furto aggravato allo spaccio e detenzione di stupefacenti, dall'oltraggio alla resistenza a pubblico ufficiale, passando attraverso le lesioni, le percosse, le minacce, le grida sediziose e quant'altro), ma, inspiegabilmente, la magistratura triestina non ha ritenuto di adottare - salvo il caso di un arresto a seguito del ferimento di un carabiniere, rimesso in liberta' dopo due giorni nonostante avesse una trentina di denunce a proprio carico - gli opportuni provvedimenti, cautelati o restrittivi, previsti dalla legge; anzi i procedimenti che riguardano il gruppo degli "autonomi" appaiono avanzare invero "sonnecchiosamente" negli uffici giudiziari -: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti segnalati; se si ritenga che gli stessi siano indicativi del fatto che, a Trieste, si e' ormai determinata - a seguito dell'inefficienza o della tolleranza di taluni - un'"isola di illegalita' diffusa" che ruota intorno alla sede del cosiddetto collettivo per gli spazi sociali e che ha reso "off limits" l'area adiacente a piazza Unita' d'Italia, ove pare essersi situato il confine tra la civilta' di Trieste e l'imbarbarimento e l'assenza della legge; se i Ministri in indirizzo ritengano di intervenire - ognuno per la propria specifica competenza - per: chiudere il "covo" di via della Torretta; applicare per il gruppo in questione la legge, prendendo dunque atto che trecento denunce in un medesimo disegno criminoso determinano la sussistenza di un'associazione per delinquere, quale di fatto si configura, ad avviso dell'interrogante, il "Collettivo per gli spazi sociali"; dare precise indicazioni al prefetto ed al questore per una piu' intensa e convinta vigilanza, prevenzione e repressione, anche a seguito dell'evidente fallimento della linea "trattativista" fino ad oggi sostenuta; sollecitare la magistratura ad agire con rapidita', equita' ma soprattutto rigore, anche per evitare che nella pubblica opinione si insinui il sospetto di un tacito consenso verso l'operato della teppaglia in questione. (4-00357)