Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01485 presentata da GNAGA SIMONE ENRICO (LEGA NORD PER L'INDIPENDENZA DELLA PADANIA) in data 19960702
Al Ministro dell'ambiente. - Per sapere - premesso che: da tempo si parla di una possibile apertura alla caccia di una porzione di territorio sita nel comune di Scarlino (GR); la zona in oggetto e' situata nella parte demaniale bandita di Scarlino, che, oltre ad essere collinare, e' vicinissima al mare, e quindi con un forte flusso migratorio; la stessa zona risulta essere un valido rifugio per la riproduzione degli ungulati, ormai ridotti a meno di venti unita'; la stessa maggioranza dei cacciatori presenti sullo stesso territorio sono contrari alla riapertura della suddetta zona -: se non sia il caso di appurare la veridicita' di tale ipotesi e, in caso positivo, coinvolgere nella decisione il consorzio numero 25, preposto in zona per legge. (4-01485)
Con riferimento all'interrogazione parlamentare indicata in oggetto, circa la proposta di utilizzare ai fini venatori una porzione di bosco nel comune di Scarlino, si riferisce quanto segue. La L.R. 3/94 prevede che all'interno di ogni Provincia deve essere destinato al divieto di caccia dal 20 al 30 del territorio agro-silvo-pastorale, mentre con un 15 massimo riservato alle strutture private, dal 55 al 65 deve essere lasciato disponibile per l'esercizio venatorio. Compito di chi programma la gestione faunistica e venatoria, le Amministrazioni provinciali, e' quello di scegliere in modo oculato le zone dove ubicare i divieti di caccia e gli istituti privati. La provincia di Grosseto ospita ad oggi un Parco Nazionale (Arcipelago Toscano), un Parco Regionale (Maremma), sette Riserve naturali gia' istituite e quattro in corso di istituzione, cinque Riserve naturali statali oltre a piu' di cinquanta aree con divieto di caccia a vario titolo. Preme sottolineare che, con esclusione delle aree protette statali, tutte le altre sono state costituite direttamente su iniziativa dell'Amministrazione Provinciale di Grosseto con eccezione dei Parco della Maremma. All'interno di questo sistema sono tutelate le aree di piu' alto pregio faunistico della provincia quali zone umide, valichi montani e zone con la presenza di specie inserite negli elenchi della CEE di cui alle direttive 92/43 e 79/409 e successive modificazioni. Nel caso specifico, riferito all'area di Scarlino, si precisa che la proposta e' quella di utilizzare a fini venatori, solo per il cinghiale, una porzione di bosco a ridosso di un'ampia zona planiziaria e coltivata. Su questa proposta c'e' l'assenso unanime del comitato di gestione dell'ambito territoriale di caccia n. 6, nel quale sono rappresentate anche le associazioni venatorie presenti sul territorio. Tale osservazione smentisce quanto affermato nel testo dell'interrogazione circa la contrarieta' alla proposta della maggioranza dei cacciatori. Le motivazioni della proposta sono intuitive; nel 1995 la Regione Toscana ha liquidato in provincia di Grosseto L. 560.785.185 per danni alle colture fatte dal cinghiale nel territorio libero e L. 126.606.600 per danni nelle zone vincolate alla caccia, ed ha recentemente emanato un regolamento (Reg. R.T. del 15.7.1996) che prevede drastici interventi di contenimento della specie fino a puntare alla totale eliminazione in alcuni istituti faunistici (articolo 8 comma 4). L'affermazione contenuta nell'interrogazione: ".....la stessa zona risulta essere un valido rifugio per la riproduzione degli ungulati ormai ridotti a meno di venti unita'......." merita un approfondimento e non sembra condivisibile. Infatti oggi in Italia sono presenti otto specie diverse di ungulati, di cui cinque in provincia di Grosseto. Quindi, il termine ungulati e' in realta' estremamente generico. Cio' posto, se si voleva fare riferimento al cinghiale, specie che si trova in Toscana nella condizione illustrata precedentemente, l'attivita' venatoria posta in essere ogni anno nella Provincia di Grosseto, che vede abbattuti migliaia di capi, non ha alterato comunque l'equilibrio della produzione. Per quel che riguarda il Consorzio 25, citato nell'interrogazione, esso non e' un soggetto normativamente previsto, ne' tanto meno ha alcuna delle competenze che vengono evidenziate. I consorzi di squadre di caccia erano previsti dal vecchio regolamento regionale per la caccia al cinghiale; essi non avevano alcuna competenza sulle decisioni di programmazione faunistica, quali, ad esempio, la costituzione o la rimozione di divieti. La loro funzione era essenzialmente quella di raggruppare squadre per la caccia al cinghiale e di organizzare tra loro la distribuzione delle aree di caccia. Oggi, con il nuovo regolamento, quelle funzioni sono attribuite ai Comitati di gestione degli ambiti territoriali di caccia (organismi previsti dalla riforma della gestione faunistico-venatoria del territorio nei quali sono rappresentate le associazioni venatorie, agricole e ambientalistiche). Il Sottosegretario di Stato per l'ambiente: Valerio Calzolaio.