Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00085 presentata da GAGLIARDI ALBERTO GIORGIO (FORZA ITALIA) in data 19960703
Al Ministro dei trasporti e della navigazione. - Per sapere - premesso che: sembra da tutti riconosciuto che il processo di privatizzazione dei porti sia partito da Genova, dopo decenni di monopoli antieconomici. Tale processo fu quasi completato prima dell'approvazione della legge n. 84 del 1994, la quale ha recepito i seguenti princi'pi fondamentali: 1) trasformazione del lavoro portuale, gestito in esclusiva dalle compagnie con la costituzione di imprese di servizio; 2) trasformazione dei consorzi (che gestivano le operazioni portuali di banchina) in autorita' portuali, con funzioni strettamente di programmazione, indirizzo, coordinamento e controllo delle attivita' portuali, nonche' gestione delle aree demaniali e servizi comuni; le ragioni della riforma erano quelle di superare un sistema che produceva oneri per lo Stato nel risanamento dei bilanci pubblici, provvedimenti di assistenza alle compagnie, alti costi portuali, bassa produttivita', un monopolio della mano d'opera ed una esclusiva gestione pubblica, attraverso i consorzi portuali; la privatizzazione ha rotto questa situazione, assegnando ai privati la gestione dei terminal di banchina ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti; i privati hanno investito capitali e producono traffico e sviluppo, e lo Stato non dovrebbe piu' pagare assistenza e ripiani di bilancio, anche perche' la comunita' europea aveva richiesto il rispetto di questi princi'pi e continua a sostenere che la portualita' italiana deve garantire l'applicazione degli indirizzi comunitari; oggi la situazione, dopo due anni di stallo, ha determinato omissioni rispetto agli impegni assunti dai vari soggetti interessati nell'applicazione della legge n. 84 del 1994, in quanto: 1) lo Stato ha ottemperato in questi ultimi giorni al ripiano dei disavanzi previsti dalla legge nei confronti delle autorita' portuali, riproducendo deficit di bilancio impropri; 2) i finanziamenti che dovrebbero determinare la trasformazione delle compagnie in imprese sono sotto esame dall'Unione europea, perche' la reiterazione continua dei decreti di applicazione e la proroga degli adempimenti della legge in relazione alla libera concorrenza e alla mano d'opera portuale non convincono sulla volonta' di attivare un processo di libera concorrenza; 3) il presidente dell'Autorita' antitrust, professor Giuliano Amato, ha formulato pesanti rilievi sulla proroga del monopolio delle compagnie portuali disposto dal Governo con decreto-legge, reiterato da ultimo il 14 giugno 1996; 4) le autorita' portuali non procedono verso la privatizzazione, anzi cercano di riconquistare spazi nella gestione dei servizi non rispettando i princi'pi della legge n. 84 del 1994, richiedendo deroghe o modifiche; 5) il processo di esodo del personale in esubero procede parzialmente a favore delle compagnie portuali, molto meno nei confronti dei dipendenti degli enti portuali, con il risultato di fare pagare allo Stato due volte gli oneri di competenza; 6) e' ancora aperta la questione delle competenze enti portuali-capitanerie. Era sufficiente operare la scelta di poche autorita' portuali nei porti principali per lasciare alle capitanerie la gestione dei porti minori, rafforzando la gestione politica dei grandi porti nazionali; 7) la Corte dei conti denuncia nella sua ultima relazione come a Genova, dopo due anni, non sia stato affrontato un completo programma di dismissioni delle partecipazioni delle autorita' portuali operanti in porto. La conclusione della Corte aggiunge che senza di cio' verrebbe meno lo spirito per cui e' stata fatta la riforma nel senso appunto di liberare la parte pubblica da compiti di gestione di attivita' produttive; a Genova non si capisce perche' il processo di dismissione delle societa' sia stato frenato o ritardato quando esisteva gia' un impegno formalizzato nelle assemblee (1993-1994) dell'ex Cap di attivare recuperi economici e finanziari e nello stesso tempo mettere l'ente nelle condizioni di assolvere ai compiti previsti dalla legge, nello stabilire regole precise nei confronti degli operatori portuali, comprese le societa' di servizi; la funzione di autorita' che deve garantire il rispetto delle regole, per svolgere le sue funzioni mantenendo una posizione super partes, non puo' essere azionista nelle societa' per ragioni amministrative, economiche e politiche. Se lo scopo e' quello di controllare e' sufficiente avere un revisore dei conti; tutto questo avviene dopo aver vantato il merito della privatizzazione che almeno a Genova e' stata fatta prima dell'applicazione della legge n. 84 del 1994 e che dimostra la sua positivita' in relazione ai risultati derivati dal notevole aumento dei traffici e delle merci, al punto da richiedere con urgenza infrastrutture adeguate a sostengo del prevedibile ulteriore sviluppo portuale -: come si concili, tutto cio' premesso, con l'esigenza prospettata, anche da parte delle forze politiche di maggioranza, di cambiare la situazione, a meno che dopo la conquista delle presidenze degli enti portuali le forze della maggioranza di sinistra non intendano riprodurre le situazioni preesistenti dopo averne ottenuto il controllo. (3-00085)