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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00805 presentata da TURRONI SAURO (MISTO) in data 19960605

Per sapere - premesso che: a seguito dell'attivazione della procura militare di Verona, i Carabinieri di Bolzano, in collaborazione con l'Interpol, come reso pubblico da notizie di stampa, avrebbero individuato il comandante e il vice comandante responsabili prima del campo di concentramento per prigionieri politici e razziali, anche stranieri, oltre che per civili e militari italiani, ubicato a Fossoli di Carpi (Modena) e poi del lager di Bolzano, rispettivamente nei signori, gia' appartenenti alle SS, tenente Friedrich Karl Tito, di 85 anni, attualmente residente a Badmeiniberg Horn - Westfalia (Repubblica federale di Germania), e maresciallo Hans Haage di 90 anni, residente a Badebbach - Baviera (Repubblica federale di Germania), entrambi pensionati; nel campo di Fossoli - allestito sui resti di una tendopoli in cui furono raccolti prigionieri militari inglesi gia' catturati in Africa - che ha operato dal settembre 1943, si reputa siano transitate verso i lager nazisti - per troppi un viaggio senza ritorno - oltre 5000 persone, tra le quali lo scrittore Primo Levi e l'intellettuale cattolico carpigiano Odoardo Focherini - morto di stenti nei lager nazisti e per il quale e' in corso il processo di beatificazione - privi di liberta', in condizioni sanitarie e alloggiative miserrime ed offensive della dignita' umana e spesso sottoposte a violenze fisiche e psicologiche non di rado sfociate in sevizie, sparizioni e omicidi; dopo decenni di misteri e oscurita' irrisolte, la notizia dell'individuazione dei responsabili del campo di Fossoli ha riacceso domande di verita' e giustizia, anzitutto in tanti superstiti e familiari ed anche nelle associazioni dell'antifascismo e in storici e studiosi italiani e stranieri e cio' con riferimento particolare all'orrenda strage del poligono di tiro di Cibeno presso Fossoli, compiuta il 12 luglio 1944, nella quale, ad opera di un plotone di esecuzione che si reputa fosse comandato dal tenente SS Tito, hanno trovato la morte ben 67 prigionieri, tutti del "settore politico" di Fossoli e tra essi eminenti personalita' di associazioni cattoliche e laici, dirigenti della Resistenza, quali Leopoldo Gasparotto del Partito d'azione e altri ufficiali dell'esercito e della marina; mai e' stata fatta chiarezza a proposito di chi avesse ordinato questa strage compiuta nella massima segretezza e su chi avesse compilato la lista, oltre che sul fatto che essa sia stata decisa per rappresaglia per azioni di guerra dei GAP di Genova, come accreditato dagli interessati, o invece si sia trattato di una azione mirata, ordinata ad altissimo livello, forse a Berlino, per colpire segnatamente ambienti politici e culturali significativi del centro nord dell'Italia per la loro decisione di partecipare con ruoli decisivi alla Resistenza; occorre far luce su tutto quanto accaduto nel campo di Fossoli e alla necessita' di verita' e giustizia, per poter finalmente compiere una puntuale ricostruzione del processo storico, politico e militare con riferimento all'azione nazista contro la Resistenza in Italia, come proposto di recente oltre che dalla Fondazione per il Memoriale di Fossoli, dallo stesso sindaco di Carpi che a tal fine si e' rivolto con un suo appello al Presidente della Repubblica e alla magistratura militare e civile -: se risulti al Governo che l'inchiesta aperta dalla magistratura militare di Verona, che ha portato all'individuazione dei responsabili del lager di Bolzano, sia limitata a chiarire i fatti e le responsabilita' che cola' si sono determinati o