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Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00745 presentata da MATACENA AMEDEO GENNARO RANIERO (FORZA ITALIA) in data 19960605

Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle poste e delle telecomunicazioni. - Per sapere - premesso che: a seguito dell'esito del voto referendario di domenica 11 giugno 1995 e' stato abrogato l'articolo 2, comma 2, della legge 6 agosto 1990, n. 223, recante disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato, limitatamente alle parole: "a totale partecipazione pubblica"; l'abrogazione di cui sopra ha effetto a decorrere dal 30 luglio 1995, giorno successivo a quello della pubblicazione del relativo decreto (decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio 1995, n. 315) sulla Gazzetta Ufficiale; pertanto, in conseguenza di cio' doveva essere avviato il processo di privatizzazione della RAI-TV; se, nel rispetto della volonta' popolare, siano state, o meno, avviate le procedure necessarie per pervenire (e in che tempi) alla privatizzazione del sistema radiotelevisivo pubblico e, in caso contrario, entro quale termine si intenda ottemperare agli obblighi nascenti dal referendum. (4-00745)

Al riguardo, si fa presente che con legge 31 luglio 1997 n. 249, concernente l'istituzione dell'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo, sono stati dettati i principi fondamentali per la tutela del pluralismo e della libera concorrenza nel settore delle comunicazioni, prevedendo all'articolo 3, comma 9, la ristrutturazione del servizio pubblico radiotelevisivo. Si rammenta, altresi', che il voto referendario dell'11 giugno 1995 si e' limitato ad abrogare l'articolo 2, comma 2, della legge 6 agosto 1990, n. 223, il che ha comportato l'abolizione della "totale partecipazione pubblica" nel servizio radiotelevisivo ma non l'avvio della privatizzazione della RAI. Tale processo di privatizzazione e' stato introdotto in un disegno di legge (A.S. n. 1138) recante norme per il riordino del sistema radiotelevisivo, che e' tuttora all'esame del Senato della Repubblica. In tale provvedimento e' stabilito che l'organizzazione della societa' concessionaria dovra' essere definita dagli organi di gestione della societa' medesima, sentito il parere vincolante delle competenti Commissioni parlamentari e dovra' prevedere una rete televisiva, organizzata secondo un piano di ristrutturazione presentato all'Autorita', che non potra' avvalersi di risorse pubblicitarie. In particolare l'articolo 7 del citato provvedimento stabilisce un nuovo modulo organizzativo per la gestione del servizio pubblico e prevede che la concessione per lo svolgimento del servizio pubblico radiotelevisivo sia attribuita a distinte societa' appartenenti ad una holding. La diffusione dei programmi radiotelevisivi nazionali, pertanto, verra' affidata ad una societa' che controllera' la maggioranza di altre societa' le quali, a loro volta, gestiranno uno specifico settore dell'attivita' che tradizionalmente era ricompresa nelle stazioni di servizio pubblico. Le predette societa' saranno finanziate attraverso la destinazione di una quota dei proventi derivanti dal canone di abbonamento attualmente spettanti alla concessionaria del servizio pubblico, nonche' mediante finanziamenti delle regioni o delle province autonome. Il Ministro delle comunicazioni: Antonio Maccanico.



 
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