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Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00754 presentata da GALDELLI PRIMO (RIFONDAZIONE COMUNISTA-PROGRESSISTI) in data 19960605

Ai Ministri del commercio con l'estero e degli affari esteri. - Per sapere - premesso che: con la delibera di ristrutturazione della rete estera dell'Istituto commercio estero (ICE), recentemente approvata dal ministero del commercio con l'estero, si prevede la chiusura di alcuni importanti uffici ICE in Europa; con l'approssimarsi di un confronto politico in materia di riordino della normativa sulla funzione pubblica delle attivita' di promozione delle esportazioni italiane, tale delibera, anche se motivata apparentemente da esigenze di bilancio, opera una forzatura nei confronti degli Uffici ICE da chiudere proprio in quei Paesi ove e' stato incrementato considerevolmente il contributo a carico del bilancio dello Stato per il funzionamento delle locali Camere di commercio; e' da sottolineare che le CCIAA estere sono semplici associazioni locali, composte da operatori esteri di origine italiana, titolari di imprese estere che operano anche, ma non necessariamente, con l'Italia, i cui interessi potrebbero, tra l'altro, confliggere con quelli delle aziende italiane, direttamente concorrenti, che volessero accedere al commercio con l'estero; sembra pertanto del tutto privo di logica, da una parte, effettuare tagli di spesa con conseguente chiusura di uffici, e dall'altra, incrementare altri capitoli di spesa per finanziare strutture che dovrebbero sostituire quelle pubbliche precedentemente smantellate; la linea politica perseguita con la delibera citata portera' ad una ulteriore sovrapposizione di compiti e di funzioni tra vari soggetti pubblici e pseudo-privati che a vario titolo attingono a pubbliche risorse ed avra' l'effetto di disorientare ed esasperare maggiormente le piccole medie imprese che necessitano invece di avere, anche sui mercati esteri, chiari ed individuabili punti di riferimento -: se ritenga opportuno che venga operato il ridimensionamento di un servizio pubblico, erogato con modalita' pubbliche e sottoposto a severi controlli sulla spesa, per dare spazio ad altri organismi che, con gli stessi fondi pubblici, potrebbero essere portatori di conflitti di interesse tra operatori privati; se non ritenga utile revocare la decisione di chiusura di taluni uffici ICE in Europa. (4-00754)

In riferimento all'atto di sindacato ispettivo indicato in oggetto, preliminarmente si rileva che il riconoscimento della funzione essenziale svolta dall'Istituto quale ente pubblico preposto al compito di promozione ed assistenza delle imprese italiane nel processo di internazionalizzazione e di globalizzazione dei mercati si pone in sostanziale contrasto con le difficolta' finanziarie in cui si muove l'ente negli ultimi anni. In una situazione di crescente richiesta di servizi qualificati da parte delle imprese italiane per prodotti sempre piu' specializzati e sofisticati, in presenza di finanziamenti pubblici decrescenti in termini reali, l'ICE si e' trovato infatti, a dover adottare scelte gestionali a volte drastiche, come la progressiva riduzione di personale di ruolo all'estero. D'altra parte non puo' non evidenziarsi come il contesto economico sia completamente mutato negli ultimi anni: la competitivita' del sistema Italia nel suo complesso significa non solo abilita' di penetrazione sui mercati stranieri, ma anche la capacita' di intraprendere percorsi di internazionalizzazione attiva e passiva, talche' la distinzione tra mercato interno e mercato globale appare sempre piu' labile. E' evidente che nel mutato scenario economico di riferimento l'azione pubblica di sostegno all'internazionalizzazione delle imprese italiane realizzata dall'ICE debba necessariamente individuare nuovi strumenti. Ma la nuova sfida del mercato globale implica, assieme a tipologie diverse di intervento pubblico, anche