riguardi invece anche quanto accaduto nel campo di Fossoli, posto che ne avevano la responsabilita' quelle stesse due persone e considerando che magistratura militare competente per Fossoli e' quella di La Spezia; con riferimento alla notizia che l'ex tenente SS signor Tito, avrebbe subito alla fine della guerra processi e scontato sette anni di pena in Italia, se tali processi e sentenze si riferiscano anche a comportamenti, decisioni ed azioni compiute dalla stessa persona allorche' essa era responsabile del campo di Fossoli; per quali ragioni i signori Tito e Haage abbiano potuto soggiornare in Italia, come sembra accaduto in ripetute occasioni negli ultimi 30 anni, senza contestazioni da parte delle autorita' italiane; se il Ministro della difesa, anche con riferimento al fatto che nella strage di Cibeno furono passati per le armi alti ufficiali delle due armi e dirigenti della Resistenza, non reputino doveroso attivarsi per la piu' doverosa collaborazione verso la magistratura che conduce l'indagine e con altre iniziative appropriate ed efficaci, ponendo a disposizione tutti i documenti in loro possesso riguardanti il campo di Fossoli anche con specifico riferimento all'indagine promossa nel dopoguerra dalla procura militare di Bologna i cui esiti risultano sconosciuti anche agli studiosi. (4-00805)

In merito ai quesiti formulati dall'on. interrogante, si fa presente quanto segue. La Procura militare di Verona ha comunicato di aver iniziato in data 15 dicembre 1994 le indagini preliminari sui crimini di guerra consumati dal luglio 1944 all'aprile 1945 nel lager di Bolzano, dopo la chiusura di quello di Fossoli di Carpi (Modena), a carico di "ignoti militari tedeschi", in seguito alla ricezione di atti trasmessi dalla Procura generale militare della Repubblica presso la Corte militare di Appello di Roma. In data 3 giugno 1996 la suddetta Procura militare di Verona ha iscritto per "concorso in violenza con omicidio contro privati e violenza contro prigionieri di guerra, continuata" (articoli 81, co. 2 e 110 codice penale; 13, 185 e 211 codice penale militare di guerra), nell'apposito registro delle notizie di reato, i nomi di Thito Karl, tenente delle SS, e Haage Hans, maresciallo delle SS, rispettivamente comandante e vice-comandante del lager di Bolzano. In data 10 giugno 1996 si e' spontaneamente presentato in tale Ufficio giudiziario il Signor Demos Malavasi, sindaco di Carpi, per consegnare materiale storico ed anagrafico riguardante le uccisioni commesse nel lager di Fossoli, ad opera o comunque con il consenso, a quanto sembra, dei medesimi Thito ed Haage. Gli atti sono stati esaminati e trasmessi alla Procura Militare di La Spezia, territorialmente competente. La Procura militare di La Spezia ha informato anche di aver interessato la Procura militare di Roma al fine di "acquisire informazioni circa i centri e gli istituti, posti anche al di fuori dei confini nazionali, in grado di fornire dati circa i militari tedeschi impegnati in Italia durante l'ultimo conflitto mondiale e per conoscere le forze di polizia che, pur avendo gia' svolto indagini in proposito, abbiano maturato una maggiore esperienza nella ricerca degli autori dei crimini di guerra". La Procura Generale militare presso la Corte militare di Appello di Roma ha comunicato che le due Procure di Verona e La Spezia, ex articolo 371 c.p.p., stanno svolgendo in collegamento le indagini preliminari in ordine ai delitti di violenza con omicidi (articolo 185 C.p.m.g.) e di violenza ai prigionieri (articolo 211 C.p.m.g.). La Procura Generale Militare presso la Corte Militare di Appello ha comunicato anche che ricerche esperite presso le case di reclusione di Ancona ed Ascoli (in seguito a notizie di stampa in proposito) non hanno permesso finora di accertare una detenzione di Thito in quelle carcere. Analogo risultato negativo ha avuto una corrispondente ricerca effettuata presso il casellario centrale e presso il centro elaborazione dati dell'Amministrazione penitenziaria. Va tuttavia precisato che le iscrizioni nel casellario, trascorsi ottanta anni dalla nascita della persona medesima, vengono eliminate (Tito ha oggi 85 anni ed Haage 91). Per quanto riguarda il Centro Elaborazione Dati, va precisato che l'archivio comprende dati a partire dall'anno 1970. Ulteriori e laboriose ricerche condotte da questo Dicastero hanno permesso di evidenziare che sin dal 15 ottobre 1945 il Ministro della Guerra aveva disposto la promozione di un'azione penale "contro l'Untersturmfuhrer Tito comandante del campo di concentramento di Fossoli (prov. Modena) e degli Oberscharfuhrer Hans Haage e Koenig vice comandanti del campo stesso e contro gli altri responsabili per il reato previsto dagli articoli 185, 2^ comma e 211 codice penale militare di guerra e per gli altri reati che dovessero emergere nel corso del procedimento". Gia' il 12 giugno 1945 al Ministero degli Esteri era pervenuta una denuncia circostanziata da parte di un internato nel campo di Fossoli, riuscito a fuggire dal treno in corsa che doveva deportarlo in Germania. Nella denuncia si parlava dell'uccisione di "65 patrioti avvenuta il 13 luglio 1944 (fra cui generali, altri ufficiali superiori, avvocati, partigiani, ecc.)", dell'uccisione di Leopoldo Gasparotto avvenuta nel giugno 1944, e si attribuivano le responsabilita' al comandante Thito e ai vicecomandanti Haage e Koenig. In un appunto della nota del Ministero degli Esteri si riferisce che, secondo dichiarazioni fatte da una dozzina di internati del campo di Gries (Bolzano), liberati il 29 aprile 1945, risulta che Thito, Haage e Koenig si trovavano all'epoca prigionieri degli alleati a Bolzano o Merano. Il 27 dicembre 1945 il Procuratore militare del Regno presso il Tribunale Militare territoriale di Guerra di Bologna, Magg. Generale Raffaele Del Rio dispone il procedimento penale contro i suddetti responsabili del campo di Fossoli. Il 2 gennaio 1946 il viceprocuratore militare di Bologna, Magg. A. Toffoletti, da' l'avvio alla ricerca degli imputati e dei testimoni, con varie richieste ai Comandi dei carabinieri e ai Comitati di liberazione. Dal rapporto dei carabinieri di Carpi (9 gennaio 1946) si apprende una prima ricostruzione della storia del campo di Fossoli. Questo era stato costruito dalle autorita' italiane nel luglio 1942 per prigionieri inglesi. Il 22 settembre 1943 tutti i prigionieri (circa 6.000), nonche' i militari italiani costituenti il presidio che forniva la guardia, furono deportati in Germania ed il campo rimase abbandonato. Nel dicembre successivo fu riorganizzato dalle "autorita' repubblicane italiane per raccogliervi ebrei ed antifascisti, ma nel febbraio 1944 la direzione del campo fu assunta dalle autorita' militari tedesche, che sotto la vigilanza dei repubblicani lasciarono solo un'ala del campo detta "Campo vecchio" il quale accoglieva un limitato numero d'internati "di poca importanza". Il "Campo nuovo" diretto dai tedeschi accoglieva invece migliaia d'internati che a scaglioni di circa 500 venivano poi deportati in Germania. Il campo fu definitivamente sciolto all'inizio di agosto 1944, ma continuo' a funzionare come centro di smistamento fino al novembre successivo. (...) "Si venne a conoscenza che era stato ucciso il figlio di S.E. il Ministro Gasparotto, pare in seguito ad ordine venuto da Milano, ed un ebreo perche' essendo malato si rifiutava di lavorare; fu anche bastonato