Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/00287 presentata da BRUNETTI MARIO (RIFONDAZIONE COMUNISTA-PROGRESSISTI) in data 19960718
Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che: la periodica sessione del parlamento del Kurdistan in esilio doveva svolgersi in Italia presso la sede del consiglio provinciale di Roma; da informazioni riportate dalla stampa e da altre reperite dagli interroganti, sia la Farnesina che il Viminale sarebbero intervenuti sul presidente della provincia di Roma Giorgio Fregosi per chiedere la revoca della sala, adducendo una supposta incompatibilita' tra questa ospitalita' e la politica estera del nostro Paese; l'ambasciata turca a Roma avrebbe fatto pressioni sul Governo italiano per impedire la V sessione del parlamento curdo in esilio. Da questa, sarebbe nata l'iniziativa dei Ministri degli affari esteri e dell'interno, che ha portato alla revoca della sala del consiglio provinciale; nel caso quanto sopra indicato sia rispondente al vero, appare stupefacente il comportamento del Governo italiano, in considerazione del fatto che altre sessioni del parlamento curdo in esilio si sono svolte in altre citta' dell'Unione europea senza un intervento cosi' drastico e di parte del governo del paese ospitante. Il Parlamento danese ha addirittura messo a disposizione le proprie sale e strutture per ospitare i lavori del parlamento curdo in esilio; tale accodamento alle posizioni del governo di Ankara e' inoltre in contraddizione con la storia recente del nostro Paese. Yasser Arafat, quando era considerato dal governo di Israele come un terrorista, e' stato ospite in Italia e ricevuto dalle piu' alte autorita' del nostro Paese: anche questa politica coraggiosa ha contribuito ad aprire il dialogo di pace tra palestinesi ed israeliani. Analogamente, la Farnesina ha patrocinato gli incontri presso la comunita' di Sant'Egidio tra tutte le fazioni algerine, compreso il Fis, ritenendo di dover svolgere in questo modo, un ruolo di pacificazione per quel paese. Appare pertanto pretestuoso ed incongruente con questa linea di dialogo il fatto che la richiesta del divieto sia scattata a causa della presenza di esponenti del PKK, partito che, a differenza del governo di Ankara, ha proclamato una tregua unilaterale gia' dall'autunno 1995; il parlamento curdo in esilio rappresenta inoltre il tentativo di trovare una soluzione negoziale della crisi. Esso e' stato riconosciuto come interlocutore dall'Osce e ha contribuito alla formulazione di risoluzioni a sostegno del popolo del Kurdistan da parte del Parlamento europeo, del consiglio d'Europa e della Ueo; la violazione sistematica dei diritti dell'uomo, il ricorso generalizzato alla tortura, la guerra di sterminio operata dall'esercito turco contro una popolazione di nove milioni di curdi, sembra essere stata completamente dimenticata dal Governo italiano. Le armi made in Italy (l'Italia e' il terzo paese fornitore), a parere degli interroganti, sembrano essere alla base di una cosi' discutibile linea di condotta del Governo italiano sulla questione curda -: quali siano le motivazioni che hanno indotto il Governo ad intervenire sulla provincia di Roma (citta' che, per inciso, ha come cittadina onoraria Leyla Zana, deputata curda tuttora agli arresti in Turchia); perche' non si siano respinte le proteste dell'ambasciatore turco a Roma, richiedendo al governo di Ankara il rispetto dei diritti umani e l'avvio di un processo negoziale che porti ad una soluzione pacifica del dramma del Kurdistan; se non ritenga a tal fine di dover sospendere le commesse di armi di fabbricazione italiana destinate alle forze armate turche; se l'attuale offensiva militare turca, che ha sconfinato anche nell'Iraq del nord, sia stata pianificata in sede Nato; quali strutture dell'Alleanza atlantica siano impegnate nella repressione del movimento curdo e se il Governo ritenga tutto cio' compatibile con lo spirito e la lettera dello stesso trattato istitutivo dell'Atlantico del Nord; se, in considerazione del fatto che all'apertura dei lavori del parlamento curdo in esilio, obbligato a tenersi all'Hotel Ergife, erano presenti delegazioni italiane di parlamentari di quattro partiti che sorreggono l'attuale governo Prodi, il Governo non ritenga di dover assumere una linea diversa da quella fin qui tenuta sulla questione del Kurdistan turco, assumendo in tutte le sedi, compresa quella dell'Onu, una ferma posizione per il dialogo tra le parti condannando la politica di pulizia etnica e di repressione attuata dalle forze armate turche nei confronti del popolo curdo. (5-00287)