una direzione geografica differente degli scambi, che vede come i veri protagonisti del commercio mondiale non piu' i paesi industriali, bensi' i paesi dell'area dell'Estremo Oriente e dell'Europa orientale, soprattutto ex URSS ed ex Jugoslavia. Basti pensare che in Asia il volume delle esportazioni e delle importazioni, come confermato anche dai risultati dell'ultima edizione del rapporto ICE sul commercio estero, ha continuato ad accrescersi a tassi superiori alla media mondiale. Del pari, una rapida accelerazione ha riguardato molti paesi dell'est europeo. In aggiunta, i flussi globali degli investimenti diretti esteri, che stanno diventando una componente strutturale di rilevanza strategica nel commercio mondiale, sta interessando in misura crescente queste aree e soprattutto l'Asia. Alla luce del mutato scenario economico mondiale - che, come sopra ricordato, vede l'Asia e l'est Europa come le aree piu' dinamiche in termini di maggiori opportunita' per le aziende italiane - ed in presenza di una riduzione degli stanziamenti pubblici, e' stato necessario operare scelte gestionali che hanno privilegiato soprattutto i mercati nuovi e di piu' difficile accesso, a scapito delle aree dei Paesi industriali, soprattutto comunitari, anche se questi ultimi mantengono un'elevata rilevanza nel contesto economico internazionale. Si tratta ormai di mercati di facile accesso che non presentano grosse difficolta' di acquisizione di informazioni da parte degli operatori, che registrano un certo consolidamento delle nostre quote di mercato; per di piu', si tratta di Paesi vicini, nei quali le imprese italiane sono gia' presenti in forma stabile tanto da giustificare un ricorso piu' ridotto all'attivita' di sostegno dell'ICE. Queste motivazioni spiegano in buona parte le scelte alla base della nuova ristrutturazione della rete estera che prevede il ridimensionamento della presenza ICE in Europa, tramite una graduale chiusura di alcuni uffici nei Paesi comunitari, a vantaggio di aree piu' dinamiche dove la presenza italiana e' sottodimensionata rispetto a quella dei principali Paesi concorrenti. Nel nuovo piano di ristrutturazione della rete estera i principali tagli di spesa hanno riguardato la Germania, in quanto il nuovo piano prevede la chiusura di due uffici: Lipsia e Monaco. Anche se la chiusura di due uffici sembra una scelta penalizzante per un mercato che si colloca al primo posto tra i paesi di destinazione geografica degli scambi con l'Italia, sia dal lato dell'import che dell'export, va rimarcato che comunque l'ICE rimane presente in Germania con altri due uffici (laddove in Francia, ad es. 2^ paese partner, l'ICE e' presente solo con Parigi). In Germania viene cosi' operata una suddivisione bipolare delle unita' ICE, accentrando su D)sseldorf prevalentemente l'attivita' di assistenza operativa e promozionale, demandando all'ufficio di Berlino di alcune importanti competenze settoriali. A Berlino viene riconosciuta anche una maggiore attenzione per quanto riguarda l'attivita' di prospezione di mercato e di penetrazione commerciale, inclusi i seguiti operativi dei nuovi "landers". Al riguardo occorre sottolineare che l'ipotesi di ristrutturazione della rete estera ICE e' stata il risultato di una complessa e razionale strategia di redistribuzione degli uffici ICE all'estero, opportunamente elaborata, ai sensi del d.P.R. n. 49 del 18.01.1990, di concerto tra il Ministero del commercio estero, il Ministero affari esteri e l'ICE. Le linee guida di detta ristrutturazione possono, peraltro, ricondursi ai seguenti criteri: a) opportunita' di una programmazione a breve-medio termine, cosi' da rispettare i termini di scadenza dei contratti di locazione in corso; b) conseguimento di una piu' razionale distribuzione sui vari territori, tenendo conto della vicinanza geografica e della presenza o meno di uffici commerciali delle Ambasciate e di Camere di commercio italiane all'estero. In