a sangue l'ebreo Levi, non meglio indicato. L'11 luglio 1944 un sottufficiale tedesco si presento' al campo di concentramento durante l'ora dell'adunata degli internati e con un elenco alla mano chiamo' fuori dalle file 70 persone, informandole che il mattino successivo sarebbero partite per la Germania. I predetti furono ricoverati in una baracca, separati dagli altri internati e alle quattro del mattino successivo furono fatti salire su tre autocarri che partirono alla distanza di circa mezz'ora l'uno dall'altro. Era stato loro detto che sarebbero andati fino al Brennero con gli autocarri, ma poiche' non era stato consentito loro di portare bagagli cominciarono a sospettare che anziche' di trasferimento si trattasse di cosa piu' grave. Condotti al poligono del tiro a segno di Carpi, un capitano tedesco, a mezzo di un interprete, disse loro che in segno di rappresaglia per l'uccisione di 7 tedeschi avvenuta a Genova, dovevano essere fucilati 70 internati per ordine del comando supremo germanico. L'esecuzione dei patrioti avvenne in tre tempi: il primo gruppo com prendeva 25 internati, il 2^ pure 25, ma due riuscirono a scappare. Un capitano dell'esercito italiano, del quale non si conosce il nome, all'improvviso salto' addosso al capitano tedesco e con un pugno lo atterro'. Tale Fasoli Mario imito' l'ufficiale italiano assalendo il soldato tedesco che avrebbe dovuto ucciderlo. Nella colluttazione che nacque, tanto l'ufficiale quanto il Fasoli riuscirono a dileguarsi. Gli altri 23 vennero invece uccisi e cosi' quelli del terzo gruppo, composto di 20 persone. L'enorme massacro suscito' grande impressione ed esecrazione. Gli sgherri tedeschi non permisero nemmeno a S.E. il Vescovo di Carpi, Mons. Della Zuanna, di avvicinarsi al poligono per implorare la grazia o, almeno, assolvere il suo divino ministero. L'esecuzione dei martiri pare sia stata eseguita da un gruppo di 10-12 soldati tedeschi". L'11 luglio 1946 la Procura militare di Bologna comunica alla Procura generale di Roma che l'istruttoria puo' dirsi completa e che sono stati escussi 50 testimoni. Fa i nomi dei responsabili e degli aiutanti del campo - Thito, Haage, Koenig, Rikoff, Peskosta, Gutweninger, Hobben piu' dieci ucraini definiti "aguzzini di bassa forza" coadiuvati da militari italiani (circa 15) tra i quali un maresciallo dei bersaglieri e tre o quattro agenti di polizia, che non e' stato possibile identificare - e conclude pregando l'Ufficio Generale di interessare il Comando militare alleato perche' voglia mettere a disposizione della giustizia e tradurre alle carceri militari di Bologna il ten. Tito, i marescialli Haage, Rikoff, Koenig ed il caporale Gutweniger. All'accelerazione del procedimento risulta particolarmente interessato il Ministro Gasparotto, alla ricerca degli assassini di suo figlio. Il 7 agosto 1946 da una nota riservata dell'Ufficio Informazioni dello Stato Maggiore dell'Esercito si apprende che il Comando alleato ha fatto sapere che il tenente Tito e' ricercato dal Capo Legale del Teatro d'Operazioni per l'interrogazione connessa con atrocita'. "Non e' necessario che egli venga passato sotto custodia alleata - dice il Comando Alleato - ma si deve mettere al corrente il Procuratore del Tribunale Militare di Bologna che il Tito non sia giustiziato, condannato o rilasciato senza avere prima interpellato questo Comando". Il 18 gennaio 1947 la Procura di Bologna ribadisce di voler interrogare gli imputati, che dovrebbero essere in potere delle Autorita' Alleate; nessun imputato risulta a disposizione e si ignora dove si trovino. Il 17 febbraio 1947 viene tradotto in carcere a Firenze il maresciallo delle SS Rabanzer, il cui nome e' stato da alcuni testimoni