Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01138 presentata da GRILLO MASSIMO (CCD-CDU) in data 19960620
Ai Ministri dell'interno e di grazia e giustizia. - Per conoscere: se abbiano cognizione della petizione popolare e dello stato di tensione ed agitazione di una notevole parte della popolazione della provincia di Trapani a causa del disastro economico determinato dal fallimento della Re.fin. spa (regionale finanziaria) e delle procedure giudiziarie intraprese dalla curatela. Per oltre dieci anni le agenzie della predetta finanziaria hanno operato nei comuni del trapanese e dell'agrigentino raccogliendo i risparmi di tanta povera gente. Per tutto tale lungo lasso di tempo hanno potuto espletare in piena ufficialita', senza alcun controllo e rispetto della legge, tutte le operazioni bancarie, e specie di raccolta, rastrellando totalmente i risparmi e le disponibilita' della piu' larga parte popolare. Per tutto tale lungo periodo, nessuno degli organi istituzionali preposti ha mai pensato di effettuare indagini o altri interventi, ingenerando nei cittadini la certezza della correttezza della predetta attivita' finanziaria. Ora, invece, su questa diseredata parte della societa' si e' abbattuta la scure piu' rigorosa della giustizia e della legge. Compromesso ogni versamento iniziale, arriva adesso anche la procedura per imporre la restituzione di quelle somme oggetto di operazione bancaria nell'arco degli ultimi anni. Lo stato di tensione e la reazione ha raggiunto limiti massimi, perche' alla tremenda beffa di aver perduto il sudato risparmio di lunghi anni di vita parsimoniosa e di sacrificio del dopo terremoto, di quel terremoto che nel 1968 ha distrutto una parte di quel territorio del Belice e la cui opera di ricostruzione attende ancora di essere completata, ora si aggiunge anche la scure del curatore fallimentare che, pretenderebbe la restituzione di quanto non c'e' piu'. La prefettura e gli organi giudiziari competenti conoscono quanto sia grave il problema e quali imprevisti sociali puo' comportare. Alla totale assenza del passato non puo' aggiungersi anche l'assenza e l'indifferenza odierna delle istituzioni dello Stato; se intendano adottare iniziative ed interventi, eventualmente quali, in ordine a cosi' anomalo e critico problema che involge gravi aspetti sociali e di ordine pubblico; se intendano valutare l'eventualita' di disporre una verifica ispettiva sulle procedure adottate dalla sezione fallimentare del tribunale di Palermo in considerazione delle indiscrezioni e delle illazioni fatte trapelare dai soggetti interessati. (4-01138)
Con riferimento all'interrogazione in oggetto, si comunicano i seguenti elementi di risposta, forniti dal Presidente del Tribunale di Palermo e dal capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza. La RE.FIN. - Regione Finanziaria S.p.A., con sede legale ed amministrativa in Palermo ed unita' locali (c.d. "agenzie") in altri centri (Trapani, Marsala, Gibellina, Montevago, Vita, Salemi, Buseto Palizzolo), e' stata dichiarata fallita con sentenza del Tribunale di Palermo n. 133 del 19.4.1991. L'impresa esercitava attivita' parabancaria essenzialmente nei Comuni delle zone terremotate del Belice, raccogliendo risparmi, investendoli nell'interesse dei risparmiatori in titoli ed obbligazioni emessi da altre societa' facenti parte dello stesso gruppo finanziario ed erogando prestiti. Antecedentemente alla dichiarazione di fallimento la RE.FIN. S.p.A. era stata sottoposta a verifica fiscale generale, extraprogramma, su richiesta dell'Ufficio distrettuale II.DD. di Palermo, dal 9.12.1988 al 2.6.1989. In data 9.6.1989, la medesima societa' era stata segnalata alla Banca d'Italia, per raccolta abusiva del pubblico risparmio, in violazione dell'articolo 96 della Legge Bancaria. Nell'ambito della procedura concorsuale veniva nominato curatore il prof. Andrea Parlato, il quale, dopo aver svolto un approfondito lavoro di ricostruzione della contabilita', si dimetteva dall'incarico il 19.7.1992, asserendo di non poter proseguire il lavoro per propri "impegni scientifici". Al prof. Parlato succedeva l'Avv. Francesco Menallo, gia' coadiutore del curatore dimissionario, ritenuto, per tale sua qualita', profondo conoscitore delle questioni correlate alla complessa procedura fallimentare in corso. Secondo quanto comunicato dal presidente