Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
MOZIONE 1/00020 presentata da COMINO DOMENICO (LEGA NORD PER L'INDIPENDENZA DELLA PADANIA) in data 19960716
La Camera, considerando che la natura centralista della nostra Costituzione, nell'interpretazione datane dalle corti e dai partiti politici, costituisce una delle cause di maggiore degrado del nostro Paese, avendo determinato soprattutto il mancato sviluppo del Meridione e la formazione di un'economia duale che progressivamente si e' divaricata fino a dar luogo a due economie distinte e sempre piu' lontane tra loro; ricordando come gia' nel corso del dibattito in Assemblea costituente l'articolo 5 della Costituzione, originariamente posto come articolo 106 all'interno del titolo V - Le regioni, le province, i comuni - della Parte II, venne definito dall'allora presidente della commissione Meuccio Ruini "nel suo complesso, un'introduzione ed una epigrafe a tutto il titolo.., una sintesi larghissima dell'esigenza decentratrice in generale" (onorevole Meuccio Ruini, resoconto stenografico dell'Assemblea Costituente, seduta del 27 giugno 1947, p. 2397-2398); rilevando che il Presidente del Consiglio dei ministri, Romano Prodi, nelle dichiarazioni programmatiche del Governo in Parlamento, in occasione del dibattito sulla fiducia ha affermato che il Governo "vuole e sapra' rispondere alle legittime domande" emerse con il "voto espresso in aree fortemente produttive, che con la loro proiezione internazionale contribuiscono al generale benessere del Paese", cogliendo in tale voto l'affermazione di "una pressante e fondata domanda di riforma e di ammodernamento dello Stato"; rilevando che nelle medesime dichiarazioni programmatiche - preso atto della pretesa, connaturata ad uno Stato fortemente centralizzato come il nostro, di legiferare su tutto, di decidere su tutto e di governare tutto dal centro del sistema.., sempre piu' in contrasto con le necessita' di una societa' complessa, articolata e differenziata nei suoi sistemi economici, culturali e sociali" - viene finanche' riconosciuto che "e' utile, oltreche necessario, dare voce e spessore alle differenze. Si potranno cosi' valorizzare meglio le ricchezze e le risorse del Paese" e che "e' dunque giunta davvero l'ora che si dia vita ad una stagione "alta" di riforme istituzionali e costituzionali all'insegna del dialogo"; sottolineando che l'articolo 1 della Carta delle Nazioni unite, cosi' come ribadito al successivo articolo 55, stabilisce che una delle finalita' fondamentali riconosciute dal documento e' quella di sviluppare amichevoli relazioni tra le nazioni "fondate sul rispetto del principio dell'uguaglianza dei diritti e dell'autodecisione dei popoli"; sottolineando altresi' come l'Atto finale della conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa, nella Dichiarazione sui principi che regolano le relazioni fra gli Stati partecipanti, al capo VIII, ribadisce solennemente l'impegno per gli Stati a rispettare "l'uguaglianza dei diritti dei popoli e il loro diritto all'autodeterminazione", in virtu' del cui principio "tutti i popoli hanno sempre il diritto in piena liberta', di stabilire quando e come desiderano il loro regime politico ... e di perseguire come desiderano il loro sviluppo politico, economico, sociale e culturale"; tenuto conto dell'articolo 1 della Costituzione, che dichiara che "la sovranita' appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione"; tenuto conto del messaggio che il 6 giugno 1991 l'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga ha inviato alle Camere sulla questione delle riforme istituzionali, nel quale, relativamente alle forme di revisione della Costituzione, particolarmente rilevante appare il significato conferito al ruolo di mediazione che in un processo costituente deve comunque essere svolto dal popolo, in quanto "l'ordinamento costituito si fonda anch'esso su una norma fondamentale ad esso preventiva e ad esso sovraordinata: il principio di sovranita' popolare ... principio coessenziale al concetto stesso di Repubblica e di Stato democratico"; ricordando la legge costituzionale n. 2/1989, con cui si e' promossa l'indizione di un referendum per conferire un mandato costituente al Parlamento europeo: impegna il Governo