collegato all'assassinio di Gasparotto. Il 19 febbraio 1947 e' il Procuratore militare generale, U. Borsari, a sollecitare il Deputy Judge Advocate General G.H.Q. Central Mediterranean Forces (Ufficiale dei Carabinieri di Collegamento) a Padova affinche' disponga la traduzione dei criminali di guerra Tito ecc. che "risultano prigionieri delle Autorita' Alleate e sembra siano stati internati, sin dal maggio 1945, in uno dei campi di concentramento di Bolzano o di Merano". Comunica, inoltre, di aver gia' avanzato analoga richiesta il 30 luglio 1946 alla Commissione delle Nazioni Unite, tramite il Ministero degli Esteri. La richiesta e' rimasta inevasa. Il 12 marzo 1947 la Procura generale fa sapere che la Sezione Italiana di collegamento con le truppe americane in Germania (Francoforte sul Meno) ha segnalato di aver richiesto al Governo Militare della zona d'occupazione americana l'estradizione di Tito, Haage, Rikoff, Koenig e Gutweniger. Il 7 luglio 1947 la Procura generale chiede alla Sezione italiana a Francoforte se l'estradizione sia stata concessa. Il 6 agosto 1947 il Maggiore Ufficiale Inglese di collegamento informa la Procura generale che Karl Titho e' stato trasferito dalle autorita' americane a quelle olandesi come criminale di guerra e che si sta provvedendo affinche' venga estradato e posto a disposizione della Procura italiana. Nessuno degli altri ricercati si trova in stato di detenzione. Il 24 settembre 1947 il Consolato d'Italia a Bad Salzuflen comunica che per ottenere l'estradizione di Tito e' necessario corredare la domanda di estradizione delle relative testimonianze. Le testimonianze vengono allegate il 29 settembre. Il 18 ottobre 1948 la Procura Militare di Bologna emette un mandato di cattura contro: il tenente Tito Karl il maresciallo Hans Haage il maresciallo Rikoff il maresciallo Koenig ed altri non meglio identificati per l'eccidio di 67 internati nel campo di concentramento di Fossoli, per il concorso nell'assassinio di Leopoldo Gasparotto ed altri tre internati non identificati, nonche' per numerose violenze e sevizie a danno dei prigionieri militari e civili. Il 6 luglio 1949 il Consolato d'Italia ad Amburgo comunica che le autorita' britanniche di occupazione, alle quali era stata inoltrata domanda di estradizione di Karl Tito, hanno risposto che le prove fornite non bastano a giustificare un mandato di cattura. E' necessario fornire prove piu' precise, soprattutto sapere se qualcuno dei testimoni a carico ha identificato Tito da fotografie. Il 28 luglio 1949 le foto vengono richieste alle autorita' britanniche che il 10 ottobre non avevano ancora risposto, mentre contemporaneamente ed in via riservata i magistrati italiani che indagano sull'eccidio di Fossoli vengono a conoscenza del fatto che l'ufficiale olandese della Sezione Criminali di Guerra della zona di Amburgo ha informato il Consolato d'Italia di avere, anche lui, inoltrato domanda di arresto ed estradizione per Tito per i delitti commessi dal medesimo in Olanda. L'ufficiale ha altresi' fatto sapere che le autorita' olandesi sono disposte ad accogliere eventuali richieste italiane nei riguardi del Tito per quanto concerne i delitti da lui eventualmente commessi a danno di italiani. Dopo ulteriori insistenze, nel novembre 1949 le autorita' britanniche trasmettono tre foto del Tito in borghese, che viene riconosciuto da nove testimoni. Tutta la documentazione viene allegata alla domanda di estradizione. Il 20 novembre 1953 il Ministero degli Esteri olandese comunica che il criminale di guerra Karl Titho e' stato condannato il 25 maggio 1951 a Utrecht a sei anni di carcere, con la detrazione della carcerazione gia' scontata e, alla stessa data, per