del Tribunale di Palermo a proposito dei curatori suddetti, non risulta che il prof. Parlato sia stato consulente finanziario di Salvatore Virzi' - amministratore unico della RE.FIN. S.p.A. dal 1^.1.1981 al 20.4.1991 - ne' che l'avv. Menallo sia stato collaboratore di studio di esso Parlato. In esito a lunghe operazioni di verifica, il 7.2.1994 veniva dichiarato esecutivo lo stato passivo, che registrava l'ammissione di crediti per complessive lire 45.993.245.600 in chirografo e lire 3.184.148.473 in privilegio ed il rigetto di istanze di insinuazione per ulteriori crediti per complessive lire 18.904.020.369. Alla massa attiva venivano acquisiti beni mobili di scarso valore e quattro immobili, destinati a sede delle "agenzie" di Palermo, Trapani, Salemi e Buseto Palizzolo, valutati in complessive lire 400.000.000 circa. Il curatore si attivava per il recupero dei rilevanti crediti vantati dalla RE.FIN. e, su conforme autorizzazione del g.d., promuoveva oltre cento procedure esecutive, intervenendo in quelle gia' in corso alla data del fallimento. Nei confronti dei componenti del Consiglio di Amministrazione ed il Collegio Sindacale e dei preposti delle varie agenzie, veniva, quindi, promosso, a tutela dei creditori, giudizio di responsabilita' ex articolo 146 Legge Fallimentare con la coeva autorizzazione alla esecuzione di sequestro conservativo sino alla concorrenza di lire 50 miliardi. Tale giudizio, gia' esitato favorevolmente con la convalida della misura cautelare, risulta tuttora in corso. Venivano, infine, proposte, dopo i necessari complessi accertamenti sulla entita' delle somme riscosse dai creditori-risparmiatori nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, circa 1800 azioni revocatorie - ex articolo 67, 2^ comma, legge fallimentare - dei pagamenti effettuati dall'impresa fallita nella presunzione, fondata su indizi suscettibili di verifica e di approfondimento nel corso dei relativi giudizi, della conoscenza, da parte degli "accipientes", dello stato di insolvenza del "solvens". Risulta che alcuni di tali soggetti hanno gia' formulato proposte transattive ed altri hanno preannunziato analoghe proposte, delle quali puo' ragionevolmente prevedersi un esito favorevole. Alla luce di tali risultanze, si ritiene che le perplessita' adombrate dal senatore interrogante circa l'operato dell'ufficio fallimentare non appaiono giustificate. Si osserva, in particolare, che l'ufficio fallimentare non avrebbe potuto sottrarsi all'obbligo - sancito dall'articolo 67 l.f. - di chiedere la revoca dei pagamenti dei debiti liquidi ed esigibili compiuti dall'impresa fallita al fine di ricostituire la massa attiva da ripartire tra i creditori aventi diritto (compresi i revocati) secondo il criterio della concorsualita'. E' evidente, d'altro canto, che per quanto concerne la sussistenza dei presupposti soggettivi dell'azione, ogni risposta dovra' essere data con il provvedimento conclusivo del procedimento. Venendo alla posizione di Salvatore Virzi', il quale, come detto, e' stato amministratore unico della RE.FIN. S.p.A. per un decennio (1981-1991), risulta che lo stesso e' stato condannato, con altri, dal tribunale di Palermo, per il reato di bancarotta fraudolenta in ordine alla gestione della predetta societa'. Presso il Tribunale di Marsala, risulta tuttora pendente un procedimento penale per reati di associazione a delinquere, falso in bilancio, false comunicazioni sociali ed esercizio abusivo di attivita' bancaria con riferimento alla gestione delle societa' finanziarie RE.FIN. e TRINACRIA. Detto procedimento e' stato in parte definito con sentenza di patteggiamento emessa nei confronti di alcuni familiari di Virzi' Salvatore nonche' di membri del consiglio di amministrazione e trovasi attualmente in fase di istruttoria dibattimentale per quanto concerne le posizioni dello stesso Virzi' e dei membri del collegio sindacale. Infine, a proposito delle considerazioni svolte dall'interrogante sulla asserita "immunita' goduta dalla RE.FIN. nella decennale attivita' illegale", si ritiene che le stesse investano, eventualmente, sfere di competenze e di responsabilita' non riconducibili al Ministro di Grazia e Giustizia, che, come noto, non esercita, istituzionalmente, alcun potere di vigilanza sulle societa' parabancarie o finanziarie. Il Ministro di grazia e giustizia: Flick.