Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00120 presentata da DE CESARIS WALTER (RIFONDAZIONE COMUNISTA-PROGRESSISTI) in data 19960716
Ai Ministri degli affari esteri e dell'interno. - Per sapere - premesso che: la periodica sessione del Parlamento del Kurdistan in esilio doveva svolgersi in Italia presso la sede del consiglio provinciale di Roma; da informazioni riportate dalla stampa e da altre reperite dagli interrogati, sia la Farnesina che il Viminale, sarebbero intervenuti sul presidente della provincia di Roma Giorgio Fregosi per chiedere la revoca della concessione della sala, adducendo una supposta incompatibilita' tra questa ospitalita' e la politica estera del nostro paese; l'ambasciata turca a Roma avrebbe fatto pressioni sul Governo italiano per impedire la V sessione del Parlamento curdo in esilio; da questo sarebbe nata l'iniziativa dei Ministri degli affari esteri e dell'interno che ha portato alla revoca della concessione della sala del consiglio provinciale; appare stupefacente il comportamento del Governo italiano, in considerazione del fatto che altre sessioni del Parlamento curdo in esilio si sono svolte in altre citta' dell'Unione europea senza un intervento cosi' drastico, e di parte, del Governo del paese ospitante: il parlamento danese ha addirittura messo a disposizione le proprie sale e strutture per ospitare i lavori del Parlamento curdo in esilio; tale accodamento alle posizioni del Governo di Ankara e' inoltre in contraddizione con la storia recente del nostro paese: Yasser Arafat, quando era considerato dal Governo di Israele come un terrorista, e' stato ospite in Italia e ricevuto dalle piu' alte autorita' del paese. Anche questa politica coraggiosa ha contribuito ad aprire il dialogo di pace tra palestinesi ed israeliani. Analogamente, la Farnesina ha patrocinato gli incontri presso la Comunita' di Sant'Egidio tra tutte le fazioni algerine, compreso il Fis, ritenendo di dover svolgere, in questo modo, un ruolo di pacificazione per quel paese. Appare pertanto pretestuoso ed incongruente con questa linea di dialogo il fatto che la richiesta del divieto sia scattata a causa della presenza di esponenti del PKK, partito che, a differenza del Governo di Ankara, ha proclamato una tregua unilaterale gia' dall'autunno 1995; il Parlamento curdo in esilio rappresenta inoltre il tentativo di trovare una soluzione negoziale della crisi; esso e' stato riconosciuto come interlocutore dall'OSCE, e ha contribuito alla formulazione di risoluzioni a sostegno del popolo del Kurdistan da parte del Parlamento europeo, del Consiglio d'Europa e della Ueo; la violazione sistematica dei diritti dell'uomo, il ricorso generalizzato alla tortura, la guerra di sterminio operata dall'esercito turco contro una popolazione di 9 milioni di curdi, sembra essere stata completamente dimenticata dal Governo italiano. Le ragioni del ruolo della Turchia come baluardo della Nato, oltre che come ottimo acquirente di armi made in Italy (come dimostrano le recenti commesse), sembrano essere alla base di una cosi' discutibile linea di condotta del Governo italiano sulla questione curda -: se i fatti sopra esposti rispondano al vero; quali siano le motivazioni che avrebbero indotto il Governo ad intervenire sulla provincia di Roma (citta', che, per inciso, ha come cittadina onoraria Leyla Zana, deputata curda, tuttora agli arresti in Turchia); perche' non si siano respinte le proteste dell'ambasciatore turco a Roma, richiedendo al Governo di Ankara il rispetto dei diritti umani e l'avvio di un processo negoziale che porti ad una soluzione pacifica del dramma del Kurdistan; se, in considerazione del fatto che all'apertura del lavori del Parlamento curdo in esilio, obbligato a tenersi all'Hotel Ergife, erano presenti delegazioni italiane di parlamentari di quattro partiti che sorreggono l'attuale governo Prodi, il Governo non ritenga di dover assumere una linea diversa da quella fin qui tenuta sulla questione del Kurdistan turco, assumendo in tutte le sedi, compresa quella dell'Onu, una ferma posizione per il dialogo tra le parti e condannando la politica di pulizia etnica e di repressione attuata dalle forze armate turche nei confronti del popolo curdo. (3-00120)