giudizio dello stesso Tribunale, a un anno di prigione per essersi reso colpevole, a piu' riprese, durante la guerra e al servizio del nemico, di crimini di guerra o d'un crimine contro l'umanita'. Per l'applicazione dell'articolo 15 del Codice penale il 30 marzo 1953 Tito e' stato ricondotto in Germania. Segue l'indirizzo. A proposito della condanna comminata al Tito dal Tribunale di Utrecht, si segnala che la Procura Militare di Verona ha comunicato di aver acquisito, sia pure nell'ambito di accertamenti disposti in altro procedimento relativo a crimini di guerra, un incartamento dell'Ufficio centrale delle amministrazioni regionali di giustizia di Ludwisburg ed in parte relativo alla persona di Karl Titho. Da tali atti risulta che il predetto e' stato condannato dal Tribunale di Utrecht il 24 maggio 1950. Non vengono specificati i fatti per cui e' stata pronunciata la sentenza di condanna ne' la durata e la eventuale espiazione della pena inflitta. In tali atti figura un riferimento ad una nota del Ministero degli Esteri italiano in data 9 marzo 1965 in cui si menziona un procedimento promosso nei confronti del Thito in Italia e relativo alla uccisione di 71 internati del campo di concentramento di Carpi di Fossoli. La Procura Militare di Verona ha comunicato anche di essere in attesa della traduzione dei predetti atti, poiche' pervenuti in lingua tedesca. Il 10 giugno 1954 il giudice istruttore del Tribunale Militare di Bologna, cap. G.M. Mario Segalla, emette un nuovo mandato di cattura contro Thito, Haage, Rikoff, Koenig e Costantino Seifer. Thito e' imputato di aver provocato la morte dell'internato Leopoldo Gasparotto nel giugno del '44, la morte di altri tre internati non identificati e la morte di altri 67 internati trucidati nel luglio '44 al Poligono di tiro a segno del territorio di Carpi, con le aggravanti, tra l'altro, di aver agito con crudelta' verso le vittime, per futili motivi; gli altri, tra cui i marescialli Haage e Koenig, vicecomandanti del campo, di concorso nel reato ascritto a Thito. Nel mandato di cattura si fa riferimento all'indirizzo di Thito in Germania. Il 13 ottobre 1954 la Procura Militare di Bologna avanza una circostanziata richiesta di estradizione nei confronti di Thito per l'uccisione di Leopoldo Gasparotto, dirigente del Partito d'Azione, prelevato dal campo di Fossoli e giustiziato con una raffica di mitra alla schiena poco dopo; per l'uccisione, con un colpo di rivoltella alla nuca, di un internato italiano di razza ebraica, probabilmente di nome Spizzichino, assassinato dal maresciallo Rikoff perche' non rispondeva all'appello o avanzava lentamente verso il luogo di chiamata; per l'uccisione di un internato politico non identificato bastonato a sangue, perche' aveva tentato di raggiungere l'adiacente baracca del campo occupata dai militari italiani e deceduto due giorni dopo; per l'eccidio di 67 o 68 internati del campo di Fossoli. Le vittime designate - sempre secondo la richiesta di estradizione - (il primo elenco era di 71, ma quasi subito un nominativo fu tolto e due, Jenina e Fasoli, riuscirono a fuggire dopo aver aggredito un capitano tedesco ed un altro internato, Olivelli, riusci' a salvarsi) furono trasferite il 12 luglio 1944 al poligono di tiro e furono fucilate in tre gruppi a distanza di mezz'ora l'uno dall'altro, a titolo di rappresaglia per l'uccisione di sette militari tedeschi avvenuta in Liguria. Il 17 novembre 1954 la richiesta di estradizione avanzata dalla Procura militare di Bologna viene respinta dal Ministero di Grazia e Giustizia, che concorda con il parere espresso dalla Procura Generale presso il Tribunale supremo militare di Roma. Nella risposta si precisa che vi