Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00072 presentata da BOATO MARCO (MISTO) in data 19960702
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dei lavori pubblici, per sapere - premesso che: il quotidiano L'Adige di Trento, in data 25 giugno 1996, ha pubblicato con rilievo le allarmanti dichiarazioni di tecnici ed amministrazioni locali circa la instabilita' di un versante del bacino artificiale di S. Giustina (Trezzino - Val di Non), un invaso da 180 milioni di metri cubi d'acqua utilizzato per produzione di energia elettrica e gestito dalla Montedison; secondo quanto dichiarato al giornale da geologi e amministratori pubblici della zona, il pericolo per la sicurezza potrebbe derivare dal franamento del versante a ridosso dell'abitato di Revo, territorio ad alto rischio idrogeologico, in lento ma costante movimento verso l'invaso; anche se il movimento franoso non e' immediatamente pericoloso - come afferma l'attuale sindaco del comune di Revo', contraddicendo il suo precedessore che invece ha lanciato pacatamente, l'allarme - ed un eventuale franamento tuttalpiu' sporcherebbe l'acqua dell'invaso - come sosterebbe il dirigente del Servizio geologico della provincia, la "tranquillita'" delle autorita' locali preposte al controllo e' poco rassicurante: in Trentino nessuno ha dimenticato l'impatto tremendo del crollo dei bacini di Prestavel (comune di Tesero) accaduto il 19 luglio 1985 - anche quelli ritenuti assolutamente sicuri dalle autorita' preposte al controllo - e che provoco' 269 morti in pochi istanti. In genere si tende a sottovalutare il pericolo quando in gioco sono rilevanti interessi economici (come ha dimostrato l'altra grande catastrofe collegata alla gestione di una diga: il crollo della montagna sopra la diga del Vajont); che gli effetti di una frana non dipendono unicamente dalla massa di terra in movimento, ma entrano in gioco altre variabili, spesso imprevedibili o difficilmente valutabili, come ad esempio condizioni meteorologiche eccezionalmente sfavorevoli, oltretutto non infrequenti come anche recenti luttuosi eventi hanno dimostrato in Toscana ed in Friuli -: se il Ministro dei lavori pubblici sia a conoscenza dei fatti segnalati, ed in particolare se condivide l'allarme lanciato da tecnici ed amministratori della zona, ovvero sia in possesso di elementi conoscitivi tali da escludere pericoli immediati; se il Ministro dei lavori pubblici, direttamente e/o tramite il Servizio geologico provinciale e/o gli stessi uffici tecnici della Montedison non intenda predisporre quantomeno un servizio costante di monitoraggio affidato a mezzi piu' sicuri della "vigilanza affidata ai contadini della zona", oltretutto privi di qualsiasi competenza tecnica specifica e di apparecchiature scientifiche idonee, per quanto direttamente interessati a controllare il movimento franoso; se sia stata stimata la quantita' massima di terra che, in caso di frana, finirebbe nell'invaso, e se si possa escludere (come sembra desumersi dalle tranquillizzanti affermazioni del dirigente del servizio geologico della provincia autonoma di Trento - L'Adige, 26 giugno 1996) che, anche nelle eventuali condizioni piu' sfavorevoli, questa non provocherebbe alcun pericolo per la stabilita' della diga. (2-00072)