questa ottica si e' ritenuto che andasse ridotta la rete ICE nell'Unione Europea, mentre andava potenziata la rete asiatica, mediorientale, USA e dei Paesi della C.S.I.; c) opportunita' di conseguire comunque, nel complesso, una maggiore presenza all'estero, possibilmente a costo zero o, quanto meno, a costo contenuto (agendo su una riduzione dei canoni di affitto specie nell'U.E. ove questi incidono sensibilmente sulla razionalizzazione della presenza all'estero del personale italiano e sul contenimento dei costi di gestione). E' stata cosi' ipotizzata una rete estera la quale, a regime, dopo circa 2 anni dall'approvazione del piano, possa articolarsi su 98 presenze, rispetto alle 77 esistenti, cosi' costituite: riduzione delle sedi nell'Unione Europea (da 17 a 13); un aumento nell'Est europeo (da 16 a 23) nonche' nel Medio Oriente ed in Asia (da 21 a 34); sostanziale conferma della situazione esistente per le altre aree geografiche (NAFTA, America Latina, Africa e Oceania), ma con una allocazione piu' razionale. La suddetta revisione avrebbe dovuto peraltro, secondo stime effettuate dall'ICE, non comportare aumenti di costi, ma anzi, a regime, una loro riduzione, e cio' anche a seguito di una diversa strutturazione delle varie presenze all'estero, le quali verrebbero articolare come segue: 1. "Uffici" in senso stretto (con struttura fissa e diretti da funzionari di ruolo); 2. "Antenne" (con struttura fissa, ma dirette eventualmente anche da personale locale, e con un minor numero di dipendenti); 3. "Punti di corrispondenza" (ossia personale locale a conoscenza della lingua italiana e dipendente amministrativamente da un "Ufficio" o da una "Antenna"). A questo proposito e' opportuno ricordare che e' stato presentato in Parlamento un disegno di legge governativo concernente la riforma dell'ICE il quale, come e' noto, dopo essere stato approvato dal Senato, e' attualmente all'esame della Camera dei Deputati. Tale disegno di legge (A.S. n. 1155, ora A.C. n. 2934) prevede all'articolo 3, comma 1, che l'ICE e' articolato, oltre che nella sede centrale e in uffici periferici sul territorio nazionale, in unita' operative all'estero, anche a carattere temporaneo, stabilite in base all'interesse dei mercati e alle loro potenzialita' per il sistema produttivo italiano. Dunque, nel predetto provvedimento d'iniziativa governativa, approvato dal Senato, si fa riferimento ad unita' operative che possono essere a carattere temporaneo, in linea con le sopra evidenziate esigenze di flessibilita' della struttura organizzativa. Quanto poi alle considerazioni dell'onorevole Interrogante, circa le Camere di commercio italiane all'estero, si fa presente che, tra le funzioni delle stesse rientra, come noto, anche quella di mettere in contatto i nostri operatori con quelli locali, al fine di creare ulteriori canali idonei a favorire le esportazioni italiane e quindi facilitare il processo di internazionalizzazione delle imprese. Peraltro, l'erogazione di contributi alle predette Camere deriva da una specifica normativa di rango primario e la loro presenza in localita' per le quali e' prevista la chiusura di alcuni Uffici ICE - anche alla luce delle considerazioni operate in premessa in merito ai criteri sulla base dei quali si e' ritenuto di operare un ridimensionamento della rete estera dell'Istituto - non rappresenta certamente la ragione esclusiva di detta chiusura, ma, al limite, una mera "concausa" di un razionale e concertato disegno di ridefinizione degli obiettivi funzionali dell'ICE nel nuovo contesto di economia globale. Il Sottosegretario di Stato per il commercio con l'estero: Cabras.



 
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    Muore a Roma Luciano Lama, leader della Cgil e del Pci.

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    Il Presidente del Consiglio Romano Prodi presenta una manovra da 16 mila miliardi, che prevede 11 mila miliardi di tagli alla spesa pubblica.