e' "impossibilita' di richiedere in estradizione al governo germanico il nominato in oggetto in quanto lo stesso e' cittadino tedesco ed i fatti delittuosi a lui addebitati sembrano rivestire carattere politico". Il 26 gennaio 1959 il Viceprocuratore militare di Bologna, Attilio Grossi, chiede che il Giudice istruttore, con ordinanza, dichiari non conseguibile la certa identificazione degli imputati e disponga la sospensione dell'istruttoria in corso. Lo stesso giorno, il giudice istruttore, Magg. G.M. Mario Segalla, ordina la sospensione dell'istruttoria nel procedimento penale contro Tito Karl, Haage Hans, Rikoff Otto, Koenig Giuseppe, Mayer Alberto e Seifer Costantino, ritenuto "che allo stato attuale degli atti non puo' pervenirsi ad una utile conclusione dell'istruttoria in corso, di cui elementare presupposto e' il fisico e comunque inequivoco riconoscimento degli imputati; quando, come nel caso in esame, si tratta di fatti molto lontani nel tempo e di imputati che mai sono stati presenti ad alcun atto istruttorio; che, allo stato essa identificazione si e' fondata e per il solo Karl Tito su fotografie in borghese (...); che per gli altri cinque imputati - le cui generalita' sono state faticosamente ricostruite attraverso non facile corrispondenza con le varie Commissioni alleate di controllo e senza possibilita' di ulteriori riscontri - non e' stato possibile reperire neppure fotografie; che, in tali condizioni, non sarebbe possibile la costituzione del rapporto processuale (sarebbe nullo anche il relativo decreto di irreperibilita') e non puo' quindi procedersi a giudizio nei confronti di imputati non presenti e che non siano stati con assoluta certezza individuati (in tal senso Cass. Sez. Pen. Unite 4 maggio 1946) (...) conviene per ora, e sino al momento in cui le necessarie condizioni verranno a verificarsi, procedere alla temporanea sospensione dell'istruttoria, in analogia ai criteri di cui agli artt. 81 e 84 c.p.p., non essendo materialmente possibili ulteriori accertamenti nelle forme e nei modi di cui agli artt. 630, 631 c.p.p., ovvero l'assunzione di perizie (articolo 314 c.p.p.) o di altri mezzi di prova". Il 14 gennaio 1960 il Procuratore Generale Militare presso il Tribunale Supremo Militare, Enrico Santacroce, dispone l'archiviazione provvisoria del procedimento. L'attuale Procuratore Militare di Verona, Bartolomeo Costantini, ha precisato, in proposito, che il procedimento pendente presso la Procura da lui diretta costituisce la logica prosecuzione dell'indicato procedimento, atteso che la provvisoria archiviazione del medesimo non e' apparsa integrare un rituale e definitivo evento conclusivo. Dai documenti reperiti e visionati, dunque, nessun elemento fa ritenere che Tito ed Haage siano stati processati in Italia ne' per l'eccidio di Fossoli ne' per altro; al contrario, tutto lascia ritenere di poterlo escludere. Allo stato attuale delle ricerche si deve ritenere che per la strage di Fossoli nessuno e' stato condannato. Dalla ricerca condotta e' risultato che Mayer Alberto, di nazionalita' ucraina, presente nel campo di Fossoli con compiti di bassa manovalanza, e' stato arrestato ed incarcerato a Bolzano dall'agosto 1945, dove risulta trovarsi ancora nel gennaio 1947; interrogato a Bologna, nell'ambito delle indagini sul campo di Fossoli, viene scarcerato l'8 agosto 1947 "essendo venuti a mancare a suo carico indizi sufficienti in ordine all'imputazione". Per collaborazionismo - e non per la strage di Fossoli - risulta processato e condannato un residente di Merano, Carlo Gutweniger, presente nel campo di Fossoli come interprete e qua e la' indicato come correo della strage. Gutweniger viene arrestato nel '45 dagli Alleati