Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/00299 presentata da DE MURTAS GIOVANNI (RIFONDAZIONE COMUNISTA-PROGRESSISTI) in data 19960718
Ai Ministri delle risorse agricole, alimentari e forestali e dell'ambiente. - Per sapere - premesso che: l'Italia e' il paese europeo che dispone della maggiore potenza di pesca nel Mediterraneo, distinguendosi per le ripetute violazioni dei regolamenti internazionali ed esercitando una pressione eccessiva e incontrollata sul patrimonio ittico. L'esasperata industrializzazione delle attivita' di pesca produce un rapido impoverimento delle risorse e un sistematico saccheggio delle specie ancora esistenti e dell'intero ecosistema; in tutta l'area del Mediterraneo, secondo la FAO, il sovrasfruttamento da pesca impedisce che le quantita' di pescato vengano sostituite secondo i naturali tassi di riproduzione delle specie ittiche; nonostante questa continua crescita dello sforzo da pesca, la produzione totale del nostro paese e' calata da 1,27 a 1,07 milioni di tonnellate di pescato nel periodo dal 1988 al 1990, mentre aumenta il deficit alimentare nazionale che costringe l'Italia ad importare il 60 per cento del pesce che viene consumato; nel frattempo, gli effetti dell'impoverimento hanno iniziato a manifestarsi sulle specie piu' rare e vulnerabili (e' il caso, ad esempio, del corallo rosso, la cui cattura e' passata dai 75 mila chilogrammi del 1983 ai 26 mila del 1992) e non e' quantificabile con precisione la dimensione della perdita economica e dello spreco alimentare e finanziario dovuto ai cosiddetti scarti (a fronte, comunque, di statistiche di produzione che, se pure non verificabili, ne segnalano una quota minima di almeno 50 mila tonnellate) che, pur essendo spesso, in realta', specie commestibili, vengono rifiutati da un mercato appiattito e orientato da una pubblicita' semplificata e ignorante; in Italia si continua impunemente a violare i regolamenti nazionali e comunitari, nonche' la relativa risoluzione ONU, che vietano l'uso delle reti a strascico e delle spadare, utilizzate soprattutto per la pesca del pesce spada; queste reti, lunghe anche decine di chilometri (benche' la legislazione italiana fissi un limite massimo di 2,5 km), sono ancora ammesse nel nostro paese, tanto che - secondo i dati forniti dall'organizzazione ambientalista Greenpeace Italia - su 700 spadare in attivita' in tutto il mondo, 650 sono italiane -: l'esercizio di questo tipo di pesca, che devasta la flora e la fauna marine, si concentra essenzialmente in un'area compresa tra la Sardegna e le Baleari, ad opera soprattutto di imbarcazioni calabresi e siciliane; negli ultimi due anni, oltre venti capodogli sono stati uccisi dalle spadare italiane al largo delle coste spagnole, mentre alcuni casi recenti segnalano e confermano, anche in Sardegna, l'aggravarsi del fenomeno; la regione autonoma Sardegna ha promulgato, in data 13 maggio 1985, la legge regionale n. 10 recante disposizioni in materia di pesca marittima, che vieta l'esercizio della pesca mediante l'uso delle reti alla deriva o vaganti nelle acque del mare territoriale della Sardegna (articolo 1) e ne ha dichiarato l'urgenza ai sensi e per gli effetti dell'articolo 83 dello Statuto speciale della Sardegna; nel corso del 1995, il direttore generale della pesca presso il Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali, dottor Giuseppe Ambrosio, aveva espresso la volonta' del Governo di bloccare trasferimenti in Sardegna dei pescherecci che utilizzano reti alla deriva o vaganti, allo scopo di disciplinare il settore e per anticipare un intervento piu' organico che, attraverso il cosiddetto "piano spadare", prevedeva, ad esempio, uno stanziamento di 100 miliardi per indennizzare i pescatori ed eliminare gradualmente le spadare, entro il 1997; nel corso della XII legislatura, anche uno specifico disegno di legge del Governo (a firma del Ministro per le risorse agricole, alimentari e forestali pro tempore dottor Walter Luchetti) riproponeva alcune di queste linee di intervento e di regolamentazione del settore -: se, nell'immediato e con l'urgenza dettata dalle condizioni oggettive e dagli elementi di valutazione richiamati, non intendano porre in essere tutte le misure preliminari atte a bloccare l'attivita' di pesca esercitata con l'uso delle reti a strascico e delle spadare, considerando anche che le legittime proteste dei pescatori stanziali stanno assumendo toni sempre piu' esasperati, anche a causa di altre emergenze (quali il fermo biologico, il blocco periodico dovuto ad esercitazioni militari, le avverse condizioni atmosferiche) che penalizzano gravemente l'esercizio della pesca in Sardegna: se ritengano di dover porre rimedio ad un contrasto che, anche sotto il profilo istituzionale, mortifica le prerogative di cui la regione autonoma della Sardegna e' titolare, per procedere rapidamente alla definizione di un quadro legislativo di riforma organica e di disciplina del settore della pesca. (5-00299)