e rinchiuso a Rimini da dove scappa; viene quindi processato in contumacia e condannato a 12 anni per collaborazionismo dalla Procura Militare di Bolzano il 13 dicembre 1946. Sembra che cinque anni gli vengano condonati e che per tre anni sia sottoposto a liberta' vigilata. Si sa che nel 1954 risulta in liberta'. Fin qui quanto codesto Dicastero ha potuto finora accertare su tutta la vicenda relativa alla strage di Fossoli e, in particolare, sul pregresso procedimento condotto dalla Procura Militare di Bologna. Circa il quesito relativo alla presenza in Italia di Thito ed Haage, nulla di preciso risulta in proposito. Per completezza si segnala che la Procura Militare di Verona ha informato che in una deposizione risalente all'anno 1947 si riferisce che il Tenente Thito sarebbe stato arrestato a Bologna nel 1946, mentre in un'altra, sempre dello stesso periodo, si riferisce che il predetto sarebbe stato arrestato a Colle Isarco (Bolzano), assieme al generale Wolf. La Procura Militare di Verona ha fornito, con nota del 7 agosto, ulteriori elementi circa Haage e precisamente che nel corso delle indagini ha avuto modo di accertare che la Procura Militare di Verona in data 29 gennaio 1947 aveva iniziato un procedimento nei confronti di un non meglio generalizzato Haage e di Hilde Lechert in ordine a maltrattamenti, sevizie e violenze con omicidio commessi presso il campo di concentramento di Bolzano. In data 22 marzo 1947 la predetta Procura aveva emesso ordine di cattura nei confronti del maresciallo Haage. In data 2 aprile 1948 veniva emessa richiesta di decreto di citazione a giudizio nei confronti di Haage e Wilde Lechert, non meglio generalizzati. Il 24 marzo 1949 la stessa Procura richiedeva al presidente del Tribunale militare in sede di dichiarare la nullita' della richiesta di citazione a giudizio per indeterminatezza delle persone nei cui confronti era stato emesso l'ordine di cattura. Avendo il citato Presidente dichiarato la nullita' della richiesta di citazione a giudizio e restituito gli atti al pubblico ministero, questo in data 5 aprile 1949 chiese al giudice istruttore in sede di non doversi procedere per essere ignoti gli autori del reato. Nella stessa data il giudice decise come da richiesta. Conseguiva da tale sentenza la sopravvenuta inefficacia dell'ordine di cattura emesso nei confronti di Haage; di cio' venne data comunicazione agli organi di polizia con nota in data 15 luglio 1964 della Procura militare di Verona. Null'altro, al momento, e' stato possibile accertare. Si ricorda, inoltre, che sulle vicende dei campi di Fossoli e Bolzano sono in corso procedimenti avviati dalle Procure Militari di Verona e di La Spezia dei quali auspichiamo una rapida e positiva conclusione. Il Governo e questo Ministero in particolare confermano la massima collaborazione con le Autorita' giudiziarie per l'accertamento della verita' e delle responsabilita'. Si allegano i seguenti documenti: 1) Trascrizione della lista di 67 vittime della strage di Fossoli del 12 luglio 1944, stilata dalla Legione dei Carabinieri di Bologna, tenenza di Carpi (2 maggio 1946); 2) una lista di 4 vittime di una strage, non meglio identificata, avvenuta il 2 dicembre 1944 a Carpi-Frazione San Marino, stilata dalla Legione Territoriale dei Carabinieri reali di Bologna, tenenza di Carpi (4 agosto 1945), rinvenuta nell'Archivio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito; 3) una lista diii criminali di guerra, stilata dalla Prefettura di Bolzano (23 luglio 1946), rinvenuta nell'Archivio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito. ... (omissis) ... Il Ministro della difesa: Andreatta.



 
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